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Sentire
Dario Canossi è sempre un piacere, Come sentire un fratello
di sangue. Grandi risate, bicchieri di vino, buoni formaggi, un
paio di fette di salame e tante idee per la testa che non basta
il tempo a contenerle. Basti pensare che, nel mentre che stavano
registrando "Flel" i mitici Luf sono riusciti a mettere
in piedi un progetto che si preannuncia come una vera chicca: "I
Luf cantano Guccini". Restiamo a vedere (o ad ascoltare). Per
adesso è tempo di sentire "Flel" e rendersi conto
che, ancora una volta, Canossi e i Luf non hanno sbagliato la presa.
Anche "Flel" è uno di quei dischi che vanno ascoltaticon
attenzione. Per ascoltarlo meglio lo abbiamo fatto con Dario, canzone
per canzone.
Allora Dario, eccoci con un nuovo disco. Sono
passati tre anni dal"Paradis del Diaol", uno degli "Imperdibili
di Bielle" del 2007 e adesso già mi costringi a
mettere "Flel" tra gli "Imperdibili
del 2010"?
Praticamente sì sono passati tre anni, perché era
stato presentato in maggio di tre anni fa.
In
questi tre anni però è uscito un disco in dialetto,
"So nahit in val Camonega", il disco con Oreglio, "Giù"
e poi un po' di ... regali natalizi.
Dei gentili cadeaux! (Ridiamo)
Queste canzoni sono tutte dell'ultimo periodo? Come le
hai scritte? Quale è stata la maturazione del disco?
Le canzoni, eccetto "Regina delle sei"
che è una canzone storica ...
... che viene da lontano
... è una canzone pre-Luf, le altre sono tutte canzoni
venute in quest'ultimo periodo, in maniera tranquilla, un pezzettino
al giorno in questi ultimi tre anni, a più che altro in
questo ultimo anno che è stato consacrato alla produzione
del disco.
Quindi la più vecchia è "Regina delle
sei" e la più nuova?
L'ultima che ho scritto ... beh, io scrivo spesso diverse cose
insieme ... il testo di "Dal nido"
l'ho finito in Camargue questa estate.
Partiamo proprio "Dal nido" che è una
canzone dedicata o ispirata a Fabrizio De André. Come ti
è venuta la voglia? Tu sei da sempre appassionato di Fabrizio
...
Io ho una frequentazione affettiva di lunghissima data con De
André, Fabrizio fa parte del mio programma didattico, insegno
De André ai ragazzi da almeno vent'anni, in tempi non sospetti.
Non sospetti! Appunto, qui sta la differenza.
Onestamente sì. Dopo la sua morte ho smesso di fare le
lezioni-concerto sull'opera di Fabrizio che avevo sempre fatto,
perché ho visto tanti di quegli avvoltoi. Ho visto nascere
centinaia di gruppi che sono passati dal liscio più volgare
a portare in giro De André, gente che ha suonato "per
la pecunia e per la Padania" (ridiamo).
Ma anche gente famosa! Non diciamo i nomi, ma li sappiamo.
Quelli non sono comparsi nel mio giro ahimé, io parlo degli
altri. Io continuo a insegnarlo ai miei ragazzi e basta (Canossi
è professore di musica a Monticello Brianza da molto tempo).
"Dal nido" è un ringraziamento
a De André ed è un po' la posizione di chi, come
me, si sente molto figlio suo dal punto di vista artistico. Ed
è in fondo un po' una canzone a un padre che non c'è
più da parte di un figlio che alla fine ha cercato di volare
da quel nido, ma si è schiantato brutalmente per terra,
perché volare da così in alto è estremamente
difficile. "Tu mi hai insegnato molto, ho imparato nulla".
Ecco è un grazie a Fabrizio per tutto quello che ci ha
insegnato, che ci ha dato, per il coraggio. In questo momento
mancano voi libere come la sua che dicano delle cose con la stessa
intensità poetica e che dicano però qualcosa che
sia una voce fuori dal coro. C'è tutto questo coro molto
intonato ora (ridiamo).
Anche troppo. "Quando si aprirà di nuovo quella porta
/ tu sarai di là e io di qua" è un parlare
all'omra del personaggio. Sei quasi come Orfeo che va a trovare
agli inferi l'illustre scomparso.
