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Le BiELLE RECENSIONI
The Vad Vuc: "La parata dei secondi"
Folk rock svizzero, ma senza buchi
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Davide
Van De Sfroos
Pica!

Filippo Andreani

La storia sbagliata

I Luf
Flel

Maltrà B-folk
Specian tucc un quaicoss


Francesco Magni
Scigùla


Enzo Jannacci
Milano 3.6.2005

Musicisti:
The Vad Vuc
Jacky (basso, banjo, percussioni, piffero, voci, cori); Büti (tromba, fisarmonica, synth, cori); Seba (trombone, flicorno, cucchiai, cori); Q (saxofono, flauto, percussioni, spazzolino, cori); Miske (batteria, bidone, paiolo, percussioni, cori); Sebalter (violino, mandolino, cori); Boss (susafono, tastiera, synth, martell, cori); Cerno (voce, chitarra, mandola, mandolino e glock).

Hanno partecipato a “La parata dei secondi” (in ordine di apparizione):
I
da Carobbio - Voce in “E sparissan par sempru” e “Quasi vell da barch”
Gnu Quartet - Partecipazione in “E sparissan par sempru” (Francesca Rapetti – Flauto; Roberto Izzo – Violino; Raffaele Rebaudengo – Viola; Stefano Cabrera – Violoncello)
Claudia Klinzing - Sega in “Scordata fra le righe”
Max Dega - Chitarra slide ne “Il muro” e chitarra elettrica in “Finisterre”
Steve Wickham - Violino in “Matto”
Simone Savogin - Cori in “Matto”
The Voices’ Choir of St. John from Tower - Coro finale in “Matto”
Matteo Carassini - Voce in “8 secondi” e cori ne “Il muro”
Martino “Martèn” Maina - Flauto e piva in “Tyndall Effect”
Mirko Valtulini - Tamburino in “Tyndall Effect”
Germano Cortesi - Oboe in “Petali e foglie” e “Finisterre”
Claude Hauri - Violoncello in “Petali e foglie”
Riccardo Brega - Bodhràn in “Finisterre”
Mireille Ben - Voce e triangolo in “Finisterre”
Marino Severini - Voce ne “La grazia in un fiore”
Rino Rossi - Contrabbasso in “Bellis Perennis”
Yo Yo Mundi- Partecipazione in “Quasi vell da barch” (Andrea Cavalieri – Clarinetto; Eugenio Merico – Timpani e piatti; Fabio Martino – Fisarmoniche, glockenspiel e harp synth; Fabrizio Barale – Chitarre; Paolo E. Archetti Maestri – Chitarra)

Tutti i brani sono stati scritti e composti dai The Vad Vuc eccetto:
E sparissan par sempru, testo di S.Chiesa, musica di M.Carobbio;
Tyndall Effect, testo di M.Carobbio, musica trad. Irlanda;
Un aviatore irlandese prevede la sua morte, di W.B. Yeats (“An Irish Airman Forsees His Death”), traduzione in dialetto a cura di M.Carobbio, S.Cereghetti e D.Cuffaro, traduzione italiana a cura di D.Cuffaro, musica di M.Carobbio e S.Paù-Lessi;
Quasi vell da barch, testo di S.Chiesa, musica di The Vad Vuc, arrangiata da Yo Yo Mundi.

Registrato allo studio 1, 2, 3 Stalla di Chiasso (Svizzera) da Davide Bosshard, Michele Carobbio e Daniele Cuffaro, eccetto:
- “Matto”, registrata a Chiasso e al The Green Man Studio di Sligo (Irlanda) da Steve Wickham;
- “Quasi vell da barch”, registrata alla Casa Bollente di Acqui Terme (Italia) da Fabio Martino;
- “E sparissan par sempru”, registrata a Chiasso e allo Zerodieci Studio di Genova (Italia) da Roberto "Robbo" Vigo;
- “La grazia in un fiore”, registrata a Chiasso e all’UNDAtheC Studio di Macerata (Italia) da Fabio Ciccone.

