
|
All’inizio
del ventesimo secolo il compositore inglese Richard Walthew definì
la musica da camera come “la musica degli amici”.
E la storia che ha portato il suonatore di kora maliano Ballaké
Sissoko e il violoncellista francese Vincent Segal ad unire i
propri strumenti nell’album “Chamber Music”
non sembra essere altro che quella di due amici.
L’incontro è avvenuto parecchi anni fa in Francia,
in occasione di un festival in cui Segal suonava con la sua band.
Sissoko, che all’epoca lavorava sotto la stessa etichetta,
gli chiese, dopo averlo ascoltato, di far qualcosa insieme. "Dissi
subito sì, buona idea - racconta Segal - sapevo
che potevo fare qualcosa con la kora perché conoscevo altri
suonatori del Mali e conoscevo lo stile di Sissoko, e poi ero stanco
di fare musica elettrica".
Da quel momento i due artisti hanno iniziato a suonare insieme,
semplicemente, quando ce n’era il tempo. Ed hanno iniziato
a diventare amici, a conoscere le proprie famiglie, a veder giocare
insieme i propri figli.
E i loro strumenti - la kora, a metà strada tra un’arpa
e un liuto, con la sua grande cassa armonica ricavata da una zucca,
e il violoncello, con quella sua forma di donna (Segal ne disegna
la sagoma con un gesto delle mani ) - hanno cercato e trovato
un linguaggio comune attraverso il quale dialogare, superando
o sfruttando così ogni possibile distanza imputabile alle
diverse origini culturali e musicali dei due artisti.
Il primo concerto a Lione, poi l’Africa, poi ancora la Francia,
e così via fino ad arrivare al maggio 2009, quando a Bamako,
Sissoko e Segal registrano in tre notti le dieci tracce che compongono
“Chamber Music”.
"È
importante sottolineare – spiega Segal – che
il progetto è stato portato avanti in Africa dove Ballaké
ne ha seguito gli aspetti economici, organizzativi e creativi.
Perché la tendenza - continua il musicista –
è di collegare la musica africana alla discografia
Europea".
Tuttavia questo è un album in cui l’Africa risuona
inevitabilmente, in quella predominanza data agli aspetti ritmici
della musica, fatta di moduli brevi e ripetitivi in continua variazione.
Se è la kora a segnare più frequentemente la struttura
ritmica del brano, spesso i due musicisti si scambiano i ruoli:
accade quando Segal mette da parte l’archetto con la sua
resa melodica, e inizia a pizzicare le corde, prendendo così
in mano l’andamento sincopato, quasi tribale, del pezzo.
"Ma in “Chamber Music” – spiega
ancora il violoncellista – risuona soprattutto il modo
africano di concepire la musica. La povertà di molta musica
europea risiede nell’intenzione di fissarla nella scrittura:
la partitura è piatta come il computer per un designer.
In Africa la scrittura non è importante, ciò che
conta è il tempo e ciò che succede al suo interno".
A vederli suonare dal vivo (l'occasione del nostro incontro è
stato alla Salumeria della Musica di Milano, dove hanno fatto
tappa per presentare l'album - NdR) si ha l’impressione
che Sissoko e Segal stiano improvvisando, e che se volessero potrebbero
andare avanti all’infinito. Il primo incomincia, l’altro
lo insegue, mentre le quattro mani si muovono velocemente sulle
corde. I suoni si fondono senza mai confondersi. Gli occhi sono
chiusi, poi si cercano, a volte sorridono, a confermare un’intima
e sempre rinnovata complicità.
Per raccontare storie non occorrono troppe parole e non è
indispensabile gridarle. Bastano pochi elementi essenziali da
dire col tono necessario affinché vengano uditi da un gruppo
di amici, raccolti all’interno di una stanza.
|