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BiELLE Eventi

I Luf e il Flel

 

"Danze sull'aia e attenzione sociale"
I Luf a volte cambiano pelle, ma non il pelo
di Leon Ravasi
I concerti dei Luf sono degli eventi. Piccoli e grandi, ma sempre vissuti e partecipati. Il popolo dei Luf li segue e in fondo li adora esattamente così come sono: abbondanti, esuberanti, tanti, caciaroni e casinisti. Eppure i Luf riescono a riunire ironia, passione politica o sociale, partecipazione e senso della festa, con anche delle piccole ma ben coltivate oasi di ballate acustiche. Col passare degli anni (e degli ascolti) sono proprio queste oasi costituite dalle ballate a emergere con più nitidezza. Il ballo sull'aia, alla fine, non offre più di tanto prospettive di sviluppo. Forse il periodo di maggior splendore è stato quello di "Bala e fa balà" che era il disco eponimo del ballo. Ora, che gli anni passano e "la cattiveria" si fa lieve, come spiega Canossi, che i graffi diventano più intimi, dei Luf ci piace la capacità di far pensare. Come in una "Stella clandestina", un "Angelo" o, risalendo le correnti del tempo, "Turna mia indrè" e "Fiore, amore, disertore" o "Ciao Bella". Con De André e Guccini come stelle polari
"Vogliateci/vi bene"
di Fabio Antonelli

Immagini e suoni di altri tempi, un po’ come le immagini inserite nel libretto, tra l’altro stampato secondo la filosofia GreenPrintig, volta alla salvaguardia dell’ambiente attraverso l’uso di materiali (lastre, carta, inchiostri e imballi) a basso impatto ambientale, splendide foto che ritraggono i protagonisti del disco con i loro strumenti incastonati in un ambiente decisamente rurale.

Erano decisamente altri tempi quelli cui si riferiscono, anni in cui non si sprecava nulla, dove non esisteva il superfluo, dove si lavorava aiutandosi reciprocamente per sopravvivere, in cui si viveva in stretto contatto con la natura a volte avara e crudele ma attenzione, è vero i Luf rimangono fermamente legati alle proprie tradizioni, al proprio idioma, non rinnegano certo il forte legame con la propria terra, ma con questo nuovo disco dimostrano ancora una volta di saper guardare all’oggi con mentalità viva e aperta ai continui cambiamenti, sempre pronti a prendere posizioni anche quando sono scomode. (segue)

Un piccolo classico di dimensioni eminentemente umane

di Giorgio Maimone
I Luf, nel piccolo ambito della canzone d'autore, sono ormai un classico. Attivi da una decina di anni e con un seguito di pubblico notevole, soprattutto nella loro zona di influenza primaria (tra Brianza e Val Camonica), periodicamente sfornano album di gran valore. Qualche volte ci scappa qualche canzone sopra la norma e quasi sempre l'alta qualità viene rispettata. Qua e là poi ci stanno gemme di bellezza assoluta. Insomma, è noto che stanno tra le quattro zampe che ci stanno più care. "Flel" nella discografia luffica (o lupesca?) ci sta a meraviglia, con alcuni punti altissimi, altri ottimi e solo una piccola dose di routine di brani ottimi per i concerti, ma meno convincenti su disco. Paradossalmente il brano meno convincente del disco è quello che dà il titolo all'album: "Flel", ma poi si incappa in un poker d'assi come "Africa", "Dal nido", "Stella clandestina" e "Angelo" che ti scatenano la coazione a ripetere.

E "Flel" sul lettore cresce e prospera. Di ascolto in ascolto ti affezioni anche ad altri brani, come l'ironica "Littel Monchi", "Regina delle sei", "Tira la barba al Fra'", "Luna di rame e di ottone", "Basta", "Vorrei" . E' raro arrivare alla fine e non aver voglia di sentirlo ancora. Rispetto alle puntate precedenti, l'ultima era "Paradis del Diaol" del 2007, la musica è leggermente più country e meno folk, forse sotto il condizionamento di un banjo che tra le mani di Jeio Pontoriero fa faville, forse per una diversa attitudine nel canto. E, dato più curioso, più la miscela delle nuove canzoni si allontana dallo schema classico dei Luf e più si trovano gioiellini convincenti. Insomma, la routine è routine anche per un gruppo innovativo e fresco. Per cui "Furtuna", "Flel" e "La Neve" musicalmente suonano già sentite, mentre "Africa" e "Angelo" virano leggermente, ma piacevolmente dallo standard.
. (segue)

Dario Canossi: "Qualcuno ha tradito i suoi Vangeli"
di Giorgio Maimone

“"Stella clandestina" nasce quando iniziano a uscire queste leggi "razziali", queste leggi per cui, da un giorno all'altro ti trovi clandestino. E se ti trovi clandestino e hai 20 anni, 30 anni è un problema, ma se ti trovi clandestino che ancora sei un bambino di due anni? E' una tragedia! E' una visione di questi due bambini che oggi sono ancora da considerarsi bambini, ma da domani saranno clandestini, con tutto quello che ne consegue. Qualcuno ha tradito il suo Vangelo per poter far questo. E' un problema di civiltà.

In effetti tu non rinunci mai a lanciare tematiche sociale, così come non rinunci mai ai balli sull'aia, come è il caso di "Flel" che è l'altro aspetto dei Luf.

Diciamo che invecchiando anche attraverso le canzoni, i testi sono meno "cattivi", meno graffianti. Lasciano forse un segno diverso. "Stella clandestina" una la prende anche come una ballata tenera ...

Sì, però graffia dentro!

