I
magnifici sette |
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C'era
una volta ...
di
Giorgio Maimone
C'era una volta un decennio che adesso non c'è
più. Iniziava dall'anno Zero e finiva nell'anno
9 del terzo millennio. Agli albori del nuovo secolo
(o del nuovo millennio) nasceva anche Bielle e, con
Bielle, la vogli di ricordare anno per anno quali dischi
sarebbe stato il caso di ricordare edi portarsi dietro
negli anni successivi per fare una specie di cronaca/storia
in diretta della breve vita della canzone d'autore,
vista dal nostro punto di vista. E qual è il
punto di vista di Bielle? Attenzione ai testi, alle
tematiche sociali (ebbene sì, qui dentro girano
pericolosi comunisti e anarchici non pentiti), alla
musica come cultura, ossia conoscenza del passato per
cercare strade per il futuro, ossia coscienza delle
proprie radici. Poi, da qui in avanti, contano le preferenze
personali. Personalmente metterò sempre un disco
di Luigi Maieron prima di uno (qualsiasi) di Ligabue,
ma capisco perfettamente che questo non è il
pensiero corrente. Per esempio tra Modena City Ramblers
e Gang ho sempre scelto i secondi. Tra Beatles e Rolling
Stones i primi e tra Bob Dylan e Bruce Springsteen ...
entrambi. E allora arriviamo a noi, a questo decennio
che ci è scappato via, ennesimo decennio sprecato
sulla strada del progresso sociale e regalato alla destra
clerico-fascista e razzista , ma caratterizzato da ottima
musica. Senz'altro meglio, sotto il profilo musicale,
dei dimenticabili anni '90 e dei cialtroni anni '80.
Musicalmente per trovare un periodo così ricco
bisogna tornare agli anni '70. Certo che poi ogni decennio
ha dato alla luce capolavori: gli anni '80 sono stati
quelli di "Creuza de ma",
di "La pianta del te", di
"Bollicine" e di "Titanic"
o "Aguaplano", gli anni '90
quelli dei due dischi dal vivo di Ivano Fossati: "Buontempo"
e "Carte da decifrare"e di
"Lindbergh", "Café
del la paix" e "Anime Salve"
o "Parnassius Guccini". E
gli anni Zero? Di chi sono stati? Noi abbiamo selezionato
sette nomi su tutti: i magnifici sette: Vinicio Capossela,
Gianmaria Testa, Sulutumana, Davide Van De Sfroos, Luigi
Maieron, Francesco De Gregori e Max Manfredi. Tutti
autori che hanno fatto più di un album di valore
in questi dieci anni. Ecco, senza di loro, questi anni
Zero sarebbero stati molto più bui.
Il
tramonto dei grandi vecchi
Gli
anni Zero, peraltro, sono stati anche gli anni che
hanno visto tramontare il cantautorato tradizionale:
prima che il millennio finisse ci halasciato Fabrizio
De André e il vuoto non è mai stato
colmato.Poco dopo anche Gaber ci ha lasciato. Paolo
Conte ha praticamente dichiarato di non aver più
voglia di fare canzoni e dopo 9 anni di silenzio
è uscito col modesto "Elegia" e
nel 2008 con "Psiche". Vasco Rossi continua
a fare di tanto in tanto qualche buona canzone,
ma il respiro di un album intero di valore non ce
l'ha più. Pure Ivano Fossati nel terzo millennio
si è un po' appannato: due album minori ("Lampo
viaggiatore" e "Musica
moderna", uno brutto ("Arcangelo")
e uno inutile (il solo musicale "Not
one word"). Battiato ha fatto di più,
ma con troppe cover (la serie infinita di "Fleurs").
Ligabue si è avvitato su se stesso, con troppi
live e pochi brani nuovi. Però con "Primo
tempo" ha fatto un bel riassunto della
prima parte della sua carriera. Francesco Guccini
ha fatto solo due dischi e solo "Stagioni"
in parte degno della sua fama. Nessuna buona nuova
da Lucio Dalla, se non la ripresa della collaborazione
con De Gregori. Gino Paoli ha passato il tempo a
celebrarsi. Jannacci ha iniziato bene il millennio
ma nel 2003 si è fermato (come dischi nuovi)
ed ha preso a celebrarsi a sua volta. Tra gli storici
restano in piena attività solo Francesco
De Gregori (anche troppo: 5 album di studio e 3
live! E "Amore
nel pomeriggio" è uno dei
migliori del decennio) e Claudio Lolli (2 album
di inediti e 7 di rifacimenti vari).
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| I
sette samurai
Max
Manfredi è ritornato alla grande dopo anni di
silenzio: dopo un esordio promettente attorno ai primi
anni '90, una lunga pausa fino al 2001, quando è
uscito il suo capolavoro: "L'intagliatore
dei santi", a nostro parere superiore
al pur bello e premiato "Luna persa".
Ma bello era pure il "Live in blu"
del 2004. I Sulutumana hanno fatto un esordio col botto
con "Danza"
nel 2001, poi sono seguite alterne vicende, ma "Arimo"
del 2008 è stato un altro grande disco. Davide
Van De Sfroos è esploso a livello di massa in
questo decennio, scrollandosi di dosso le bandiere di
parte: l'album migliore, a nostro parere, è stato
"E
semm partii", anche per via dell'effetto
sorpresa. Ma "Pica!" è
stata una conferma fondamentale. Discorso analogo per
Luigi Maierono, esploso (a livello di assoluta nicchia)
nel 2002 con "Si
vif", discorso poi confermato con
"Une primavere" del 2007.
GianMaria Testa invece, finora, ha seguito un percorso
in costante ascesa. Se "Lampo"
nel 1999 era già un ottimo disco, "Altre
latitudini" del 2003 era ancora superiore
e "Da
questa parte del mare" del 2006 si porta addosso
le stimmati del capolavoro. Adesso restiamo in attesa
del nuovo lavoro inedito che dovrebbe arrivare nel corso
del 2010.
Il
caso Capossela
Un
caso a parte è quello rappresentato da Vinicio
Capossela. Emerso negli anni '90 con quattro ottimi
dischi come "All'una e trentacinque
circa" (1990), "Modì"
(1991), "Camera a sud"
(1994), "Il ballo di San Vito"
(1996) e, soprattutto con "Liveinvolvo"
del 1998, Vinicio neglianni zero ha ingranato la
marcia trionfale. Prima con "Canzoni
a manovella" del 2001 e con il tour
relativo che aveva già fatto gridare al miracolo,
poi scrivendo due libri (in questo trovando terreno
comune con Davide Van De Sfroos e Luigi Maieron)
e infine uscendo con "Ovunque
proteggi" nel 2006 che ha fatto
di lui una stella di prima grandezza, maitre a penser
e nuovo cocco dell'intelligentzia tutta, meritandosi
in pieno fama e onori.
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