
Ascolti collegati

Ma'aria
Sugnari |

Elisir
Pane e cioccolato |

Giuseppe Cucè
La
mela e il serpente |

Akkura
Brucerò
la Vucciria col
mio piano in fiamme |

Luisa
Cottifogli
Anita |

Carmen Consoli
Elettra |
Musicisti:
Gabriella Grasso (voce, chitarra, mandolino)
Denis Marino (chitarra, bouzouki greco, mandolino)
Marisa Mercadè (bandoneon)
Alessandro Cortese (violino)
Puccio Castrogiovanni (mandolino, mandola, marranzano)
Giuseppe Finocchiaro (pianoforte)
Vincenzo Virgillito (contrabbasso)
Ivan Cammarata (tromba)
Tiziana Cavaleri (violoncello)
Alessandra Tendi (cajon e percussioni)
Testi e musiche Gabriella Grasso (tranne "Alfonsina y el
mar" di Ariel Ramirez e Felix Luna e "'A Pinnula"
di anonimo)
Arrangiamenti di Gabriella Grasso e Denis Marino
Foto di Michele Maccarone, Giannicola Lanzafame, Giorgia Cucchetti.
Progetto grafico di Orazioarena@hotmail.com
"Un grazie speciale ai miei amici musicisti con i quali
è sempre un vero piacere poter condividere il grande sentimento
della musica"
|
|
Tracklist
01. Tu
02. L'arte di fare
03. Andrea
04. E sono subito da te
05. Alfonsina y el mar
06. Valencia
07. Leggera come il vento
08. 'A pinnula
09. Nicaredda
|