Un segno gli rimane. "Flel" invece è la classica canzone "luffica" del divertimento, proprio l'aia in cui si picchiava col flel che è un bastone doppio che serviva a battere il grano o "scoreggiare il grano" come si dice dalle mie parti. Ho poi scoperto che il flel viene utilizzato in tutta Europa, viene usato in India e c'è addirittura un'arma di quelle che usano per le arti marziali, quella coi due pezzi di legno legati insieme da un filo di ferro, che deriva proprio dal flel. Questa è una canzone che nasce in maniera divertente. Sono a pranzo con mio zio 83enne che è ancora in giro con la motosega e tagliare piante in montagna e mi racconta di questa battitura del grano emi dice: "guarda che bisognava andare a tempo! Erano quattro da una parte e quattro dall'altra. Se uno andava fuori tempo, tracchete, lo segavano, lo bloccavano e si ripartiva". Questa idea che bisognasse andare a tempo anche in questo momento mi ha colpito. Era proprio una musica quella che usciva dalle aie. E da lì la costruzione del brano e la considerazione che quando arriva il frumento se ne va la fame. E' un momento un po' di gioia. La fabbricazione del pane, il sapore e l'odore del pane e la fine della fame.
(segue)

El Diaol e il suo paradis
Basta ascoltare 8" e 43 centesimi del disco per capire che si tratta dei Luf. Marchio di fabbrica inconfondibile. Impulso rock su cui si innesta un riff di baghet o cornamusa, tipico del folk. Sono ormai tre dischi, più i due episodi del Sambuco, che confermano con forza questa identità. I Luf non si possono confondere. E allora, visto che amo i Luf e che sono amici, per poter giudicare questo disco mi sono sottoposto a una sorta di prova tortura: un'ora di ascolto quotidiano per venti giorni, in ordine sparso dei brani o nell'ordine del disco. Tanto è l'esatta durata del mio viaggio in bicicletta per andare e tornare dal lavoro. Li ho amati, detestati, amati ancora. Forse capiti. Insomma, nonostante non ci sia più l'effetto sorpresa, "Paradis del diaol" è un grande disco, il migliore ascoltato finora.

Classico folk-rock, ibridato di combat, cantato con grinta e vissuto con alto impatto emotivo e sonoro. I Luf fanno muovere le gambe e parlano al cuore. Possono scivolare nella retorica, ma lo fanno sempre con sincerità estrema e se "Bala e fa balà" aveva qualcosa delle danze sull'aia, "Paradis del diaol" è più serio, più introverso, forse anche più incazzoso.
(segue)

"So nahit in val Camonega"
Parte benissimo, con un brano inedito dedicato all'acqua, "Aiva", perché i Luf, oltre che bravi musicisti, sono da sempre impegnati nel sociale e adericono al Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, perché "l'aiva l'è dré a finì / l'aiva l'è dré a murì" (L'acqua sta per finire / l'acqua sta per morire". "Aiva" è un brano dolente e intenso, che da solo vale il disco "Acqua nera che scorri lenta / dove andremo a finire / acqua nera che scorri lenta / non gir più il mulino". Ma questo disco, una bizarra raccolta di "successi" ha una caratteristica che lo differenzia da qualsiasi prodotto affine. Riporta dodici brani tutti in dialetto camuno, ossia della Val Camonica. Da cui il titolo "So nahit in Val Camonega".

E sembra quasi che in questa scelta possa celarsi un invito per gli amici del Club Tenco: non trascurate tra gli album in dialetto della prossima rassegna il camuno dei Luf. Che nel album ufficiali alternano dialetto e lingua italiana da sempre e, a volte, anche brani in brianzolo nella serie di dischi de "Il fiore del sambuco", altra iniziativa solidale per "A forca da partilha" l'associazione missionaria che si occupa dei meninhos de rua brasiliani.
(segue)

"Peace & Luf: 25 anni & 25 canzoni" a cura dei Luf

di Salvatore Esposito
Chi conosce solo la storia recente dei Luf si sorprenderà di sicuro nel leggere il sottotitolo “25 anni e 25 canzoni” di Peace & Luf, curatissimo libro corredato da un doppio cd antologico, che arriva a coronamento di una lunga carriera cominciata nel lontano con sotto le gloriose insegne della Charlie Hill Music Company e prima ancora come Charlie Hill & The Common Sound.


Il libro, scritto a più mani, è una sorta di album di famiglia che raccoglie i ricordi, le parole, le immagini e la musica di questo “collettivo musicale di buone speranze”. Particolarmente emozionante è la prima parte in cui Dario Canossi, voce e anima del gruppo, ripercorre tutta la sua storia musicale e personale dagli esordi nel 1979 fino al più recente lavoro discografico "Bala e Fa Balà".

Dalle sue parole emerge viva tutta la sua carica di sogni, speranze, passioni e desiderio di far sentire la propria voce sempre e comunque, portando avanti i propri ideali non scendendo mai a compromessi. Il tutto è inframezzato da splendide foto d’archivio, come quella in cui Francesco Guccini spiega a Canossi la genesi di Autogrill o ancora quelle dello storico doppio tour in Russia.

Il resto del libro è occupato dagli interventi di Giorgio Maimone, Sergio "Jeio"Pontoriero, Manola Usuelli, Simona Palmieri e Chiara Giaquinta, che offrono al lettore un ulteriore prospettiva sulla storia della band condendo il tutto con esperienze personali.
(segue)

Un paio di video: "Piccola donna"

"Pater noster poc incioster"

"Fiore amore disertore"

"Ramon"

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