Incontriamo
Paola Turci a Milano prima di una sua esibizione al Blue Note. E'
da poco uscito il suo "Tra i fuochi in mezzo al cielo",
un lungo viaggio interiore nelle emozioni, nei sentimenti, negli
stati d’animo. Paola racconta, parla, urla anche, scava, graffia.
"Sono riuscita ad esprimere dolcezze di cui non mi vergogno
più - ha detto Paola - ho bussato alla porta dei miei divieti
e ho messo in luce quello che ho sempre nascosto: la perdita, l'abbandono,
le debolezze e persino la paura di parlare di un abuso, di una violenza”.
Adesso, nelle more del tour con Max Gazzè e Marina Rei. torna
sul palco, armata della sola chitarra, per presentare i suoi successi
in chiave intimista.
Per
queste serate al Blue Note ritorni un po’ alla tua immagine
di "ragazza con la chitarra", quella con cui sei partita.
Perché questa scelta di risuonare le tue canzoni in chiave
intimista? E' una specie di "riportando tutto a casa?"
"Beh,
può essere una bella chiave di lettura anche quella…
In realtà ho voluto adattare le mie canzoni al luogo, alla
gente che ci potrà essere, all’atmosfera intima.
Infatti la ragazza con la chitarra aveva dietro una band, questa
volta è proprio solo con la chitarra, o meglio, con un
violinista".
Come
hai scelto la scaletta?
"Sicuramente non in base alla notorietà, anche
se poi ci sono finiti dentro anche brani come "Bambini"
o "Paloma Negra". Ho scelto i pezzi in base alla loro
possibilità di essere arrangiati in maniera intima e proposti
in un luogo dove il contatto con il pubblico è molto stretto
e lo scambio è diretto".
A
proposito di intimità, Il tuo ultimo lavoro è molto
intimo: parli di dolcezza, ma anche di perdita, abbandono, debolezza
e violenza, tutti temi che non avevi mai toccato prima. Cosa ha
fatto scattare la molla che ti ha consentito di aprirti così
a fondo?
"E’ stato il perdono. Il perdono nei confronti
di me stessa. Mi hanno aiutato molto anche due anni di analisi
e sono arrivata a un punto in cui ho deciso che era ora di far
combaciare quello che volevo far vedere di essere con quello che
sono davvero. Una presa di coscienza, ecco. Così ho lasciato
uscire tutto quello che mi provoca emozione, in senso dolce, ma
anche in senso forte. E ho buttato fuori temi pesanti, la violenza,
la guerra, la pedofilia. Facendo un bilancio due anni dopo sono
sicura di aver fatto la cosa giusta".
Un
po' di tempo fa circolava la voce di un tuo progetto di un album-
tributo alla canzone d’autore anni ’60, con cover
di Bindi, Endrigo, Paoli e Ferrè. Si è ridotto alla
chiusa di "tra i fuochi in mezzo al cielo" con quella
splendida interpretazione di "Tu non dici mai niente"
o pensi di portarlo avanti?
"L’interpretazione è una delle mie passioni,
fin da quando ero piccola. Mi piace proprio, imparo subito le
canzoni che ascolto e provo a ricantarle. Quindi questo album
prima o poi ci sarà. Anche se ormai l’idea è
un po’ inflazionata, di album-tributo se ne sono fatti così
tanti…"
Cosa
c'è nel tuo futuro? qual'è il tuo prossimo progetto?
"Sto scrivendo un libro a quattro mani con un’amica
giornalista e docente universitaria. E’ scritto a quattro
mani ma non insieme, nel senso che è la stessa storia raccontata
da due diversi io narranti, da due punti di vista, insomma, scritto
da due persone ma non insieme. La storia poi si intersecherà
in qualche modo, ma non sappiamo ancora bene come. E’ un
romanzo che parla di vita, anche della mia vita di questo ultimo
anno".
E
dalla parte musicale?
"Mi metterò a lavorare al mio disco del cuore
appena finito il tour col trio. A meno che il tour non ci prenda
la mano e non ci faccia decidere di farlo diventare qualcosa di
più “tangibile”