Produzione artistica: The Vad Vuc.
Editato da Davide Bosshard e Michele Carobbio.
Mixato da Matteo “Peo” Mazza allo studio “La sü in scima” di Certara (Svizzera).
Masterizzato da Rino Rossi allo “Studio Mehari” di Chiasso (Svizzera).
Artwork di MadBall.ch, www.madball.ch
Fotografie di Paolo Bobbià, www.funkfarm.ch
Management: GO2 Promotion, go2promotion@gmail.com

Tracklist

01. E sparissan par sempru
feat. Gnu Quartet
02. Scordata fra le righe
03. Il muro
04. Caro dottore
05. La costellazione di Boote
06. Matto
feat. Steve Wickham (The Waterboys)
07. 8 secondi
feat. Matteo Carassini (Trenincorsa)
08. Tyndall Effect
09. Petali e foglie
10. Finisterre
11. La grazia in un fiore
feat. Marino Severini (The Gang)
12. Bellis Perennis
13. Un aviatore irlandese
prevede la sua morte
14. Quasi vell da barch
feat. Yo Yo Mundi




La segnalazione la devo al prode Luf Dario Canosi, che, in trasferta oltre confine, dopo aver assistito a un concerto dei Vad Vuc, me ne parlava con dotto piacere. La curiosità poi ha fatto il resto. Che ci fosse musica anche in Svizzera lo davo per scontato, che ci fosse nel Canton Ticino (e quindi in dialetto locale, che è quasi uguale al lombardo o in italiano) lo ritenevo meno facile. Che poi la proposta fosse di qualità così tanto alta, dentro di me ero portato ad escluderlo. Puro preconcetto. I Vad Vuc sono bravi, il loro folk (che non è combat, ma skauntry-folk) è del tutto senza buchi. Gran disco!

Gran disco anche perché i Vad Vuc, che sono in metà di mille (otto per l'esattezza) non sono il classico gruppo che pesta dura o che fa volere violino e fisarmoniche in gighe interminabili, ma sono in grado di produrre una proposta articolata che passa attraverso momenti molto diversi, che da qualche parte tengono strette la lezione del folk e da altre quella dei grandi maestri della musica d'autore italiana: Fabrizio De André e Francesco Guccini in primo luogo. Con De André si può segnalare la non casuale coincidenza di allineare in un disco un matto, un malato di cuore e una "princesa", oltre alla citazione immediata del primo brano recitato in dialetto da una voce femminile "in età" che può richiamare "Le nuvole". E più in generale, sempre in comune con Fabrizio c'è questa voglia di esplorare i margini e la gente che sui margini si incontra, certi che ognuno di questi incontri potrà portare a un arricchimento. E non a caso l'album si intitola "La parata dei secondi".

Se poi vogliamo passare un passo oltre possiamo ricordare il parterre de roi che i Vad Vuc allineano come ospiti nel disco in questione: si va dagli Gnu Quartet a Steve Wickham, violinista dei Waterboys, presente al violino in "Matto", a Marino Severini del Gang, a Matteo Carassini dei Trenincorsa e agli Yo Yo Mundi che, oltre a pubblicare il disco in Italia con la loro Sciopero Records, prendono parte attiva arrangiando e suonando la conclusiva "Quasi vell da barch". La lista completa delle collaborazioni, chilometrica, la trovate qui di fianco nei crediti. A noi quello che piace segnalare è la forza complessiva del disco che allinea 14 brani (anche se uno di "8 secondi", come giustamente ricorda il titolo. Si va da brani in dialetto (7, tra cui la versione in ticinese de "Un aviatore irlandese prevede la sua morte", dalla poesia di William Butler Yeats, di recente proposta come canzone anche da Angelo Branduardi), a poesie musicate (due), fino a brani di impegno notevole come la toccante "Caro dottore", probabilmente autobiografica e dedicata a un intervento chirurgico di ricostruzione del cuore, quando "imposero plastica a ciò che fu di carne". E visto che la dedica della canzone è firmata dal cantante Cerno ("Grazie di cuore") l'immedesimazione scatta immediata.

