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Le BiELLE RECENSIONI
Giubbonsky: "Storie di non lavoro"
Canto politico: ci vuole un bel coraggio. E qui c'è!
di Leon Ravasi


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Musicisti:

Tracklist

01. Terra perduta
02. Non lavoro
03. Città blindata
04. Rio Preca
05. Forza Mafia
06. Flatulente
07. Gelato in febbraio
08. Carpe Diem
09. Senzacqua




Torna il canto politico, periodicamente, e ci riempie di gioia e di passione. Giubbonsky è un polistrumentista, tuttaltro che dilettante, che però si diletta a parlarci di Mafia, di Milano, di storie di polizia, di battaglie per l'acqua e a difesa del centro sociale Torchiera. E per di più il disco è bello. In piedi, compagni, e applausi!

Giubbonky è bravo, ma d'altra parte non viene mica fuori dal niente. Le sue note personali parlano di un talento precoce che a nove anni imitava Paul Anka cantando "Ogni volta" e poi, passando attraverso il punk, si arriva ai Montenegro Tango, gruppo dark dell'alessandrino, alle più note Officine Schwartz di Bergamo e poi alla Banda degli Ottoni a scoppio di Milano. Ma non è finita qui: sempre lavorando nella nostra città e dimostrando un'inventiva per i nomi degna di plauso, Giubbonsky passa ai Tasselli del 6, ai Supersonica, alla Contrabbanda (dove continua a suonare il sax), fino all'approdo solista. Questo è il suo primo disco e, come è ovvio, non viene distribuito nè stampato. Cercatelo. E' online, è obbligatorio ascoltarlo!

L'approccio di Giubbonsky risente degli schemi del punk, ma ammorbiditi in una versione cantautorale non scarna, che deve qualcosa anche alla musica americana. La voce è solida e sicura, grintosa, atta ad abrasioni e vaffanculo. Ma non è solo polemica e rabbia. I brani di Giubbonksy sono strutturati e argomentati. E sono parimenti tutti quanti politicamente impegnati. Che si parli di "Città blindata", dove su un ritmo deliziosamente country racconta di una città con "presenze sempre più inquietanti / .../ è uno strano posto questo luogo ameno / non mi riconosco e forse tu nemmeno / passo dopo passosopra questa strada/ questa qui è Milano, una città bilandata / Stilisti, 'sti Cristi / perbene qualunquisti che fino a ieri erano quasi socialisti", sia che si affronti la tematica del "Non lavoro", a cui il disco è dedicato: "Mi sveglio la mattina ed apro un occhio solo / ma dopo due minuti anche l'altro prende il volo / sotto il mio bel piumone mi giro e mi rigiro / sto proprio bene pigro come un ghiro" e come mai? Perché "ho scelto un'altra vita e non lavoro". L'alternativa al "produci-lavora-crepa". Il sogno dell'accidioso felice.

"La terra perduta" affronta il tema dei Rom. Perché parliamo sempre dei loro difetti? E se provassimo a cercarne i pregi? "Tu non conosci il nostro cuore / sei un gaggio / perché non ci stai ad ascoltare?" "E' da secoli che siamo una parte dell'Europa / non abbiamo una moneta / non abbiamo un posto all'Onu / non spingiamo mai i bottoni che decidono le sorti del tuo mondo e del tuo Dio / del tuo conto in banco ed io / non ho esercito e non ho frontiere / non ho patria e non ho stato / non ho polizia e non ho galera / e la prigione me l'ha presentata la tua civiltà". Civile e presentata in modo piano e senza orpelli etnicizzanti. "Rio preca" è invece un minimo gioco di parole sul precariato: un giovene laureato, al soldo di un'agenzia interinale, viene costretto a cambiare troppi lavori in troppo poco tempo. Introdotta dalle note di Sante Caserio, la ballata, vagamente morriconiana, traccia l'itinerario del contemporaneo travet che, precariandosi anche l'equilibrio interno, decide di farsi giustizia da sè, riducendo in minuscoli frammenti le vetrine della sede centrale dell'agenzia interinale.