|
|
Abbiamo
trovato una nuova autrice e vogliamo tenercela stretta. Gabrielle
Grasso è brava e il suo debutto da noi era atteso, da quando
abbiamo ascoltato il disco di Giuseppe Cucé, dove Gabriella
è coautrice della maggior parte dei brani. Anche in questo
caso, e dobbiamo ripeterci, il solo difetto che troviamo nell'album
è la sua brevità. Passa in un attimo, ma lascia il
segno, perché Gabriella è abile ad alternare atmosfere
ed emozioni, a farci ridere, indignare e palpitare senza sbagliare
mai un colpo. Una una cover ("Alfonsina y el mar"), un
brano tradizionale ("'A pinnula"), due omaggi a due grandi
cantanti come Mercedes Sosa e Rosa Balestrieri, ma gli altri sette
brani sono farina del suo sacco, un sacco pieno di ottima farina,
di quella che non va in crusca.
Sono
ormai troppi i segnali che arrivano dalla Sicilia per non iniziare
ad azzardare che si possa ormai parlare di rinascita siciliana,
se non proprio di scuola siciliana: solo a guardare negli ultimi
due annie stando lontano dalla logica delle classifiche possiamo
impilare l'uno sull'altro i cd di Carmen Consoli, che con "Elettra"
ha trionfato all'ultimo Club Tenco, prima donna a vincere la Targa
per il disco dell'anno, poi quelli di Carlo Muratori, delle Ma'aria
di Valeria Cimò, di Giuseppe Cucé, Mario Venuti, gli
Akkura, Pippo Pollina, Fabio Abate, i Maise, senza contare che anche
gli Elisir, vincitori della Targa Tenco esordienti 2009, hanno la
cantante ed autrice palermitana e senza contare nemmeno tutti gli
altri nomi che popolano le scena e che qui non abbiamo ricordato.
Ultima del 2010 arriva Gabriella Grasso; il suo disco non è
una sorpresa perché lo stavamo aspettando, ma lo è
per la maturità e la bellezza dei brani presentati. Non c'è
un tema unificante, ma cè un'idea: l'incontro e il confronto
tra tango e tradizione musicale siciliana, un incontro/scontro che
dà luogo a un sorprendente connubio, sancito dalla presenza
della bandoneonista argentina Marisa Mercadè.
Si inizia con "Tu" che è
una cronaca al vetriolo del mondo della discografia. Ignoriamo se
dietro ci sia un personaggio della discografia reale o meno, ma
d sicuro si possono riscontrare i tratti di decine di personaggi
di questo tipo: "Tu, che vendevi deodoranti / diserbanti
con agenti lievitanti / coloranti con pennelli annessi, tu / che
eri a capo dei supermercati / e vendevi i salami senza offerta tu
// .... / col sedere sempre in caldo / e la tua ivisa da fuggiasco
/ attento che se non chiuderai il bilancio a casa andrai / ti senti
forte e potente / decidendo tu sul mio prsente / ma io ancora scriverò
e non so se tu invece ci sarai". Rientra a ben diritto
tra i brani come "Vincenzo, io ti ammazzerò"
di Fortis, che regolano i conti con la discografia (vogliamo ricordare
anche "Ombrelloni" di Cristicchi
o il celeberrimo verso "scrivi Vecchioni, scrivi canzoni,
che più ne scrivi e più sei bravo a fa' i danèe",
ma il discorso si farebbe lungo).
"L'arte di fare" sposta completamento
il tiro. Siamo in un altro disco, in un altro ambiente, in un altro
mood, ma siamo sempre dentro il mondo di Gabriella, un mondo che
non ha bisogno dei toni urlati per esprimersi, non ha bisogno di
alzare la voce, ma ha bisogno invece dei colori e i colori della
sua tavolozza prendono forma dalla sensabilità. "Io
non ho niente ora di dire o fare / l'unica cosa che so dire è
baciare / fare e rifare l'amore per ore / parole al vento che ricercano
te, solo te. / Ci vuole arte per riuscire a fare / fare bene è
sapere amare / fare arte non significa cantare / ma è cantare
di te, solo di te". Quasi un manifesto, su un ritmo sostenuto,
con una cascata di parole che si inseguono e piombano a raccontare
una storia d'amore di passione bruciante.
"Andrea" cambia ancora, rallenta
i ritmi, si affida e violino e bandoneon per raccontare un altro
amore: "Il mare si riposa / ed io vengo a prenderti / silente
e sinuosa / la mia mano come sposa / Immagino il tuo odore / fresco
e tenero sa di sale / piccolo e gentile / io ti aspetto se vorrai
arrivare". Segue "E sono subito da te":
bouzouki, contrabbasso e maranzano per raccontare in modo scanzonato
a un amore che "ti mangerei, come un piatto freddo a cena
/ con la colazione, apparecchiata da una rosa ben farcita. / Ti
mangerei, aspetto solo che tu dica / la tua cena è già
servita e sarò subito da te". Dedicamente divertente.
Di "Alfonsina y el mar" potremmo
anche non parlare, tanto è celebre il brano di Ariel Ramirez
e Felix Luna reso celebra da Mercedes Sosa e poi cantato migliaia
di volte da altre interpreti È la storia struggente di Alfonsina
Storni, famosa poetessa vissuta a Buenos Aires ma originaria della
svizzera italiana, femminista e sostenitrice dei diritti civili
delle donne, era una "ragazza-madre". Amica di Garcia
Lorca e di altri famosi letterati, decise di morire nel 1938 immergendosi
nel Mar de la Plata.
"Valencia", il brano che segue,
è uno dei più belli dell'album, fino a reggere bene
il confronto con la pietra miliare precedente. Nonostante una scansione
ritmica bislacca che costringe Gabriella a fare miracoli pur di
restare nel tempo, ma proprio in questa sua asimmetria così
"spagnoleggiante" sta gran parte del fascino del brano:
"Vengo a prenderti, coi fiori di loto e una viola blu /
vengo a prenderti tra note di tango e virtù". Non
sempre nell'equilibrio si cela il genio. "Valencia",
col suo cajon, il violino ed il bouzouki, è squilibrata ma
geniale.
"'A pinnula", dal repertorio
di Rosa Balestrieri, è travolgente e divertente. Si può
trovare, se si vuole, un filo diretto con "'A finestra"
di Carmen Consoli in Elettra e non solo per l'uso della lingua siciliana.
Ma per il modo divertito e divertente di guardare a questa umanità
varia. Solo che l'uso di una lingua difficile e priva di acceleratori
verbali alla Camilleri, può porre qualche problema alla comprensione.
E chiudiamo, ahimé troppo presto con "Nicaredda",
altro pezzo di gran valore. Voce forte, ma di velluto, armonie chitarristiche
di pregio (made in Denis Marino) e il violoncello di Tiziana Cavalieri
a intridere di malinconia e dolcezza il brano. Anche qui la difficoltà
della lingua e la mancata traduzione sul libretto tolgono qualcosa,
ma molto poco. Resta il dispiacere di sentire dopo questa delicata
specie di ninna nanna sentire il disco spegnersi lentamente, lasciandoti
in bocca solo il desiderio di farlo ripartire di nuovo.
Ci si può sempre sbagliare, nessuno di noi ha leccato la
carta del burro per avere le visioni (come facevano le stroleghe
al mio paese), ma la presenza di Gabriella Grasso non è di
piccolo momento e sentiremo ancora parlare di lei. Per ora ci resta
un album di canzoni, varie, smaglianti e ben definite: che coinvolgono
e attirano e ti tengono saldo nelle loro spire. "Cadò"
come un regalo, un gran bel regalo di Natale.
Gabriella
Grasso
"Cadò"
Universal - 2010
Nei negozi di dischi
|