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"Io
sono immortale" è scritto troppo bene per essere scritto
dal solo Shel. E' vero che è da tanti anni in Italia, è
vero che conosce tutte le sottigliezze del nostro idioma, ma un
conto è parlare e un contro è scrivere. L'accento
inglese che fa tanta simpatia nello scritto nel viene. D'altra parte
Shel non fa nulla per negare di avere avuto un "negro",
un "ghost-writer" che aveva il compito di rendere in buon
italiano quello che Shel raccontava. "Solo per un errore il
suo nome non è in copertina assieme al mio, ma rimedieremo".
Rimediamo subito: il merito della bella prosa di "Io sono immortale"
è da attribuire a Marco Cavani, il merito delle belle storie
raccontare va invece tutto a Norman David "Shel" Shapiro.
Parlare con te Shel potrebbe voler dirre affrontare l'universo mondo
della musica italiana, visto che sono 40 anni che lo percorri e
lo frequenti, ma adesso voglio parlare del libro. Come ti è
venuto in mente di scriverlo? E, in secondo luogo, lo hai pensato
in inglese e scritto in italiano?
Io tendenzialmente oramai contro in inglese, ma penso in
italiano (ridiamo). E' la lingua della scuola. I numeri sono ancora
in inglese, ma penso in italiano.
Ma
è scritto molto bene!
Guarda, devo dirti che, non è citato per un errore
della Mondadori, ma un certo signor Marco Cavani, amico mio e
bravo scrittore, mi ha aiutato moltissimo in questo lavoro. Io
ho parlato con lui per giorni e giorni e giorni interi. Lui si
addormentava mentre parlavo. Poi lui ha iniziato a mettere giù
alcune cose, io l'ho riprese in mano, le ho ridisegnate, poi lui
l'ha ripreso, io l'ho ripreso ancora e alla fine è uscita
questa roba qui ...
E' una collaborazione allora?
Sì, assolutamente. Un'altra persona non può
scrivere delle cose mie e ognuno deve fare il proprio mestiere:
però è anche vero che per quanto uno faccia il proprio
mestiere ci sono certi modi di pensare o di esprimersi sulla carta
che solamente quello che lo sta pensando può fare. E deve
insistere che sia così anche se magari non è italiano
correttissimo, però è un taglio di pensiero più
che altro.
Tra l'altro taglio di pensiero con grossa capacità
ironica e autoironica. Che è tipica tua.
Credo di sì, io sono sempre stato abbastanza autoironico,
ho sempre cercato di vedere il sorriso anche nelle cose più
tragiche. In genere c'è spazio per un sorriso anche nelle
cose più serie. Sai come quando si va a un funerale e viene
un attacco di risa? Sai quelle cose imbarazzanti, ma che fanno
parte della natura umana per il rifiuto di quello che stai vivendo.
Assolutamente sì. Che è poi anche
il motivo per cui ai funerali scoppiano storie d'amore ...
Può darsi, questo non lo sapevo, però immagino.
Può capitare.
Un'altra cosa che ho visto, leggendo il libro è che non
le mandi proprio a dire a nessuno! Tutte le volte che hai qualcosa
da dire a qualcuno ... Zac, parte la frecciata!
Ma non mi pare. Non credo che sia in senso negativo. E' che noi
viviamo in una società talmente ipocrita che tutti fanno
finta di adorare l'uno e l'altro. Vivivamo in una società
ormai acritica e questa acriticità rende ormai mediocre
la nostra società. Tutti sono "straordinari",
tutti sono "la fine del mondo", tutti sono "una
roba insuperabile", quando il più delle volte è
gente che non fa niente di particolare. E' solamente che in pubblico
è talmente rincoglionito che non riesce più neanche
a valutare cosa è il bello e cosa è il brutto!
Sì, ma in questo caso tu fai proprio nomi e cognomi.
Lo fai sempre con lo stesso umorismo e la stessa bonomia, per
cui penso non se la piglierà nessuno, però è
bello questo, è divertente.
