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Le BiELLE RECENSIONI
Piero Sidoti: "Genteinattesa"
La voce dell'orco tra giocattoli, streghe e ballerini
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Piero Sidoti (voce e chitarra)i; Roberto Dani (batteria e percussioni); Claudio Giusto (batteria e percussioni); Salvatore Maiore (contrabbasso e violoncello); Francesco Bertolini (chitarre classica e semiacustica); Antonio Marangolo (piano, tastiere, tromba, percussioni e sassofono); Alessandra Pascali (voce); Antonella Macchion (violoncello); Antonio Vella (fisarmonica); Antonio Della Marina (programmazione computer).
special guest Giuseppe Battiston e Maurizio Tatalo

Testi e musiche: Piero Sidoti

Produzione artistica:
Antonio Marangolo e Piero Sidoti
Arrangiamenti: Antonio Marangolo
Illustrazione copertina: Gianluca Buttolo
Progetto grafico: www.totemonline.com
Registrato e mixato da Vittorio Vella per Delta Studios, Remanzacco (Udine) settembre 2008. I brani "La venere nera", "L'acqua risale", "La conta di Caino" e "La rapina" registrati e mixati da Luca Gnudi per Pressing Line, Bologna, febbraio 2006
Mastering Fonoprint Bologna,m realizzato da Roberto Barillari (gennaio 2009)



Tracklist

01. La venere nera
02. Pecore bianche
03. Bobby e il ballerino
04. Il giocattolo
05. L’acqua risale
06. Da difendere
07. I giovani
08. La conta di Caino (il condannato a morte)
09. La mia generazione
10. La rapina
11. L’orco
12. Lo scemo del villaggio



Ecco un disco a cui fare molta attenzione. Piero Sidoti non è giovane e non è esattamente un debuttante, anche se, a tutti gli effetti questo disco è un'opera prima. Nel 2004 ha vinto Musicultura a Recanati (un premio a cui fare sempre più attenzione se, solo nell'ultimo anno, è da lì' che vengono i dischi di Naif, di Grazia Verasani e di Piero Sidoti, ovverosia tre tra i migliori dischi della stagione) e aveva già 36 anni. Ora Piero, classe 1968, di anni ne ha già 42 ed era ora che uscisse un prodotto a suo nome. Se poi il prodotto ha le forme e le movenze musicali di Genteinattesa (attenzione, tutto attaccato. Ha un suo significato) si può intimamente gioirne. Sono 12 canzoni, non tutte recenti : una delle più belle, "Venere nera", il brano di apertura dell'album, è la stessa canzone con cui ha vinto musicultura e anche "La conta di Caino" e "La rapina" sono brani coevi e fanno parte di una produzione di Lucio Dalla per Sidoti che poi non è sfociata in disco.

Ciò nonostante "Genteinattesa" è un bell'album che suona solido e unitario e, secondo Paola Farinetti, che ha curato la produzione per Fuorivia, "è quasi un concept album". Concetto che possiamo condividere e riprendere. Piero Sidoti ha messo insieme un bel collage di personaggi, esterni a sè, che possono contemporaneamente essere gente inattesa, ossia inaspettata, oppure gente in attesa, presa sulla soglia, sul limitare, su un crinale dal quale è possibile scendere, una volta che si rompe l'istante sospeso creato dalla canzone, da un lato a dall'altro. Sono personaggi "borderline", come la prostituta nera di "Venere nera", o il ballerino della Scala che ora ha come unico pubblico il cane Bobby ("Bobby e il ballerino") o il giovane precario a vita di "I giovani", il condannato a morte de "La conta di Caino", fino a "L'orco" delle fiabe e a "Lo scemo del villlaggio" dei due brani che chiudono l'album.

Una piccola galleria di personaggi marginali, rimossi, secondari, quelli che non arrivano sulle pagine dei giornali o ai telegiornali, di cui al massimo si parla nelle cronache locali o forse, meglio ancora, nelle chiacchiere da bar. Piccoli mostri, ma locali, roba da paese, di quella Italia minore, di quella provincia così ricca un tempo di storie e di talenti e che adesso si sta diluendo e perdendo in questo simulacro di città globale, di piazza telematica. Sidoti ha poi un'altra qualità. Ne parla sempre con ironia e con affetto. Non c'è nessuna condanna, nessun giudizio morale, anche perché quasi sempre (sempre?) i personaggi parlano in prima persona e raccontano da soli la propria storia.

Se, peraltro, il vestito musicale con cui queste storie sono tessute, è molto vario e sfaccettato, l'unica critica che mi sento di muovere al progetto è nell'impostazione vocale, dove Piero utilizza sempre un registro basso, esageratamente basso, inferiore al suo tono naturale, che dovrebbe forse suggerire l'acre sapore del blues, ma che, a volte, si trasforma in un traghettare faticoso dell'attenzione da un rantolo all'altro. Mezzo tono più su e sarebbe stato perfetto. Come è perfetto tutte le volte che il tono sale o che si aggiunge una seconda voce. E' una "bubolata" questo spingere la voce al di sotto del proprio registro, ma non una trovata del Bubola migliore.

Sfumature di secondo piano. Il resto è sostanza. E si parte, per l'appunto da questa "Venere nera". "Sotto i miei tacchi appuntiti / che mi impacciano i piedi / che mi cadenzano il tempo che vola / sopra i marciapiedi. / Io mi sveglio alla luna / e poi alla deriva / però aspetto che arriva che brilla / che brilla e che arriva". La voce di Alessandra Pascali aggiunge veridicità e spessore alla vicenda. La musica è suadente e notturna e subito ti si attacca addosso, tignosa ed insinuante, come un cancro morbido che ti rode nel profondo e ti fa star bene e star male. "La venere nera" è anche uno dei brani più partecipati e meno ironici del lotto.

