Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Paolo Andreoni & Bussuku Bang!: "La caduta delle città del Nord "
La complessità delle cose semplici
di Leon Ravasi


Ascolti collegati


Clan Mamacè
Senza ricompensa alcuna

Dario Brunori
Brunori Sas

Roy Paci
Parola d'onore

Combo Farango
Non lo faccio più

Arpioni
Malacabeza

Jabberwocky
Musicoviandanti

Musicisti:
Paolo Andreoni: Voce e chitarra. Mauro Mazzola: Chitarra, Banjo, Cavaquinho, Mandolino, Noccioline. Davide Terrile: Basso. Jack De Jone: Batteria. Roberto Ambrosioni: Tastiere. Dario Bongo Cortinovis: Percussioni. Davide Santi: Violino. Madame Vicardi: Cori.


Testi e musiche: Paolo Andreoni

Registrato in agosto e settembre 2009 presso "Suonovivo" di Bergamo. Prodotto da Dario Ravelli e Bussuku Bang!
Mixaggio: Dario Ravelli e Bussuku Bang! Masterizzato presso "Suonovivo" da Dario Ravelli
Produttore esecutivo: Gaetano Bresci per la Malatesta Records.

Art direction e design: Andrea De Andrea (CromaZoo)


Tracklist

01. Il maiale (porco)
02. Evelin
03. Quello che posso
04. Alfabeto d'amore
05. Elena
06. Francamente
07. Il mare
08. On n'a pas l'historie
09. Gli operai
10. Sonhadores
(O meu amigo trasmontano)



Bello! Senza fronzoli. Suonato bene, pensato bene, cantato meglio, con gradevoli cambi di impostazioni da una canzone all'altra e a volta anche all'interno della stessa canzone. Tutto il necessario per amare "La caduta delle città del Nord". A partire dal titolo che, seppure deve qualcosa a un articolo di giornale che parlava della guerra portata dagli Stati Uniti in Iraq, si allarga immediatamente a raccontarci la decadenza delle città del Nord Italia: "la caduta di stile che rende la politica una prassi porca e volgare, la disillusione nei confronti dell'amore, il sogno di fuga dalla civiltà con tutte le sue architetture e i suoi orpelli" come è detto sul MySpace di Paolo Andreoni e della Bussuku Bang.

Il vantaggio di Paolo Andreoni è (anche) la la Bussuko Bang!, ossia il fatto di poter contare per l'accompagnamento su un organico di grosse proporzioni (sei più uno), che, se saggiamente usato, consente scelte non banali e soprattutto eclettiche. Una tavolozza di colori che si appoggia, di volta in volta sulle percussioni o sul violino. sulle chitarre o sulle tastiere o su strumenti ospiti come cavaquinho, didjeridoo o viola. Per cui se "Il maiale" è sostanzialmente un brano rock, "Evelin" è invece acustica e minimalista (peraltro, chissà perché, cantata in inglese). "Quello che posso" pigia il pedale sull'acceleratore con atmosfere di stampo country e "Alfabeto d'amore" lo alza subito ed abbina a una piacevole filastrocca, come promesso dal titolo, una lunga divagazione di violino e chitarra appena accennati. sapori da Cowboys Junkies. "Elena" e "Francamente" si portanno addosso entrambi virus e anticorpi, intervallando momenti lenti e dolci ad altri a tutta velocità. E, forse, occupando la parte centrale dell'album, svolgono anche il ruolo di cardini dell'intera ossatura. La prima abbinando tango e valzer in frenesia, ripercorre a ritroso il tempo delle canzoni dalle radio a valvole, divertendo ad ogni svolta. La seconda spiazza: "Francamente non è il grande amore che mi lega a te / ma non sai resistere al potere del mio sguardo / quando io, che ho velleità d'attore, improvviso sull'amore / tu sorridi e contrattacchi: "Scegli te / quale indumento vuoi che slacci". E qui parte l'impennata di ritmo : "Prima mossa togliersi le scarpe / poi la maglia e quel che le nasconde / via quei pantaloni troppo stratti / non vorrai restare qui in mutande". Una grande canzone di amore e non amore, di sesso e indifferenza. Francamente, fatte le debite proporzioni, sta alla situazione uomo donna degli anni dieci, come "Mi sono innamorato di te" stava a quella degli anni sessanta.

"Il mare" è invece sinceramente un lento introspettivo che parla di ricordi e "On n'a pas l'historie" è un recitativo, con una lunga coda strumentale (molto d'impatto). Difficile definire "Gli operai" se non come ricca di magia, sospesa tra un testo che cerca (e trova) l'impatto poetico ("Tutti nudi gli operai / il grano come mare aperto / si abbandona al vento la notte / gioia sacra e scura / chiama al suo cospetto / l'alba rosa sui granai"), ma "Sonhadores" è davvero il brano sognante promesso dal titolo, aiutato dal testo in portoghese. La canzone, spiegano le note, è dedicata a Arthur Jorge da Fonte Orfao, l'ultimo dei navigatori portoghesi.

Tante anime quindi chiuse in un disco solo che sono difficili da districare. Perché l'intrico è l'essenza stessa del disco e sono più le somm
e finali che fanno la differenza, vincendola sull'insieme delle parti. Sì, musicalmente è un disco ricco, sì i testi non sono mai casuali, sì la voce di Paolo Andreoni è tipica e suggestiva, sì la Bussoku Bang! suona come un combo affiatato e ben armonizzato, ma tutto il disco in sé, sentito di fila e tutto intero (tanto è breve) ha più valore che la singola canzone. Non è un concept, di sicuro, ma nella sua frammenterietà, anche interna al singolo brano, ha qualcosa di unitario che, a gioco lungo è la sua carta vincente.

E' un divertimento intelligente e non immediato. Come quel sottile piacere che ti dà venire a poco a poco a capo di un rebus o di uno schema di parole crociate del Bartezzaghi. Disco a tema? Disco a chiave? Incroci obbligati? No, ogni canzone è lineare. Il maiale appare "quando i ladri fanno a pezzi la giustizia in tribunale / e gli uomini d'onore si sbaciucchiano tra loro", Evelin corre nuda tra la folla per le strade di New York. In "Quello che posso" c'è un "uomo scellerato, senza fabbriche o trofei / quel che credo del mercato. troppe chiese, pochi dei". E l'alfabeto d'amore insegna "Canta che ti passa / l'amore è una burrasca". "Elena" vuole "che la tratti come un vandalo / che ti calpesti come un sandalo / ma questo amor non fa per me". Ne "Il Mare" invece "cadono sassi / e si perdono / nel nero delle notti / soffiano mantici / sui sordi / legni rotti". Più impegnato "On n'a pas l'historie" dove "i nostri politici geniali / dal volto umano e dallo zoccolo caprino / le vene ai soldi e al cervello il gas nervino / si meritano la crusca".

Niente esoterismi, niente salti mortali. Tutto molto naturale. E nella naturalezza rifulge la bellezza del disco, che sa di album, di lavoro coerente e continuo, di passione musicale e della capacità di sorridere quando serve. Cos'altro ci vuole per farsi piacere un disco?

Paolo Andreoni & Bussuku Bang!
"La caduta delle città del Nord"
Malatesta Records - 2009
Nei negozi di dischi

Sul web
MySpace

Ultimo aggiornamento 04-02-2010
HOME