Io credo che ... parlo di persone con cui ho lavorato. Non parlo
di persone di cui non so nulla. E poi qualche pensiero sì,
c'è, ma sono pensieri di tutti. Non credo che siano pensieri
solamente miei.
Senti, come ex-ragazzo-degli-anni-Sessanta mi è
piaciuto molto vedere ancora questa rivalità e amicizia
tra Vandelli e Shapiro (ridiamo)
Maurizio e io siamo ... c'è molta gente che vede
... oddio ormai no, ormai è tutto finito. Però era
carino reintrodurre questa rivalità. Vent'anni fa ne abbiamo
parlato spesso di questa cosa, come avrai letto e abbiamo fatto
pure un po' di cose insieme. Era carina l'idea che, visto che
l'Equipe è sempre stata vista nella figura di Maurizio,
noi siamo stati gli amici-nemici degli anni Sessanta. Quindi mi
sembrava assolutamente logico che io parlassi anche di Maurizio.
Come i Beatles e i Rolling Stones. In questo caso i Rokes
si sentivano più Beatles o Rolling Stones?
Uh, non ne ho idea! Io personalmente sono sempre stato più
Rolling Stones.
Anche
perché, ho letto nel libro, che dici che i Rokes non sono
stati un fenomeno nazionalpopolare.
Io non credo. Visto a 40 anni di distanza, credo che sia un po'
come dico io. Ma forse neanche l'Equipe era nazionalpopolare.
Questo arrivo del beat era solamente per i ragazzi. Tu diventi
nazionalpopolare quando vieni accettato dai 5 anni ai 95 anni.
Quella è la dimensione del nazionalpopolare, oltre a tutti
gli altri pensieri in merito che ci sono nel libro. Farsi ammettere
dai diversi blocchi d'età.
In fin dei conti, dici nel libro, tu ti senti ancora una
rockstar. O meglio, pensi in futuro di diventare una rockstar.
(ride) Sì, ma certo! No, ma lo sai cos'è? "Io
sono immortale" ... come spiegarlo? E' in qualche modo una
specie di dito medio nei confronti del mondo ... e anche della
morte. La verità, Giorgio, è che io non penso alla
morte. La verità è che quando tu prendi in mano
una chitarra a 15 anni, come ho fatto io e inizi a innamorarti
della chitarra e bla bla bla ... l'unica cosa che pensi è
che tu devi suonare. Non hai altre visioni. Non fai mai i conti
con la morte a 18/20 anni, anche se succedono tragedie intorno
a noi. Lo sappiamo che succede, ma uno non fa i conti con la morte
è proprio un segno, un tratto della gioventù. Credo
che crescendo, appassionati alla musica, alla chitarra o a una
pianoforte o a uno studio di registrazione o come adesso in teatro
con Edmondo (Berselli - NdR) coltivo questa incoscienza che fa
sì che io non ci pensi alla morte. E' in quel senso che
lo dico. E' una dichiarazione di incoscienza. Non so nemmeno se
lo vorrei essere. E' proprio un segno di incoscienza.
La musica quindi ti dà ancora tanto? Ti senti coinvolto?
La musica mi dà ancora tanto sì. Meno adesso di
quanto avevo 20/30 anni, ma dipende anche lì da cosa sto
facendo. In questo momento sto facendo Shylock con Moni Ovadia,
dove c'è pochissima musica. E' molto più una cosa
da teatro "colto" in qualche modo. "Capri"
(la fiction televisiva - Ndr) è per teatranti non colti,
ma non per questo meno pregevole. Io trovo che c'è un gruppo
di attori che lavorano in queste produzioni, che magari fanno
piccole cose, magari non vengono notati, però cazzo sono
tutti professionisti che hanno studiato, che hanno frequentato
l'accademia, è gente che ha quella passione che io ho avuto
per la musica allora e tutto quel lavoro che sia fiction o teatro
colto ha esattamente lo stesso valore di impegno.