Spero il più tardi possibile! (ridiamo)
Ripartendo dall'inizio. "Africa"? Una delle
più belle canzoni dell'album, da dove nasce?
"Africa" nasce dal racconto
di una ragazza bianca, delle valli bergamasche, che è nata
in Africa e poi lei ha il mito dell'aquila, del falco, delle montagne
ed è nata là. E' nata ed è cresciuta nelle
strade di una città africana, Il padre lavorava là
e la famiglia lo ha seguito. E' ntata e cresciuta in un villaggio,
poi ha dovuto venire via ed è tornata in Italia, col rimpianto
in continuazione di questa Africa, con questo sogno sempre nel
cuore. Da una chiacchierata con lei è nata questa canzone.
E' una visione completamnete diversa, perché lei ha "visto
l'Africa con gli occhi dell'aquila".
La trovo molto interessante anche musicalmente questa
canzone. Con questo forte inizio di percussioni africane che poi
si fonde con i fiati di casa nostra, delle tue valli. Un po' come
un incontro di cultura tra le percussioni vagamente tribali e
la musica più "lufica". Anche"Stella clandestina"
parla di immigrazione, ma in situazione rovesciata.
Sì, in fondo "Stella clandestina"
nasce quando iniziano a uscire queste leggi "razziali",
queste leggi per cui, da un giorno all'altro ti trovi clandestino.
E se ti trovi clandestino e hai 20 anni, 30 anni è un problema,
ma se ti trovi clandestino che ancora sei un bambino di due anni?
E' una tragedia! E' una visione di questi due bambini che oggi
sono ancora da considerarsi bambini, ma da domani saranno clandestini,
con tutto quello che ne consegue. Qualcuno ha tradito il suo Vangelo
per poter far questo. E' un problema di civiltà.
In effetti tu non rinunci mai a lanciare tematiche sociale,
così come non rinunci mai ai balli sull'aia, come è
il caso di "Flel" che è l'altro aspetto dei Luf.
Diciamo che invecchiando anche attraverso le canzoni, i testi
sono meno "cattivi", meno graffianti. Lasciano forse
un segno diverso. "Stella clandestina" una la prende
anche come una ballata tenera ...
Sì, però graffia dentro!
Un segno gli rimane. "Flel"
invece è la classica canzone "luffica" del divertimento,
proprio l'aia in cui si picchiava col flel che è un bastone
doppio che serviva a battere il grano o "scoreggiare il grano"
come si dice dalle mie parti. Ho poi scoperto che il flel viene
utilizzato in tutta Europa, viene usato in India e c'è
addirittura un'arma di quelle che usano per le arti marziali,
quella coi due pezzi di legno legati insieme da un filo di ferro,
che deriva proprio dal flel. Questa è una canzone che nasce
in maniera divertente. Sono a pranzo con mio zio 83enne che è
ancora in giro con la motosega e tagliare piante in montagna e
mi racconta di questa battitura del grano emi dice: "guarda
che bisognava andare a tempo! Erano quattro da una parte e quattro
dall'altra. Se uno andava fuori tempo, tracchete, lo segavano,
lo bloccavano e si ripartiva". Questa idea che bisognasse
andare a tempo anche in questo momento mi ha colpito. Era proprio
una musica quella che usciva dalle aie. E da lì la costruzione
del brano e la considerazione che quando arriva il frumento se
ne va la fame. E' un momento un po' di gioia. La fabbricazione
del pane, il sapore e l'odore del pane e la fine della fame.
Come gli spiritual dei negri che raccoglievano il cotone ... Anche
lì serviva per dare il tempo:
Bravissimo! E' proprio una worksong.
Tra l'altro c'è una grande ospitata qua dentro
...
C'è una grande ospitata che ci ha fatto un sacco piacere
il fatto che Davide Van De Sfroos decidesse di cantare con noi.
Evidentemente dopo dieci anni i tempi erano maturi, per cui lui
è stato felice di fare con noi.
Ed ha raddoppiato il "Tira la bara al Fra'"
Sì, lì c'è stata l'apoteosi perché
far cantare in italiano in un brano tutto in dialetto Davide Van
De Sfroos è il massimo della provocazione (ridiamo). E'
come volere Cicciolina vestita (ridiamo). Abbiamo deciso di fare
questa cosa "strana" e lui ha accettato di buon grado
perché è una persona di grande spirito, oltre che
d grande capacità. Ha poi tradotto lui in dialetto laghèe
il pezzo che canta in "Flel" che io avevo scritto in
dialetto camuno. La strofa l'ha tradotta lui al momento. Noi quando
la facciamo dal vivo la cantiamo tutta in camuno, ma sul disco
c'è questa commistione di dialetti. "Tira la barba
al Fra'" è a sua vola una canzone allegra "luffica".
