
Ascolti collegati

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Le fureur du papavoine |

Isa
Disoriente |

Lino Straulino
Baruc |

Lucia Lombardo
Il passo dei lupi |

Naif Herin
Tempo del raccolto |

Micol Martinez
Copenhagen |
Musicisti:
Priska (voce, chitarra elettrica, classica,
basso);
Lucia Cionflero (violino, tastiera); Luca Brunetti (basso, chitarra
elettrica); Claudia Grimaz (voce); Arianna Plazzotta (arpa); Alessio
Benedetti (percussioni); Alfonso Londero (pianoforte); Alessandro
Tammelleo (oboe);
Testi e musiche di Priske Benelli, tranne 2,3, 4, 10, 12, 13 (testo
Lino Straulino, musica Priska Benelli) e 7 (testo Alessandro Hellmann,
musica Priska Benelli)
Registrato
al Creativa Studios da Luca Brunetti, ecco 6 e 11, registrato
all'Artesuono da Stefano Amerio. Arrangiametni di Priska Benelli
e Valter Colle.
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Tracklist
01. J'attends
02. Maglis blu
03. Bruleront
04. Il a dit
05. Thelema
06. Lydian theme for piano
07. Niente di niente
08. Domenica
09. Chère mademoiselle
10. La chouette
11. L'embrasse
12. Pensée
13. Il a dit
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Visti
da fuori potrebbe sembrare che abbiamo un contratto. O una volta
al mese scriviamo di un musicista friulano o ci salta il contratto.
Da un altro punto di vista potrebbe sembrare che la nostra sede
sia Udine. E se non parliamo di Maieron è perché parliamo
di Lino Straulino, oppure di Piero Sidoti, Andrea Del Favero, gli
Flk, Gabriella Gabrielli, gli Zuf de Zur e via ballando. Questa
volta parliamo di Priska, ma non è colpa nostra. E' colpa
loro! Se i friulani sono bravi e con la musica d'autore ci vanno
a nozze sarà mai colpa nostra? Merito semmai è quello
di cercare di farlo sapere in giro. E nel caso di Priska, fuori
dal Friuli, abbiamo una sorta di primogenitura.
Tre
anni fa infatti siamo saltati sulla sedia, strappando la cuffia
e rovesciando lo stereo all'ascolto di "Le fureur du
papavoine", prima album della nostra apprezzata signora
Benelli (Priska è un vero nome). E adesso, tre anni dopo
per l'appunto, arriva "Eppure di vedo ancora" che rappresenta
un nuovo passo avanti. Il solco è sempre quello. Priska suona
la chitarra, fondamentalmente, e gli arrangiamenti si limitano a
qualche piccolo e discreto suono di contorno, tranne un brano che
è un solo di pianoforte senza testo ("Lydian,
theme for piano"). Nei suoi cromosomi spunti
genitoriali e la formazione per assimilazione ed emulazione ascoltando
Ida Presti, una delle più famose chitarriste della storia,
nata in Francia nel 1924 e scomparsa nel 1967. Tra i suoi amici
Django Reinhardt, il famoso chitarrista manouche.
Niente di manouche nella musica di Priska che predilige invece atmosfere
più classiche, pacate, rarefatte, ma che, di disco in disco,
dimostra sempre maggiore padronanza della materia. Priska è
nata a Parigi, dove è vissuta per qualche anno prima di tornare
in Friuli, questo spiega il polilinguismo del disco (peraltro i
testi sul libretto sono sempre tradotti, sia quelli in furlan che
quelli in francese). Ha studiato al Conservatorio di Udine chitarra
classica e quello che ha imparato lo mette bene in mostra in una
serie di canzoni a cui ha dato ben più di una zampa Lino
Straulino, autore dei testi di 6 canzoni (5 più una eseguita
due volte).
L'approccio è intimista e minimale, ma non ripiegato. I brani
hanno una ben precisa spina dorsale e una riconoscibilità
immediata. Sono delicati, è vero, tranne un paio di eccezioni
("Bruleront", post apocaliptica
e dura, dove forse si nota più l'influenza di Straulino,
autore del testo che parla di città che bruciano e di qualcosa