Il tuo romanzo è molto impudico. Hai messo tutto
in piazza. Hai raccontato tutto di te, come si farebbe a un amico
quasi.
Mah, io ... me l'hanno già detto un paio di persone.
Altrimenti non so perché uno dovrebbe comprare questo libro!
Se uno non vuol sapere come sono io cosa cazzo compra questo libro
a fare? No, non c'è tutto. Però c'è forse
la parte migliore di me e anche la parte peggiore di me. In questo
senso penso che sia tendenzialmente onesto. Un'amica mia mi ha
detto che è "oltraggiosamente onesto". Se vuoi
scrivere un libro sulla mia vita o faccio una cosa dove io sembro
Dio, dove sembra che viva a cinque metri di altezza per tutta
la vita. E invece non è così. Abbiamo tutti i nostri
momenti di gioia e quelli di dolore.
Parliamo della copertina adesso. Tu dici nel libro che
"vedere Don Backy nella vasca da bagno è stato uno
shock" e poi ci servi una copertina nuda, vestito solo di
una chitarra, come la Cuccarini! Scioccante anche questo, no?
Sì, è vero. Solamente che io trovo che questa copertina
è l'essenza di tutto questo libro. E' la trasgressione
del rock. Lo fai a 18 anni e nessuno dice niente. La fai a 18
anni una foto così e tutti dicono "sì, vabbè
... sono ragazzi". Lo fai a 60 anni e dicono: "ma questo
è un pazzo! Sei proprio scemo!" E' vero, sono proprio
scemo (ride)
A me è piaciuta moltissimo la copertina, la trovo perfettamente
in linea.
Sono contento. Io la trovo assolutamente geniale. C'è
tutta l'ironia di quello che io ho potuto vivere nel bene e nel
male in quella foto.
Un'ultima domanda. Ti ho sentito dal vivo in un concerto al Blue
Note, qualche anno fa, dove facevi due bellissime cover di De
André in inglese. Avranno un seguito?
No, ho fatto solo "Sand Creek".
Non ne ho fatto delle altre.
Forse sì, solo una, però mi hai detto che ne avevi
scritte delle altre. Poi nel libro leggo che sostieni che Fabrizio
è stato trasformato in un'icona, dopo la morte, e forse
non è esattamente quello che avrebbe voluto.
E' una mia sensazione. Comunque "Sand Creek"
è uscita su disco, su "Acoustic Circus".
Invece le altre due canzoni che ho tradotto, mah chissà
... forse un giorno. Vedi, io ho assistito in questi ultimi anni
a questa tendenza degenerativa che tutti corrono a fare le canzoni
di Fabrizio, come tutti erano corsi a fare quelle di Battisti.
Lo trovo senza tatto. Trovo che ci sia un fondo di non buongusto.
Capisco che il meccanismo è anche quello di volere fare
omaggio a un grande artista. Ma il modo migliore di rendere omaggio
è fare sì che non venga contaminato, che ci sia
un rigore attorno all'artista. Tu ami De André, allora
devi avere il coraggio di non fare De André e di lasciare
che l'unica versione di quelle canzoni sia la sua. E vaffanculo!
Come direbbe Fabrizio ...
Sand Creek, poi l'ho fatta, ti dico ancora questo, perché
Dori mi aveva chiesto di fare questi tre testi in inglese su brani
di Fabrizio per Patti Smith. Patti poi ne ha cantata una "Love
come and go", "Amore che vieni,
amore che vai". Sand Creek invece è
venuta fuori così bene! L'avevo già montato, perché
mi piaceva questo andamento molto Bo Diddley che avevo fatto io.
Che era totalmente diverso dall'originale. L'avevo fatto a Genova
per Buon compleanno Faber, assieme alla Pfm e avevo avuto una
reazione così bella dal pubblico che ho deciso di metterla
nel disco. Tanto non è immediatamente riallacciabile a
De André. E' anche in un'altra lingua.
Questo è proprio un omaggio.
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