Poi si entra nell'avanspettacolo: "La pecora nera", "Bobby e il ballerino" e "Il giocattolo" puntano forte sul pedale dell'ironia, sia musicale, dove si passa da ritmo circense del primo brano, a un raffinato soft jazz nel secondo, fino al moderato latin-rock in salsa sudafricana del terzo. "Precipito, precipito / precipitevolissimevolmente vivo la mia vita / senza viver niente veramente / Mi arrampico, mi inerpico per un percorso ripido / ma sempre senza farlo seriamente" recita a ritmo tiratissimo il testo di "La pecora nera", dove il protagonista non vuole diventare "come tutte quelle stanche pecore bianche". Controllate le rime e le allitterazioni interne. Sono una delle caratteristiche fondanti della poetica di Sidoti che, pur essendo friulano, non assomiglia in molto alla corrente musical-letteria che discende nobilmente da quelle bande. Più Paolo Conte che Maieron, più giochi di parole che opere poetiche, più settimana enigmistica che Pasolini, ma fatto sempre con grande tatto e tantissima grazia del porgere. E dove "Bobby e il ballerino" potrebbe diventare facilmente un tema struggente nelle mani di altri, in quelle di Piero è lieve lieve, persino un po' divertente e forse per questo ancora più struggente alla fine. Come quelli che non si accorgono che il tempo è passato e "in poltrona con il pannolone" si lamentano che non ci sia nemmeno un giornalista che voglia parlare con loro.

"Il giocattolo" è un altro dei grandi brani del disco, anche se fa parte di quelli dove avrei preferito una maggior dinamica vocale: "Bella la vita come una ferita / come la polvere che non si stacca più dalle mie dita / bello il tuo sguardo / che la dolcezza che porti / discioglie le statue di marmo / è uno scherzo / che ogni secondo ci ha / dipinto il volto a piacimento / ed il tempo è un motore col silenziatore che non lascia un suono, un rumore, un ricordo / è senz'altro uno sbaglio, uno scherzo" e Antonio Marangolo, uno dei grandi sodali di Piero che non solo suona la tromba da maestro, ma dà anche una mano ai cori che fanno così tanto Paul Simon in "Graceland". Tanto mi piace il giocattolo quanto poco mi dice "L'acqua risale", dove il gioco citazionista cresce a livelli che sfiorano l'irritazione, perché la forma supera di gran lunga il contenuto. Parole a raffica come se piovesse nel deragliamento costante del senso o nelle ricerca del suono libero della parola, ma la trama, la trame Piero qui si sfilaccia: "Sento la fame del pescecane / disperazione del naufragare / moto dell'onda che è capovolta / fondo profondo e giù in fondo io sento". Resta il dubbio dell'utilità.

Ma è un attimo perché "Da difendere" è una canzone d'amore di quelle che vanno difese: "Quando ti arrabbi e sei insopportabile / quando hai paura e tutto si complica / e quando piangi quando hai da perdere / quando soltanto sei da difendere". Una lunga vertigine d'amore sottolineata dal violoncello e una pausa nel flusso irrefrenabile delle parole di Piero. Una nuova carta da gettare sul tavolo e si scopre un nuovo jolly: "I giovani" è pura ironia dedicata ai bamboccioni di cui si passano in rassegna i timori, da quelli infantili a quelli dei 30 anni. Molto divertente: "Lo so che ho già trent'anni / sono un umo ed è un po' strano stare a casa / credo scusa / ma fuori c'è una crisi / che si guadagnava di più restando a scuola / allora scusa canto". Presa per il culo? Sì, ma affettuosa. Saltando per un attimo "La conta di Caino", possiamo tracciare una linea uniforme da "I giovani" e "La mia generazione": "Da grande voglio fare il nonno / voglio cambiare occupazione / e dall'assegno famigliare / voglio passare alla pensione". La generazione di Sidoti, contrariamente a quella di Gaber, non ha perso, ma "è scontrosa, è precaria, è in disuso prima dell'uso, non si fida, è nebulosa, ha pochi battiti del cuore".

"La rapina", dove torna la voce di Alessandra Pascali e un tono di voce meno da orco è ancora un grande brano, ammantato di tenerezza, tutta da svolgere tra il sax di Marangolo, il violoncello di Salvatore Maiore e l'aria vagamente francese o fuori dal tempo del brano: "Suonava quel vecchio motivo / pestava quel piano scordato e scassato / tra mille invitati annoiati annodati / in cravatta a una festa di lacca / suonava canta e soffriva / che tanto sapeva nemmeno esisteva / cucù sorpresa mostrò una pistola / e mentre sparava cantava".

Tra gli ospiti merita una citazione anche Giuseppe Battiston, guest star in un paio di brani e sodale di Piero in almeno un paio di spettacoli teatrali e nel film "Agata e la tempesta". Ma al di là degli ospiti e delle intenzioni resta la solidità di un disco che rappresenta un esordio tardivo sì, ma benedetto dagli dei della musica. Di idee ce ne sono tante, alcune anche lasciate libere di scorrere e che potrebbero in futuro anche essere disciplinate (il citazionismo, il gioco di parole, l'interferenza), ma comuque all'interno di un percorso personale e di valore, di un album maturo dal sapore intenso. Come salame e fichi. Come una colazione sull'aia. Come una chiacchiera in un bar. Come vita di paese dove c'è sempre qualcuno che ha una storia da narrare. Le storie di Piero.

Piero Sidoti
"Genteinattesa"
Fuorivia / Odd Times Records / Egea - 2010
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Ultimo aggiornamento 16-06-2010
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