Ma non è l'unico momento di valore dell'album che ne allinea tanti, da "E sparissun par sempru", dove gli Gnu Quartet danno un sapore sospeso al coro finale ("e sparissun a l'umbrìa / par sémpru / via" - "e spariscono nell'ombra / per sempre / via") e nella bella coda strumentale. Coda strumentale dove lasciano il segno anche gli Yo Yo Mundi con la fascinosa "Quasi vell da barch" che chiude l'album così come era cominciato: un parlato, tratto dalle poesie di Silvano Chiesa (poeta ticinese che già aveva fornito liriche per l'album precedente dei Vad Vuc, ossia "Trans Roonkaya express", questo è il terzo disco dei Vad Vuc, che contemplano nella discografia anche due Ep) e una lunga coda strumentale che, nel primo caso introduce all'album e nel secondo congeda.

Il singolo prescelto è il secondo brano "Scordata tra le righe", dal classica aire skauntryfolk: "Vago e vibro colla vera voce avversa al coro / soffro e strido e sono solo un suono in disaccordo / vago e vibro colla vera voce avversa al coro / sono un suono solo all'unisono son sordo". Una bella scelta per definirsi voce fuori dal coro. Tra Tom Waits e Capossela, indica il comunicato. Vero. Ma più interessante è "Il muro": "Il muro sa che può dividere una verità / che sui due lati è provvisoria, chissà se l'uomo lo saprà? / Un uomo sa che solo chi ha già perso sa / quanto vale una vittoria, chissà se il muro lo saprà?". Ritornello in Ticinese, testo in italiano, brano contro i blocchi mentali.

"La costellazione di Boote" è uno dei miei preferiti. Prende lo spunto da una poesia di Gianni Rodari ("... e in fondo al cielo, non so dove e come / c'è un milione di stelle senza nome: / stelle comuni, nessuno le cura,/ ma per loro la notte è meno scura" - "Stella senza nome") e diventa una canzone che occhieggia a Guccini : "Siamo avvelenati, noi siamo egoisti / noi siamo morali e moralisti / carnefici e vittime, casti e libertini / figli di puttana, figli di clandestini / e noi siamo sporchi e siamo stronzi / anarchici, froci, ubriaconi, bifolchi / poeti e coglioni, santi e blasfemi / o più semplicemente degli esseri umani". Epico il crescere del canto, reso la seconda volta solo dalla musica. Vero il testo.

Grande anche il "Matto" (e guardatevi per credere il video qua sotto), assolutamente trascinante, satirico e divertito quando dice "Il matto è colui che crede che il potere sia un suo dovere se lo fa stare bene". Alzi la mano chi ha pensato la stessa cosa mia!

E di brano in brano, ma citarli tutti si fa lunga, si passa da un'altra perla del disco: "La grazia di un fiore" con la partecipazione vocale di Marino Severini, delicato ricamo sul tema del dolore, delle persone che rimangono dopo aver perso un loro caro. Se non vi tocca avete il cuore di pietra!

Insomma, non li conoscevo e ora so che devo mettermi sulle tracce di "Trans Roonkaya express", disco doppio, per avere un quadro di cosa facevano prima i Vad Vuc. Un'idea già la fornisce Youtube (bella la versione di "Fisherman's blues" dei Waterboys). Un po' Van De Sfroos (ma il dialetto condiziona), un po' Modena City Ramblers degli inizi, molto personali comunque. Un gruppo da seguire con attenzione, perché "La parata dei secondi" è già un ottimo album, ma potrebbe anche essere un punto di partenza.

 

The Vad Vuc
"La parata dei secondi"
Sciopero Records / Venus - 2010
Nei negozi di dischi o nei digital store

Sul web
Sito Ufficiale
MySpace

Ultimo aggiornamento 26-08-2010
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