Questo povero diavolo che si deve sposare e non ha soldi pensa
di rubarli al frate. Allora c'erano in giro i frati della "cerca"
che andavano casa per casa a raccogliere le offerte. E il nostro
ha pensato "se gli rubo un sacco chissà come è
pieno! Finalmente potrò sposarmi". Convinto che il
frate fosse un mollaccione scopre poi che era sì grosso
come una botte, ma anche veloce come una cavalletta, gli vola
addosso e lo massacra di botte. E alla fine il bandito improvvisato
si arrende, chiede perdono e dice "vengo anch'io nel convento".
"La neve" e "Fortuna" sono due canzoni vostre
al cento per cento.
Certo. La neve per me è stata la compagna dei miei giochi
da fanciullo. Per noi la neve era il gioco gratuito e più
diffuso. Ti divertivi, non costava niente. ci stavi pomeriggi
e giorni interi. Per cui è sempre rimasta nel mio cuore
e nei miei dischi, in tutti i miei dischi almeno la parola "neve"
ci deve essere.
Lozio è in montagna?
Lozio, mio paese natale, è a 1000 metri di altitudine.
Eh, certo che di neve ce n'era!
Ah, lì di neve ce n'è sempre stata. E ce n'è
tuttora. "Fortuna"
è una canzone che è una sorta di ripresa. Noi l'avevamo
regalata due anni fa per una compilation di canzoni in dialetto
bresciano che si chiama "Al gho da cuntala" (Devo raccontartela),
ci avevano chiesto un brano e gli avevamo dato questo. L'avevamo
registrato allora e abbiamo deciso adesso di ri-registrarla perché
ci tenevamo e volevamo riportarla nell'alveo dei Luf in modo che
la nostra gente potesse averlo. Dice tutto il ritornello: "La
fortuna è una carta bianca / tocca a te scrivere quello
che ti manca". La tua fortuna sei tu.
Veniamo adesso a un'altro pezzo forte del disco: "Angelo".
La prima volta che l'ho ascoltato mi sono detto: "Ecco che
il Canossi mi è diventato un baciapile", poi leggo
sul libretto che invece è dedicato il brano alla memoria
di Angelo Pozzi, volontario vero e sincero.
E' dedicata a lui. Quando ancora mi occupavo di politica e facevo
il vicesindaco c'erano diverse persone che si occupavano di volontariato,
Angelo era uno delle persone più belle che abbia mai conosciuto,
mai che facesse pesare il lavoro che faceva, una persona di quelle
che te ne accorgi solo quando non ci sono più. E' morto
giovane e mi ha toccato il cuore. Ho voluto dedicare questa canzone
a lui perché tutti i giorni ci sono tante persone che si
fanno ogni giorno un mazzo grosso come una montagna per gli altri
e nessuno li ricorda.
E' anche molto bello il fatto che la musica sia così
serena. Ti porta bene dentro l'argomento. Una specie di country,
un po' diverso dai Luf soliti, ma molto bello. "Regina delle
sei", invece dicevi che è un ripescaggio.
E' un ripescaggio anche perché per me "Regina
delle sei" è stata un po' la canzone della
svolta. Alla fine degli anni '90, alla fine del secolo scorso,
quando ancora ci chiamavamo Charlie Hill Company e cercavamo di
fare i rocchettari, ci fu una persona con la quale avemmo anche
delle discussioni che mi disse: "Voi quando fate rock
siete come tanti altri, ma quando fate folk siete originali e
create qualcosa di diverso". E aveva sentito "Regina
delle sei". Gli diedi ragione e nacquero i Luf. Diciamo che
"Regina delle sei" è stato il punto di svolta.
Lui mi disse: "Questa canzone deve essere un po' il paradigma
di quello che andrete a fare. Se fate cose di questo tipo avrete
una forza molto particolare". A dieci anni di distanza
rende ancora.
Certo, poi ti ho sempre detto che la rilettura "lufica"
funziona. Infatti quello che mi aspetto adesso, a questo punto
della vostra carriera, è un album di cover dei Luf, per
vedere come vengono alcune canzoni rifatte da voi.
