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Le BiELLE RECENSIONI
Baustelle: "I mistici dell'occidente"
Una meta-recensione per un meta-disco
di Lucia Carenini


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Crediti:
Rachele Bastreghi: voce, synth, piano elettrico, clavinet, organo, percussioni.
Francesco Bianconi: voce, chitarre, synth, organo.
Claudio Brasini: chitarre.

Testi: Francesco Bianconi
Musiche: Baustelle

Prodotto da Francesco Bianconi e Pat McCarthy

Tracklist

01. L'indaco
02. San Francesco
03. I mistici dell'occidente
04. Le rane
05. Gli spietati
06. Follonica
07. La canzone della rivoluzione
08. Groupies
09. La bambolina
10. Il sottoscritto
11. L'estate enigmistica
12. L'ultima notte felice del mondo






Se affrontiamo "I mistici dell'occidente" a quasi due mesi dalla sua uscita, dopo che tutti ne hanno già parlato in lungo e in largo e per il 90% con lodi sperticate un motivo c'è. Anzi più di uno. Il più semplice è che veniamo bellamente ignorati dagli uffici stampa delle major, che non hanno ancora capito che i pochi che comprano i dischi sono coloro che si informano sui siti specializzati e non quelli che leggono le due righe occasionali scritte, che so, sul Sole 24Ore (ma fa tanto prestigio!). In secondo luogo, visto che di questo disco hanno parlato davvero tutti, non era proprio così urgente che ne parlassimo anche noi.

Ma tant'è. Documentiamoci e partiamo (anche perché i lettori ce lo chiedono). I Baustelle appartengono ormai alla categoria di "quelli di cui non si può parlar male", il guru Enrico de Angelis (che si sa che l'indie non è proprio il suo genere preferito) li segnala come disco consigliato sulla neonata "Isola" versione free press (a proposito, un grande in bocca al lupo agli amici dell'Isola!) e da tutte le parti è un fioccare di elogi: "Difficilmente parlano per nulla, difficilmente sbagliano e difficilmente non ti lasciano a bocca asciutta per l'emozione e con gli occhi lucidi per la commozione (...) potrei anche definirlo un vero e proprio capolavoro (Daniela Calvi, Rockol); "Un album né spirituale, né omogeneo, semplicemente un lavoro meraviglioso che sorpassa il puro concetto del fare musica" (Saltinaria); "Un disco che deve essere goduto e rigoduto, in quanto di questi tempi, in Italia, non è per niente facile trovarne uno talmente bello" (Squeezer). E questo solo per citare e prime recensioni che si aprono sul web. Quel che segue è conforme; unica voce dissonante, quella di Onda rock: "Quest'ultimo disco presenta una orecchiabilità diversa rispetto al passato, in certi casi inconfutabilmente anglosassone, con arrangiamenti sempre più tesi all'internazionalismo e alla fruibilità per le masse (...) "I mistici dell"Occidente" si presenta come un'opera piuttosto sconnessa, che mette in gioco buone idee, sorrette da canzoni non sempre incisive".

La lampadina però mi si accende leggendo Luca Valtorta sul Venerdì: "Religioso è il modo in cui Francesco Bianconi usa le parole, scegliendole come avrebbe fatto un monaco con i colori per dipingere le miniature per un libro copiato a mano" (5 stellette su 5). Un libro copiato a mano, che sia questa la chiave di lettura? Sì e no. Fin dai tempi non sospetti del "Sussidiario", dopo un comprensibile saltino sulla sedia all'ascolto di qualcosa che obiettivamente sapeva di-nuovo-eppur-d'antico, la domanda che ci era subito balzata alla mente era stata "Ma questi ci sono o ci fanno?" La risposta, confermata dai lavori successivi, era stata che Bianconi & Co ci sono sì, ma ci fanno anche molto bene. In realtà i Baustelle non copiano come gli amanuensi, "loro citano e basta - dicevamo noi a proposito del Sussidiario - E citando costruiscono un gioco di specchi al termine del quale hanno ottenuto un bell'effetto di spiazzamento musico-testuale-temporale. Insomma, si potrebbe definire Bianconi come il "metteur-en-siem" della citazione colta (così in un gioco di mise en abyme o effetto Droste che dir si voglia, in un sol colpo cito la nostra recensione del "Sussidiario" e Roberto Dané che parlava di De André). Praticamente il Queneau degli esercizi di stile dell'indie sofisticato italiano (questo invece lo dico senza citare nessuno). E non è mica poco!

Ecco, i Baustelle sono dei maghi del collage musicale, dove, beninteso, per collage non si intende un banale medley, ma proprio la tecnica utilizzata per produrre opere d'arte sovrapponendo carte, fotografie, oggetti, ritagli. Tecnica nata agli inizi del Novecento e adottata principalmente da esponenti del Cubismo, in particolare Braque e Picasso. E scusate, ma non è poco neanche questo.

A questo punto, per chi è riuscito a leggere fin qui, vediamo come si realizza questo collage. Versiamo l'obolo di Noveeurie99 a San Steve Jobs e al suo iTunes e ascoltiamo di che si tratta.

"I mistici dell'occidente". Ingredienti: Una toccata e fuga di Bach, chitarre acustiche, fiati, percussioni, qualche nota di Pink floyd. Il Morricone di "C'era una volta il West", una spruzzata di Pooh, tutto il repertorio precedente degli stessi Baustelle. Qualcosa di più di un accenno al Fabrizio De André pre-rapimento, Ma che colpa abbiamo noi dei Rokes, le melodie estive dei balli anni '60,uno schizzo di Rino Gaetano. Esecuzione: imparare accuratamente il metodo di frullatura (attenzione, non frollatura) inventato da Battiato e applicarlo fino ad ottenere un composto fluido e omogeneo. Aggiungere una manciata abbondante di frasi a effetto marca Bianconi, tipo "ci salveremo disprezzando la realtà, e questo mucchio di coglioni sparirà" per intenderci.

Il risultato? Ve lo dico concludendo questa meta-recensione fatta di citazioni con la citazione di quello che secondo me è il più azzeccato dei pareri: quello di Nur al Habash di Rockit. Tanto azzeccato che sarebbero bastate queste poche righe, ma avevo voglia di giocare. "I Mistici dell'Occidente è un disco che soffre di tante pecche: in primis, la ripetitività delle soluzioni melodiche e armoniche (...) si potrebbe poi parlare di come sia estremamente pesante e abbondante, monocorde e quasi claustrofobico (...), volendo si potrebbe stare lì a sperticarsi di critiche, faziose od obiettive che siano, ma la verità è che se nel 2010 possiamo usare l'aggettivo baustelliano, qualcosa vorrà dire. (...) Alcune canzoni hanno una trama così perfetta e maliziosa (o paracula, se me lo concedete) che alla fine non te ne importa niente se è sempre la solita da anni (...), la verità, insomma, è che Bianconi te l'ha fatta un'altra volta (e che) i Baustelle hanno scritto un altro bellissimo disco".

Quindi investite tranquillamente i noveeurie99, sono soldi ben spesi.
Poi ascoltate "I mistici dell'occidente" sorseggiando un vino di classe. Quale? Un assemblaggio, naturalmente!

Baustelle
"I mistici dell'occidente"

Warner - 2010
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Ultimo aggiornamento: 18-05-2010
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