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Le BiELLE RECENSIONI
Micol Martinez: "Copenhagen"
La ragazza cantautrice di razza (e scusate la rima)
di Lucia Carenini


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Musicisti:
Micol Martinez : voce, cori
Cesare Basile: chitarre, piano, batteria, banjo, cori, glockenspiel, kalimba
Luca Recchia: basso, tastiere, shiruti, cori, pianoforte
Alberto Turra: chitarre
Roberto Dell'Era: basso
Enrico Gabrielli: piano, fiati
Alessio Russo: batteria
Rodrigo D'Erasmo: violino
Fabio Rondanini: batteria

Produzione artistica: Cesare Basile con la partecipazione di Luca Recchia

Testi e Musiche: Micola Martinez, tranne 2, 7 e 8 (Martineza-Basile), 5 (Martinez-Fraticelli)

Registrazioni: Luca Recchia e Guido Andreani prezzo Carezza Studio
Missaggi: Guido Andreani e Cesare Basile presso Fm Studio

Progetto grafici: Micol Martinex e Robert Herzig. Disegni: Robert Herzig
Foto retro: Anna Limosani

Produzione esecutiva: Micol Martinez, Francesco Mormile e Luca Urbani per Discipline

Produzione: Moreno Veloso e Domenico Lancellotti, in arte +2 (mais does)

Ospiti: Moreno Veloso (violoncello, basso acustico, palmas, cori), Domenico Lancellotti (pianoforte, caiza, tamburello, batteria, matraca. flauta de embolo, birimbao, cori, kaos pad, palmas), Arto Lindsey (chitarra del lupo, e Pedro Sà (chitarra elettrica), Mario Borba (voce)

Tracklist

01. Copenhagen
02. Mercanti di parole
03. Il vino dei ciliegi
04. Stupore
05. Il cielo
06. A guado
07. Testamento biologico
08. L'ultima notte
09. Donna di fiori


Ogni volta che mi arriva il cd di una cantautrice trattengo il respiro. Perché spero di trovarci, se non "the next big thing", un'artista capace di mettere insieme musiche curate e parole sensate. Magari anche in modo piacevole. Molto spesso le mie speranze si trasformano in delusioni. Non è il caso di Copenhagen, opera prima di Micol Martinez. Tenete d'occhio la ragazza. Ha tutti i numeri della cantautrice di razza. E scusate la rima.

Il primo pezzo, che dà il titolo al lavoro, è una murder rock ballad dura e ritmata. Si sente la mano di Cesare Basile, che dell'album è produttore artistico, curatore del missaggio e suonatore di chitarra e di un centinaio di altri strumenti. Lei ha una voce, o forse un'attitudine che ricorda una certa Nada, quella della vita e del dolore, o del dolore della vita. Quella delle parole dal ritmo ipnotico, ma basta passare alla traccia successiva che l'atmosfera cam e diventa più solare e mediterranea. Sarà l'effetto del banjo. Non so cosa sia lo Shiruti che suona Luca Recchia; forse è anche merito suo. chissà.

Dopo l'inizio duro, comunque, il cd scorre più melodico. La musica è suonata con cura maniacale. Ai due che ho già citato si accompagnano Enrico Gabrielli, con le sue diavolerie a fiato, Rodrigo d'Erasmo che gioca a tirar fuori dal violino dei suoni da Theramine, Roberto dell'Era e Fabio Rondanini che sostengono la trama del tappeto sonoro rispettivamente con basso e batteria. Più una nutrita dose di ospiti.

Una bella squadra di anime inquiete, non c'è che dire. E anima inquieta sembrerebbe essere anche Robert Herzig, autore della (bella) foto di copertina e dei disegni.

In brani come "Il cielo", o a "A guado" esce un vago profumo di Carmen Consoli, quella di "Elettra", con la pregnanza delle parole e le musiche che seguono, arrampicarsi su strade non lineari, ma molto evocative e strutturate. Catanese Basile, catanese Carmen... che sia l'aria di Sicilia, o la terra nera dell'Etna? Non so da dove venga Micol (forse è milanese), certo è che il suo viaggio musicale è un viaggio di tutto rispetto. E le sue frequentazioni artistiche pure.

"Copenhagen" è un disco che trascina nelle sue spire. Anzi più, invischia, avvolge, coinvolge. Cambia ritmo, passa dalla delicatezza del violino alle svisate delle chitarre elettriche, anche se la durezza della title track è un po' un episodio a sè stante, ma solo nella parte musicale, perché i testi, intimi e notturni fanno da collante e regalano, sogni, paure, desideri, dolori, calore, turbamenti, passioni.

Un disco di cui c'era bisogno, di quelli che ti riappacificano con la categoria, che ti fanno pensare che è bello che ci siano artisti che hanno voglia di mettersi in gioco, produrre, sperimentare e collaborare.

Il fascino del lavoro emerge per tappe successive e, nonostante la breve durata, l'opera nel suo complesso ha un suo peso e una complessità, una sua rotonda fragranza, un aroma cheimpregna le papille e si diffonde come seta che ti avvolge e poi, bruscamente, si svolge, lasciandoti il sentore diattrito sulla pelle.

Sono le atmosfere nere deella conclusiva "Donna di fiori", una delle canzoni più belle del mazzo o il ritmo ipnotico del "Vino dei ciliegi". Tra sonno, sogno e veglia insonne. un disco sospeso tra la mezzanotte e la mattina successiva, ma con tanta carica dentro da lasciare il segno. Che sia di cicatrice o di miele.

Un disco, che più che parlarne, va ascoltato. Inseritelo nel lettore o mettetelo nell'iPod, sarà difficile liberarvene.

Micol Martinez
"Copenhagen"
Discipline/Venus - 29/01/2010
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Ultimo aggiornamento 28-01-2010
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