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| BiELLE
Eventi |
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La
signora ha dentro il blues |
L'ircocervo musicale
Grazia Verasani è uno strano ircocervo. Nasce musicista,
diventa attrice (o nasce attrice e diventa musicista?
Oppure nasce Grazia punto e basta?) ma arriva al successo
solo come scrittrice. Beh, anche da cantautrice aveva
vinto un premio Recanati, che non è poco! Però
come scrittrice si afferma, pubblica otto libri, ha traduzioni
in Francia, Germania, Inghilterra, fanno un film e una
serie tv dai suoi libri, diventa sempre più brava
e, a quel punto, sceglie di tornare a essere cantautrice!
Strana scelta. Non fosse che ... Non fosse che anche come
cantautrice si dimostra una della migliori di questi tempi.
Una sorta di Nada , ibridata Nanni, ibridata qualcosa
che .. qui non c'è. Dovessi dirlo seriamente Grazia
mi fa venire in mente più mostri sacri come Mary
Gauthier o Lucinda Williams. Donne che hanno tutto un
vissuto di peso alle spalle e che scelgono di cantare
la loro esistenza, così com'è, senza piangersi
addosso e senza accettare il peso di nessuna sconfitta.
Così è il cielo blu diluvio. Orgoglio Grazia! |
Professione:
cantautrice
Tu non ci crederai mai, ma vogliamo conoscere
qualcosa della tua attività di cantautrice. Su
Bielle, indegnamente da molti anni hai una scheda come
cantautrice. Esatto.
E devo dirti che ancora adesso sono più contenta
quando parlo con musicisti che non con scrittori. Mi
sento più nel mio campo, più nel mio acquario.
E
perché hai smesso? Perché hai fatto un
disco e poi basta?
Perché
non me ne hanno fatti fare altri! (ride) Disco
che peraltro è introvabile adesso. E'
fuori catalogo da secoli. E infatti ogni tanto quando
me lo chiedono lo masterizzo. Tra l'altro pensa: ho
un contratto editoriale con la Bmg che dura vent'anni,
quindi io non potrei neanche prendere questo disco,
ristamparlo, farne qualcosa. Ai reading che faccio o
alle presentazioni potrei venderlo. Non posso. L'unico
modo è masterizzarlo e regalarlo. (segue) |
"Sotto
un cielo blu diluvio": otto libri per fare un disco.
Necessario!
Ebbene
sì. E' uno dei migliori dischi in circolazione.
Eppure l'ha inciso (e scritto e pensato) una scrittrice.
Sarà per quello? O sarò che in realtà
Grazia Verasani è una rocker che ha dovuto scrivere
otto libri per permettersi di fare la cantante? Lasciamo
l'incognita irrisolta e dedichiamoci ad ascoltare il
disco. Cosa troviamo tra i solchi delle 12 canzoni?
Semplicemente la vita. Amori, sofferenze, dolori, esperienze,
il piacere di essere donna e non doversene né
pentire né vergognare. Grazia, e lo si vede anche
dai suoi libri, sa soffrire, conosce la dimensione della
memoria, la nostalgia per stagioni passate per sempre,
ma non è mai ripiegata, mai passiva, mai sconfitta
di fronte alla vita. C'è orgoglio e c'è
passione. C'è soprattutto un genio creativo che
dalle parole (forse scontato che fosse così)
discende alla musica per creare dodici stazioni di una
contemporanea via crucis tra amori che se ne vanno,
altri che non si fermano ed altri addirittura che non
si formano. Perché l'amore non ce lo si dà:
c'è o non c'è.
Quest'album comunica rabbia, gioia, dolore, disperazione,
solitudine, amore, mai rassegnazione, tristezza, malinconia.
Riflessioni all'interno di sé, ma non attorno
al proprio ombelico: il tutto impacchettato in modo
impeccabile. Se poi aggiungiamo che, a coronamento dell'operazione,
il cd è accompagnato da un racconto breve (20
pagine), ma molto bello, intitolato "Cinque
donne facili", i punti di merito per "Sotto
un cielo blu diluvio" iniziano a diventare
così tanti che un po' ci vergognamo anche ad
elencarli. Siamo di parte? Certamente siamo di parte.