che si avvicina, ma non si conosce). Ma è tutto il disco
che colpisce per la profondità dei contenuti. Non c'è
niente qui che cade fuori posto. La voce racconta con accenti ombrosi
e carichi di vita vissura (qualcosa tra la Margo Timmins dei Cowboy
Junkies e Marianne Faithful), le musiche sottolineano e narrano
a loro volta, sfuggendo sempre il cliché della banalità,
i testi si fanno leggere e rispettare nel loro accennare, preparare
problemi e disporre di poche soluzioni. Sono problemi aperti quelli
che lascia sul tavolo Priska e l'ascolto del disco non è
rilassante. Anzi, sotterranea corre una certa tensione che contrasta
con la calma della veste acustica. Una osssessività dei temi,
i vocalizzi accennati, il clima scuro che domina il lavoro.
Poco più di mezzora di musica, suddivisa in 12 canzoni (più
una replica) che vanno da un massimo di 4'10" per "Chère
Mademoiselle" fino a un minimo di 1'23"
per "L'embrasse". Non una parola
di troppo, non uno strumento di troppo. Tanta chitarra, pochissimo
oboe, un tocco di violino, una coloritura di pianoforte, un accenno
di percussioni, ma qua e là affiorano basso e chitarre elettriche,
sempre suonate in punta di dito. Priska propone la sua musica, non
l'impone mai, ma così, facilitata anche dalle scelte linghistiche,
la sua musica assume caratteristiche tipiche delle grandi song internazionali,
mentre sa così poco del panorama nostrano. Anche con riferimento
ai migliori episodi del cantautorato femminile.
Due i brani in italiano, centrali nel disco: "Niente
di niente" usufruisce del testo di Alesandro
Hellmann, uno dei cantautori più brillanti in circolazione,
oltre che scrittore, e autore lo scorso anno del bellissimo album
"Summertime
blue". "Niente di niente / solite cose / cose
da fare / cose da niente / / Gente che passa / passa ogni cosa /
l'aria è fredda / l'aria è vuota / e niente si ferma
( Il tempo è questo / quel che oggi non ho avuto / è
perso". "Domenica"
invece è integralmente di Priska, parole e musica: "L'altro
giorno mia nonna mi disse / le donne per bene non fischiano mai
/ che perdo troppo tempo dietro alla musica / che se non avrò
figli per me saran guai". Da segnarselo.
Due sono anche le canzoni in furlan: la già citata e inquietante
"Bruleront" (Bruceranno) ("A
poco serviranno tutte le tue carte di credito / il tuo passaporto,
la tua religione / il tuo computer quando ... / si avvicinerà
alla tua casa in silenzio / e non se ne andrà via / così
presto / ... / Tutte le città / dormiranno / nella notte
/ tutte le città bruceranno") e la solo vagamente
più solare "Maglis blu"
(Macchie blu): "Se il mondo è un mare / che mi tira
sotto / chissà perché / non cè mai nessuno
/ che si voglia fermare / per tirarmi fuori / da questo mare profondo
/ che mi tira sotto". Un brano è strumentale e
gli altri sette sono in francese. Ma prestate un attenzione particolare
a "L'embrasse" (l'abbraccio),
1'23" di delicatezza e alla magia di "Il a
dit" nelle due versioni, quella più arrangiata
di centro disco, con seconda voce, arpa e percussioni e quella scarna
del finale con la sola chitarra acustica di Priska. Due ulteriori
gioielli.
Canzoni
fuori dal tempo e da qualsiasi scuola. Riferimenti europei (Jacqui
McShee e i Pentangle, Sandy Danny) e un'eleganza naturale che fa
di questo prodotto un oggetto ricercato e di grande valore, come
peraltro anche la magnifica confezione studiata da Nota e Valter
Colle lascia intuire. Ce ne sono pochi di album così in giro,
ancora meno fatti, pensati e suonati da donne. Non perdetelo.
Priska
"Eppure ti vedo ancora"
Nota - 2010
Nei negozi di dischi
o sul sito
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