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Musicisti:
Ugo Mazzei (voce, pianoforte, tastiere,
chitarra e melodica); Beppe Ripullo (batteria, percussioni); Massimo
Pennisi (basso, contrabbasso); Gabriele Agosta (pianoforte); Derek
Wilson (batteria); Sebastiano Forte (chitarra); Salvino Strano
(fisarmonica); Corrado Giardina (basso); Riccardo Mancarella (chitarra
solista); Rino Cirinnà (sax tenore, sax soprano): Sergio
Romeo (chitarre)
Testi e musiche di Ugo Mazzei
Produzione artistica: Ugo Mazzei e Massimo Pennisi.
Produzione esecutiva: Luigi Piergiovanni per Interbeat.
Registrazioni effettuate negli studi Island/Siracusa, The artist
/ Solarino (Sr), Yeah / Roma. Registrazioni addizionali realizzate
da Massimo Pennisi e Derek Wilson.
Il brano
"L'aurora di New York" è tratto dall'omonima
poesia di Federico Garcia Lorca
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Tracklist
01. Lucciole sulla Salaria
02. L'Italia che se ne va
03. Buonanotte Milord
04. Al terzo binario
05. Scambi di tango
06. E intanto lei ...
07. Brigida
08. L'aviatore
09. Me a metà
10. Amore dell'ultima scena
11. L'aurora di New York
12. La suite delle mie notti andate via
13. Quando parlo di lei
14. L'unico amore
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Ugo
Mazzei non è giovane. E visto da questa parte della barricata,
di chi gli anni li ha già compiuti, questo non è
un difetto. Arriva al debutto discografico dopo i 40 anni e forse
anche proprio per questo il suo "Pubblico e privato"
ha il sapore di un'opera matura, pensata, personale, pur nell'inevitabile
filone che dagli chansonnier francesi conduce giù dritto
fino a Gian Maria Testa. Ho tenuto questo disco a bagno maria
per un anno e me ne facevo una colpa: bei testi, belle musiche,
varietà di temi, personali, ma non ripiegati, non chiusi
in se stesso e in se stesso risolti. Comprensibili e non intellettualistici,
ma colti e coltivati. Quindi una grave colpa non parlarne.
Continuo a pensarlo, eppure, dopo gli ascolti ripetuti
che portano a un recensione ecco che un dubbio sale. Tutto bello,
tutto a posto però ... quasi troppo bello, troppo levigato,
troppo curato. Il sospetto (oh, badate bene, è solo un
sospetto) è che in queste canzoni manchi l'intima necessità.
Sono troppo fatte "come dovevano essere fatte" e non
come "potevano essere fatte" e forse erano state fatte
inizialmente. Come se qualcun altro, oltre all'autore, ci avesse
messo le mani e lima qua, taglia là, accorcia qua, allunga
là avesse fatto un lavoro di alta sartoria e trasformato
un pugno di ottime canzoni in un prodotto levigato, atto a sollecitare,
a richiamare, a far tornare alla mente i lavori di Fossati, di
Lolli, di Renzo Zenobi, di Gian Maria Testa, con effetti di ricalco
volontario o involontario.
E' solo un sospetto, ripeto e ribadisco, che nasce quando nel
disco si è ben dentro di mani e di piedi, oltre la metà,
a furia di sentire scorrere concetti. Potrebbe essere anche la
stanca che prende alla presa con prodotti che avrebbero bisogno
solo di maggior concisione (qui siamo quasi sempre sopra i 4 minuti
a brano per un totale che supera l'ora di musica, forse troppo
per un invito all'ascolto. E' un metraggio da grande autore. Considerato
peraltro che grandi autori come Guccini e De André raramente
sono andati oltre la mezzora di musica a disco). O forse ancora
è il fastidio di un brano come "Brigida"
che vuole essere un ricalco dei brani lacrimosi degli anni '30,
ma non è facile scrivere "Di mamme ce
n'è una sola", ce l'ha fatta a stento
Guccini. E allora se si ha rispetto, amore o attrazione per le
canzoni dell'epoca tanto vale farle seriamente come ha fatto GianMaria
Testa con "Miniera". Altrimenti
tutti credono di essere spiritosi e poi escono frasi inutili come
"Ah che sventura passare con lei una vita di guai / quando
pianse dei lamenti miei io mai più la guardai / poiché
avevo ferito il suo cuore / con i fondi del te lo curai".
Fa ridere? A me no. E' una parodia e non serve essere geniali
per fare le parodie. Brigida perché rima con frigida! E
vabbè ...
Ma almeno si cerca di far ridere. "L'aviatore"
vuole essere seria: "da queste altitudini la terra è
un'idea che abbraccia il mare ... E giro da solo e giro intorno
a me / lasciandomi dietro i ricordi come neve al sole / nessuno
mi cerca più / nemmeno un saluto da laggiù"
... "Signore Iddio dell'universo / cerca stavolta di capire
/ che questi anni senza grazia e senza onore / sono l'inizio di
un tormento di poca libertà e terrore / nelle tue notti
graffio il cielo / sono un cantautore"... "Sono un pilota
solo nel vento su questo aereo che non scende mai / se vedessi
un diavolo lo abbraccerei" (in cielo? - Ndr)".
Mi spiace, ma è poetichese, non poetico.
C'è di meglio. C'è senz'altro di meglio in questo
disco a cui non avrebbero fatto difetto quattro o cinque canzoni
in meno. Come il samba un po' qualunque di "Me a metà":
"sarai per sempre la mia via di scampo / il mio respiro,
il mio perdono / una passione, un dono /un angelo di sale, un
sole / perché tu sei / tu sei la mia ispirazione / un paradiso
un fiore, un magico regalo / perché sarai una valanga su
un fiume / un'albra senza sole / la luce dai tuoi occhi nascerà".
Mah ... intero, e neanche a metà.
"Amore dell'ultima scena"
cita Lolli nelle battute iniziali, ma poi almeno resta a livello:
"Aveva i fianchi acerbi di bambina / aveva unghie luccicanti
come lame di rasoio". Un bel lento d'atmosfera, inframmezzato
dal sax soprano di Rino Cirinnà e scandito dal piano suonato
dallo stesso Mazzei. Una ballata un po' da crooner. Piacevole
e molto anche la "Scambi di tango",
che, come il titolo impone, è un tango. "Sotto
lo strofinio della mia suola che striscai sul parquet /ondate
di sudore, di giarrettiere e di Chanel". Bello il ritornello,
peccato che il rischio della parodia strisci anche qui sotto pelle.
Chissà perché? Era bello come brano serio e sentito
di omaggio al tango, ballo di figura, sensuale e ancora adesso,
con la ripresa del riflusso, mezzo di approccio prevedibile, ma
efficace. Sfrondiamo i (pochi) vezzi caricaturali e godiamoci
il bel tango.
"La suite delle mie notti andate via",
"Lucciole sulla Salaria" e "Buonanotte
Milord", per quanto manierate, non sono male
e lasciano presagire le qualità di Mazzei come autore e interprete.
La cura musicale è invece assoluta e costante e il disco
si lascia ascoltare sempre con piacere. Anzi, se gira di sottofondo
sembra ancora più bello. E' all'ascolto attento che emergono
delle crepe, come in "Al terzo binario"
che cerca Paolo Conte senza trovarlo e infastidendo nell'imitazione.
Ugo
Mazzei
"Pubblico e privato"
Interbeat / Egea - 2009
Nei negozi di dischi o sul
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