Allora, questa cosa che tu hai detto ci ha lasciato basiti, perché
stavamo proprio pensando quello. Noi abbiamo nel cassetto un progetto
che cova sotto le ceneri, perché poi noi siamo dopolavoristi
e facciamo fatica a fare tante cose contemporaneamente. Noi abbiamo
il nostro "I Luf cantano Guccini" che è lì.
Quasi pronto. La nostra idea è proprio quella di fare uno
spettacolo vero tutto sul grande Vate che affonteremo in modo
preciso con le sue canzoni "luffandole".
E questo sarebbe ancora più bello perché
in questo momento sembra che Guccini se lo siano dimenticati tutti
Sembra che non abbia scritto niente! Ho letto stamattina nel libro
di Shel Shapiro che scriveva De André è diventato
un'icona e Guccini se lo sono dimenticati tutti, perché
non è morto. Uno deve morire per essere ricordato?
Facciamo che viva fino al 2080 e ricordiamolo adesso perchè
per me assieme a De André è una lro padre. Questo
è un padre che ho dovuto "uccidere" prima perché
la mia voce somigliava alla sua. Ho passato metà della
vita a togliermi quel timbro e adesso che metà delle vita
è passata me ne posso riappropriare.
Vediamo le altre canzoni: "Littel Monchi"? Un
personaggio conosciuto, direi? Il re delle tivù.
Vedete voi. Non non diciamo niente (ridiamo). Penso che con l'ironia
si possa fare molte cose. "Luna di rame e di
ottone" era già uscita sul cd di Natale,
ma non è la stessa versione. C'è uno special in
mezzo con l'intervento di Ale e Karim del Circo Abusivo che è
un gruppo della Valtellina che ha fatto questo inserto arabeggiante.
"Basta" l'abbiamo scritta
assieme a Flavio Oreglio per il disco "Giù"
ed è una delle due canzoni, assieme a "Vorrei"
che sentivo particolarmente mie e volevo che fossero a disposizione
del nostro pubblico. "Il treno delle sei"
era presente come lato B sul 45 giri di Natale.
Un'ultima domanda: i Luf le canzoni le provano in concerto
prima di andare su disco oppure prima le incidono e poi le cantano
quando è uscito il disco?
Di solito quando nascevano le canzoni le iniziavamo a suonare
in concerto. Questo disco no. E' stato praticamente fatto tutto
in sala prima di portarlo fuori. Adesso parte il tour.
Dovuti i complimenti per il libretto che è proprio
bello. Più grande di un libretto normale e con fotografie
di grande qualità. Ottimi grafici.
Noi abbiamo la fortuna di essere seguito da questo studio, le
zampediverse di Monticello che sono dei geni.
Questa volta abbiamo anche avuto la fortuna di avere Remo Di Gennaro
che è uno dei migliori fotografi italiani che ce l'hanno
recuperato le zampediverse che sono amici e questo lavoro l'hanno
fatto assolutamente gratis. La cosa bella è stata quando
ci fanno: "abbiamo noi un fotografo bravissimo". "Sì,
Moreno, faccio io, ma quanto costa?". "Ma guarda, costa
talmente tanto che non potreste pagarlo. Quindi viene gratis!"
(Ridiamo). "Allora va bene. Il prezzo è giusto!".
Abbiamo curato molto anche il tipo di carta con lo stampatore,
carte non trattate in modo tale da avere anche meno plastica e
meno inquinamento in giro.
Bel disco, bel contenuto e bella forma. Quindi siamo a
posto. Ora sotto con le cover!
No, adesso pensiamo a far girare questo checi è costato
veramente tanta fatica, per cui il discorso da fare adesso è
farlo conoscere il più possibile che poi è proprio
il limite più grosso che noi autoprodotti affrontiamo.
Purtroppo per noi manca il passaggio importante che è quello
della promozione e che, ahimè, fa ancora la differenza.
Dovete anche riuscire a uscire dalla zona e farvi conoscere
anche fuori.
Sì, per quello c'è da dire che grazie ad alcune
realtà come Buscadero e Bielle che comunque hanno una visibilità
nazionale, sta succedendo. Ci chiamano da diverse parti d'Italia.
Qualcosa si sta muovendo. Il problema sono i numeri.
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