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Le BiELLE RECENSIONI
Davide Tosches: "Dove l'erba è alta"
Pensieri di quiete e mistero nel buio
di Leon Ravasi


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Crediti:
Davide Tosches (voce, chitarra acstica, chitarra elettrica, richiamo per uccelli, organo Farfisa, diamonica, piatti, triangolo, lastra metallica, charra national, chitarra slide, chitarra elettrica tremolo, glockenspiel, batteria, armonica, spazzole, ebow, piano, percussioni, metak weevil, faluto, battito mani, cori, tamburello); gianCarlo Onorato (organo farfisa, chitarra acustica, battito mani, piano wurlitzer, shaker, chitarra ebow); Corrado Calcagno (batteria); Andrea Cavalieri (basso elettrico); Isabella Vimercati, Laura Caré (cori, voce); Chiara Torrero (violino); Massimo Rumiano (organo Hammond, piano wurlitzer); Marello Chiaraluce (chitarra elettrica); Alessio Russo (batteria); Franci Omi (piano);

Prodotto da gianCarlo Onorato

Musiche e testi di Davide Tosches

Tracklist

01 Case
02. La tua stella
03. Completamente
04. I muri (strumentale)
05. Dove l’erba è alta
06. San Sebastiano / Ulan Bator (strumentale)
07. Il sentire
08. La sviolinata (strumentale)
09. Nell’aria
10. Deserto
11. Nell’ombra





Davide Tosches non è un cantatutore come tutti gli altri. Ascoltatelo, mettete su il disco e aspettate. Già il primo brano genera stupore, perché non è niente, se non rumori d'ambiente e un tema musicale sotterraneo. Si intitola "Case", ma fa pensare a un bosco e le parole, quando arrivano, perché arrivano, sono solo sussurrate, difficili da afferrare, impossibilie da capire se non a frammenti, eppure belle: "Case di altri esseri umani / piccole luci sulle colline / fuori dal tempo, dentro al silenzio / per riposare / dove l'aria è fresca. / Immaginate suoni e parole / televisori, polvere e sospiri / ora pensieri di quiete e mistero nel buio. / Chiudete gli occhi desiderate / di essere vento, per un momento / considerate limiti e strade / alberi e ombre oltre alla mia casa. / Per arrivare fino alle case / guardare la luce della ma finestra. / Ora pensieri di quiete e mistero nel buio"

L'ho riportato tutto il testo, perché tanto su disco non arriva. Errore di registrazione? No, scelta. Una scelta che si ripercuote su tutto il disco, con la voce sempre in secono (ma anche in terzo) piano e davanti uno scivolare di musiche acustiche, arpeggiate su chitarre e arricchite da interventi strumentali complessi, ma sempre portati avanti in punta di dita. Potremmo fare riferimenti impegnativi scala interanzionale citando Tim Buckley per l'uso della voce o J.J.Cale per la scelta del cantato in secondo piano e del tocco delicato, ma presente di chitarra. Potremmo anche citare e ricordare il primo Alan Sorrenti, quello di "Aria" o di "Come un vecchio incensiere all'alba in un villaggio deserto", ma rischieremmo di dare solo coordinate di massima e di fare un po' torto a Davide che ha invece il coraggio di portare avanti una sua cifra totalmente originale.

E' purtroppo naturale che in Italia, se esce un album di grande valore, uno dei più belli sentiti nell'arco di questo 2010 (anche se la sua data di pubblicazione è il 2009), questo album sia destinato a passare sotto parziale silenzio. Ma, come ogni volta, ci tocca dire che è un peccato, un peccato doppio che non si abbia voglia di spingersi mai oltre l'orto di casa delimitato dai vari LIgabue o Vasco Rossi, personaggi nobili ma che alla musica, al rock, alla canzone d'autore hanno già dato quato di meglio possedevano. Davide ha "il tocco", quella caratteristica di illuminare con poche note i suoi brani.
Brani che, peraltro, come simboleggia al meglio l'immagine qui a fianco, vivono di chiaroscuri. più spesso di scuri che di chiari. E' questo "Dove l'erba è alta" un album introverso, prezioso, oscuro, minimalista, ma non sguarnito. Rarefatto ma corposo a un tempo. I suoni ci sono, i testi anche, bisogna farci amicizia, lasciarseli posare addosso e sentire l'effetto benefico e naturale di questa musica nata per non aggredire mai, ma per comunicare. New age? No, ma musica in sintonia con l'ambeinte sì, musica per meditare anche, ma soprattutto musica a ascoltare per captarne la raffinatezza e l'essenza.

Vi diranno che i brani si somigliano. Sì, potrebbe anche essere, ma più che altro pare come se tutto fosse un'enorme unica cantata, dove di tanto in tanto entrano in scena un controcanto femminile, qualche effetto, canti di uccelli, parole, battiti di mani, respiri e strumenti dai nomi intriganti come ebow, metal weevil, wurlitzer, hammond, farfisa, glockenspiel, diamonica, lastra metallica. Il tutto senza che il suono si alzi mai di una tacca sul vostro visore.

"Nel buio, dove io non ho paura", recita la frase riportata sul risvolto del libretto (il primo, quello coi testi, perché esiste anche un secono libretto solo di fotografie e suggestioni che è quasi più narrativo e che merita comunque un bonus. Degli undici brani proposti, tre sono completamente privi di parole e due quasi. Uno è quello che apre il disco e l'altro quello che lo chiude: "Potrei restare / nell'ombra a guardare / potrei provare / a capire e non dire / potrei provare ..." ("Nell'ombra").

Quanto basta a farci capire che si tratta di uno sguardo davvero diverso sulla realtà, uno sguardo che viene forse dal lato buio, quello meno illuminato, quello dove però, come in questo caso, non si ha paura. Non è un nero come assenza di luce, un nero che atterrisce, ma un buio come rifugio, dove non si è guardati agli altri, ma da dove, a volte si può guardare. Non è il freddo sotterraneo di una tomba, ma il calore e l'intimità che si prova sotto una coperta. E forse, non a caso, è dedicato da Davide a sua madre. Come non è un caso che la produzione di un lavoro così raffinato sia opera di un altro artista marginale ma di assoluto pregio come gianCarlo Onorato.

Può altrettanto tranquillamente (e proprio per quelli che abbiamo citato come pregi) non piacere. E' un disco difficile, non ispido, ma introverso, non esposto subito alla luce, ma acquattato nell'ombra desideroso di farsi scoprire, ma pur sempre un poco pudico e col deiderio di restare nascosto. Sembra la cassica opera destinata a circuitare tra una nicchia di appassinati che se lo scambiano, che ne parlano, che iniziano un piccolo culto di settore, limitato, curato, da veri o presunti intenditori.

Ma non sempre questa specie di clto non arriva ad affiorare. Basta ricordarci che negli anni '60 e nei primi anni '70, con la stessa attenzione, lo stesso puore, lo stesso culto segreto della scoperta e dell'affiliazione, si ascoltava Fabrizio De André. Lungi l'idea di fare paragoni (difficile trovare segni comuni), tranne l'approccio sotterraneo, la voglia di parlarne, ma anche di tenerselo segreto e caro, come se Davide avesse fatto un album anche sol per pochi amici. Per quei pochi che vogliano ascoltarlo, per quei pochi che vogliono parlarne, per quei pochi (o tanti) che si augurano che album così ce ne siano tanti e che spetti proprio a loro scoprirli.

Davide Tosches
"Dove l'erba è alta"
Controrecords - 2009
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Sito ufficiale
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Ultimo aggiornamento 29-12-2010
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