
Ascolti collegati
Crediti:
-Alessandro
Fiori: Voce, Pianoforte, Violino
-Alessandro "Asso" Stefana: Chitarre, Basso
-Marco Parente: Batteria
-Zeno De Rossi: Batteria
-Danilo Gallo: Contrabbasso
-Enrico Gabrielli:Fiati, Vibrafono.
Registrato a Nave York da Alessandro "Asso" Stefana
Mixato all' Alpha Dept studio (BO) da Giacomo Fiorenza
Masterizzato a Lamaestà Mastering (MI) da Giovanni Versari
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Tracklist
01. Idrocarburi
02. Trenino blu
03. Fiaba contemporanea
04. Lungomare
05. La vasca
06. Fuori piove
07. Due cowboys per un parcheggio
08. Senza le dita
09. Labbra fredde
10. Lucyfer wash
11. Trenino a cherosene
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Il
primo pensiero è "Ma come cazzo doveva trovarsi male
Alessandro Fiori nei Mariposa?". Il secondo è: "Che
bel disco". Ma forse i due pensieri viaggiano insieme. Gli
è che la musiuca che gira qua dentro è così
diversa da quella dei Mariposa! O meglio, la musica forse non tanto:
le canzoni sono diverse. Proprio diverse. Ma forse la chiave sta
tutta nel titolo (che non bisognerebbe mai sottovalutare): "Attento
a me stesso". Come se, per una volta almeno, in attesa di nuovi
sviluppi, Alessandro Fiori avesse voluto dare spazio a quegli universi
molteplici che si incontrano dentro di sè. Un disco che ogni
tanto pecca di intelligenza (con il nemico?) forse eccessiva, e
che altre volte invece si lascia andare fino al limite dell'ingenuità,
ma che proprio in questo suo pendolo è in grado di scoprire
e di offrire emozioni.
Il primo ascolto può anche essere respingente. Mentre di
alcuni autori, come Giancarlo Frigieri, per fare un esempio, si
coglie l'urgenza e la necessità di esprimersi, Fiori è
troppo abile per non far pensare che si stia divertendo a riempire
di parole brani che avrebbe comunque potuto riempire con altre parole.
Avete presente? Giochini simili sono sempre venuti bene a Paolo
Conte, per fare un altro nome. Solo dopo un po', dopo qualche ascolto,
si entra nel gioco e si inizia a gustarlo. Partendo dalle musiche.
Lo strato superficiale del suono è sempre completato sotto
da un infinità di piccoli accenni sonori che sembrano eclettici
rispetto alla tessitura del brano e che, invece, in un secondo tempo,
ti rendi conto di come, in effetti, "siano" la tessitura
stessa.
Iniziamo a fare caso al titolo: "Attento a me stesso"
può essere interpretato anche nel senso di attentato contro
la mia persona. Secondo quanto scrive Fiori sul suo sito (ma, non
so perché, non prenderei alla lettera quello che c'è
scritto), il disco va interpetato come un trittico pittorico: il
primo pannello comprende le prime tre canzoni, il secondo le successive
quattro e il terzo va da "Senza le dita"
a "Trenino a cherosene": Fiori
si diletta a dipingere e a scrivere racconti, continua a essre parte
attiva dei Mariposa e a gestire altre decine di progetti collaterali.
Si definisce "uno che difficilmente può essere accostato
ad altri" e tra gli artisti fonte di ispirazione cita Raymond
Carver, Julio Cortazar, il Jannacci di ”Giovanni Telegrafista”,
Piero Ciampi, il primo Lucio Dalla, Ivan Graziani, Francis Bacon.
Il comunicato stampa dice anche che ”Attento a me
stesso” è un disco che descrive la consapevolezza
che la morte è in essere senza sorpresa (qualcosa che c'è
non ha da arrivare) e riflette sull'interrelazione tra abbandono
e resistenza attraverso una curiosità ed un’arguzia
lirica che ben si coniugano ad uno stile musicale assai originale
e inconfondibile fin dai primi ascolti". A sufficienza
per non farsi amare. Ma poi c'è il disco. E questa è
un altra storia.
Lasciando da parte le menate ed i voli eccessivi Fiori sa scrivere
canzoni e lo fa con un tocco dolce e garbato, a volte quasi favolistico,
con la grazia di un Capossela in stato di grazia e la freschezza
di un Branduardi ante dischi d'oro. E, riconosciamoglielo, riuscendo
a essere se stesso. Gli accostamenti or ora fatti sono solo per
definire un campo, Fiori va per la sua strada e cerca di tracciarla
in modo originale. Ogni tanto gli viene proprio bene ("Senza
le dita"), altre volte con un po' più
di fatica.
"Attento a me" si propone pertanto come
disco a cui fare estrema attenzione, da maneggiare più volte,
con curiosità. Da ascoltare a un primo livello, superficiale,
poi far decantare ed ascoltare da capo, per capire passaggio, chiaroscuri,
pennellate, sfuggite alle prima impressione. E' un disco che impressiona,
ma lo fa piano piano, prendendosi gioco e poi tentando e attentando
di nuovo. Finché questo curioso giochino ti prende la mano
e ti spinge di nuovo a schiacciare su replay.
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