In "Forza Mafia"
, si specifica, "ogni riferimento a partiti politici, uomini del governo, presidenti del consiglio è puramente .... casuale". Oppure no? "Occulti persuasori di menti penetrate / cantano un tormentone da disco per l'estate". "Quattro accordi per un inno non sono abbastanza / necessario è proprio un testo per la circostanza / frasi brevi che chiariscano il momento attuale / metrica che il nostro tempo non scandisce sale / oggi il grande paroliere sa che cosa dire / e indicare alla sua gente la via da seguire / quindi chiede alla sua musa quell'ispirazione / che lo guidi senza indugio nell'operazione / compone due parole capaci di ottenere / un concentrato denso / di ogni vario potere: Forza Mafia!" I riferimenti non sono mai stati così poco casuali.

Su un gradino più basso viaggia "Flatulente" che cerca la scorciatoia escatologica per raccontare ancora la situazione degli sceriffi che ci siamo (si sono scelti) per dirigere le città. Così. Un giochino umoristico, ma un po' scarico. La seconda perla del disco, dopo "Città blindata", arriva adesso: si tratta di "Gelato in febbraio", la canzone dedicata alla memoria di Luca Rossi, vittima a Milano il 232 febbraio del 1986 di una delle tante pallottole vaganti che hanno funestato - e funestano ancora oggi - la quotidianità di questo paese. Siamo alla Bovisa, in piazzale Lugano, Luca e un amico stanno correndo per prendere la filovia, quando in un altro punto della stessa piazza scoppia una rissa, un poliziotto della Digos, fuori servizio, estrae la pistola d'ordinanza, prende la mira e spara. Il proiettile colpisce di rimbalzo Luca Rossi che morirà nella notte in ospedale a vent'anni non ancora compiuti. Giubbosky dedica una composta e affettuosa canzone di lutto e di lotta: "E anche chi non sa di Luca non potrà dimenticare / quanti altri gelati dovremo ingoiare /quante giovani vite vedremo troncare da chi spara nascosto da una divisa / e sa che la Giustizia non è affatto precisa". Pezzo da brividi. Tra l'altro non è la prima volta che Giubbonsky ha a che fare con la vicenda di Luca Rossi. Allegati al libro "Venti per Luca", uscito nel 2006, ci sono due dischi con brani donati da artisti che hanno conosciuto Luca o partecipato al suo ricordo. Oltre ai Gang, Arpioni, Treves Blues Band, partecipano all'iniziativa anche le Officine Schwartz, i Tasselli del 6 e la Banda degli ottoni a scoppio, tutti gruppi in cui Giubbonsky ha militato.

"Carpe Diem" proclama ad alta voce che ribellarsi è giusto e se si possiede il rock è ancora meglio. Il tema è quello dell'occupazione abusiva delle case, gli squatter: "Qualcuno deve osare / o resterà in qualche anfratto al freddo / di una città". Canzone militante. Colpisce il canto, pacato e trasandato, quasi in contrasto con la musica, ruggente ed incazzata. Si chiude con "Senz'acqua", terzo punto forte dell'album: "Cosa vuoi che sia una cascina in meno e un bilocale in più / per chi ha abbassato i sogni che non sa rialzare neanche con la gru / ci sono un sacco cose ben più importanti per campare la vita e per tirare avanti / ma la dimensione nessuno la sa e finisce alle ortiche un'altra opportunità". Dedicato alla Cascina Torchiera Senzacqua di Milano. Uno degli ultimi centri sociali nella più pura accezione dei termini: luogo dove è possibile attuare un diverso modo di sperimentare il proprio e l'altrui esistente. Come recita una tag: la Cascina Torchiera è una fabbrica di sogni; è severamente vietato sgomberarla.

Sono nove brani, una bella iniezione di speranza: non tutti sono disposti a lasciarsi disgregare pezzo dopo pezzo. C'è ancora chi ha voglia di vedere, di sapere, di andare a cercare, di cantare e di ascoltare. Giubbonsky è un pezzo di noi, metà uomo, metà juke-box (e forse in parte anche giubbotto) che ha composto un disco ben suonato, strumentato, articolato e che ci fa venire voglia una volta in più di sporcarsi le mani con la resistenza umana. Dieci, cento, mille Giubbonski!

Giubbonsky
"Storie di non lavoro"
Autoprodotto - 2010
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Ultimo aggiornamento 18-08-2010
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