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Le BiELLE RECENSIONI
Radiodervish: "Bandervish"
La fiorentina col wasabi in salsa bandistica
di Giorgio Maimone


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Crediti:

I Radiodervish sono : Nabil Salameh (voce) e Michele Lobaccaro (chitarre e bass). Altri musicisti: Alessandro Pipino (pianoforte, lama sonora e una infinità di strumenti acustici); Livio Minafra (fisarmonica e pianoforte); e i 40 musicisti della Banda Giuseppe Verdi di Sannicandro di Bari.

Ospiti: Pino Minafra (flicorno soprano e tromba); Roberto Ottaviano (sax soprano); Gaetano Partipilo (sax contralto).



Prodotto da Antonio Princigalli

Tracklist

01. Intro (Centro del mundo)
02. L’immagine di te
03. Les lions
04. L’esigenza
05. Lamma badà
06. All my will
07. Avatar
08. Ti protegge
09 . Fogh en nakhal
10. Sea horses
11. Ainaki
12. Dio pazzo Dio pane






Il primo effetto che fa è quello di un'enorme fiorentina al sangue, servita con Wasabi in un ristorante di pesce. Poi ci si accorge che era tonno, ma la dimensione resta comunque ipertrofica. Prendiamo uno dei più rarefatti gruppi italiani (anzi italo-palestinesi) come i Radiodervish e mettiamoli assieme a una banda. Il connubio iniziale è fiorentina con Wasabi. Poi ci si abitua di più. Resta un po' da chiedersi il perché. Carenza di ispirazione e troviamo una scusa per rivisitare i brani vecchi? Oppure cerchiamo strade nuove perché le vecchie non ci soddisfacevano più? In entrambi i casi una sconfitta.

I Radiodervish sono sempre stati bravi ma irrequieti anziché no. Avevano il successo di critica, cercavano quello di pubblico e si sono messi più volte nelle mani del diavolo. "L'immagine di te" con gli arrangiamenti di Battiato era più che una concessione alla commerciabilità e alla radiofonicità del prodotto. Qui si torna indietro. Poco commerciale, bello e profondo, ma niente affatto facile. Mi piace? Ê difficile dirlo. A sprazzi.

Il disco, arrangiato da Livio Minafra (premio top jazz 2008 come nuovo talento) contiene alcuni tra i più noti brani dei Radiodervish, come Centro del Mundo, L’esigenza e L’immagine di te, e notissime canzoni della tradizione mediorientale come Fogh en Nakhal e Lamma Badà. “Bandervish, fiato all’anima”. Così esordisce nelle poche righe sul retro del cd, il musicista Livio Minafra. "Il fenomeno delle bande - prosegue Minafra - è nato più di 200 anni fa ed ha sempre coinvolto artigiani, contadini e figli del popolo. Una realtà così forte e radicata che a tutt’oggi ogni paese del Sud Italia ha ancora la sua banda. La Banda è infatti in un certo senso la colonna sonora del Sud e delle nostre processioni. Come non pensare alla Banda nella cassarmonica durante le feste patronali mentre suona gli estratti d’opera di Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti? Tale è il caso della vivace Banda Giuseppe Verdi di Sannicandro di Bari".

“Ogni nostro lavoro - spiegano invece i Radiodervish - rappresenta un nuovo viaggio. Questo rappresenta l’incontro con la cittadina di Sannicandro di Bari, con la quale abbiamo avuto modo di relazionarci e di conoscere la realtà musicale presente. A questo si aggiunge l’incontro con Livio Minafra che ha rivestito il repertorio dei Radiodervish adattandolo alle musicalità della Banda di Sannicandro di Bari. Siamo da sempre usuali misurarci e confrontarci con altre realtà, fino a creare degli ensamble. Il fattore scatenante del concepimento di questo disco è stato un concerto fatto insieme alla Banda durante la manifestazione “Voci dell’anima”, e proprio durante questa esperienza è maturata questa idea”.

E allora arriviamo al disco. Brutto? Nemmeno per idea. Bello? In parte. Le parti venute meglio, nemmeno a farlo apposta, sono proprio quelle che non ci avevano convinto nelle precedenti prove del duo: Soprattutto "L'immagine di te" che trova uno spessore e una forza che prima, languida ed esangue, ibridata di elettronica di plastica, non aveva. Mentre, per converso, "Centro del mundo" ci perde.

Intuitivo, peraltro: dove avevamo una lieve galoppata percussiva, qui abbiamo clangore di piatti ed esplosioni di grancasse, dove c'era il frullare di un flauto, ecco il pieno orchestrale di una sezione di ottoni, il tramestio orchestrale riempie l'ognidove sonoro e non c'è spazio per i silenzi e per le candele accesse e gli incensi che diffondono nell'aria aromi delicati... insomma, la differenza si sente. E' come far cantare il "Valzer del moscerino" dal bambino dello Zecchino d'oro assieme a Pavarotti. Il boato del secondo copre il primo. Il Wasabi copre sia il tonno che la fiorentina.

Quello che ne esce sono dei Radiodervish de-derviscizzati, ma non normalizzati. La banca, comunque ti proietta in una dimensione inusuale. Un passo laterale rispetto alla loro discografia, forse compiuto per motivi di appoggi politico-locali, forse per opportunità e forse ancora, ma in parte, per convinzione. Proviamo a fare un esperimento: buttiamo via (accantoniamo che è meglio) tutto quello che sappiamo dei Radiodervish. Dimentichiamoci le loro radici miste, le influenze orientali, la passione dei primi dischi e proviamo ad ascoltare solo questo "Bandervish" come se fosse un'opera prima. Ci colpisce? Sì, ci colpisce. Ma dobbiamo fare piazza pulita del passato.E, di solito, quando si fa piazza pulita del passato, non si fa una buona azione. Aspettiamoli. Sono bravi. Torneranno.

Radiodervish & Livio Minafra e Banda di Sannicandro
"Bandervish"

Manifesto cd - 2010
Nei negozi di dischi e nelle librerie

Sul web
Sito ufficiale

Ultimo aggiornamento: 06-09-2010
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