Per un paio di motivi. Grazia Verasani è una
delle più interessanti scrittrici italiane contemporanee
(la maggiore?) e in secondo luogo Bielle è il
sito dove fin dal 2000 c'è una pagina dedicata
a Grazia Verasani, cantautrice, prima ancora che scrittrice
famosa. (segue)
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| Tutti
i precedenti dei canta-scrittori: da Guccini e Manfredi
in poi
di
Giorgio Maimone
"Croniche
epafaniche" (Feltrinelli) di Francesco
Guccini data 1989; "Vacca di un cane"
(sempre Feltrinelli) è del 1993. "Macaronì"
(Mondadori), il primo romanzo scritto a quattro mani
con Loriano Machiavelli è del 1997. Seguono poi
"Un disco del Platters" (Mondadori - 1998),
"Questo sangue che impasta la terra" (Mondadori
- 2001), "Lo spirito e altri briganti" (Mondadori
- 2002) e "Cittanova blues" del solo Guccini
(Einaudi - 2003). Guccini è ormai più
scrittore che cantautore ed è stato forse quello
che ha dato la scintilla al movimento. Ma prima di lui
era già passato dalle canzoni alla letteratura
Gianfranco Manfredi (l'autore di "Ma
chi ha detto che non c'è?") che nel 1983
aveva pubblicato "Magia rossa" per Feltrinelli,
seguita due anni dopo da "Cromantica" e via
via da altri 8 libri. Senza dimenticare i tre libri
di Claudio Lolli: "L'inseguitore
Peter H." (il lavoro editoriale) nel 1984, "Giochi
crudeli" (Transeuropa e poi Feltrinelli) nel 1992
e "Nei sogni degli altri" (Marsilio) nel 1995.
Nel 2004 uscirà poi il suo libro di poesie "Rumore
rosa" (Stampa alternativa). ""Un
destino ridicolo" di Fabrizio De André
è del 1996. "Fuori e dentro il borgo"
di Luciano Ligabue è del 1997.
Nel 1990 esce il giallo di Ivan Della Mea "Il
sasso dentro" (Interno giallo). Giorgio
Gaber ha scritto (con Luporini) solo testi
teatrali: a partire da "Il teatro di evocazione"
(Bompiani - 1994) a "Il grigio" (Einaudi -
2003). I libri di Luigi Maieron ("Oreprisint",
poesie e "La neve di Anna", romanzo) sono
successivi al 2000 come quelli di Van De Sfroos
("Le parole sognate dai pesci" del 2003 e
"Il mio nome è Herbert Fanucci" del
2005, entrambi di Bompiani). Però il suo libro
di poesie "Perdonato dalle lucertole" è
del 1997, precedente al periodo del successo. Roberto
Vecchioni ha scritto sei libri per Einaudi,
il priimo "Viaggi del tempo immobile" è
del 1996. Nada è uscita con
un libro di poesie ("Le mie madri") nel 2003
e con un (brutto) romanzo autobiografico "("Il
mio cuore umano", entrambi di Fazi) nel 2008. Bruno
Lauzi è uscito con 4 libri di poesie
a partire dal 1994 e due romanzi nel 2005 e 2006 ("Il
caso del pompelmo levigato" - Einaudi e "Tanto
domani mi sveglio" - Gammarò). Massimo
Zamboni ha scritto 5 libri, da solo o con altri,
a partire dal 1997. Alieni dalla scrittura Jannacci
e Paolo Conte. Ivano Fossati allinea
un unico piccolo peccato: "Il giullare" (Edizioni
Millelire) del 1991. L'esordio narrativo di Sergio
Endrigo, "Quanto mi dai se mi sparo"
(Stampa Alternativa) è del 1995. Da segnalare
anche il libro di Rudy Marra "L'utente
potrebbe avere il terminale spento". |
Cinque donne facili
"Angelo Catelli aveva scritto sul suo biglietto da
visita "Pianista di pianobar". Ne teneva sempre
un paio nel partafogli, di quei cartoncini sbiaditi, per
darli a qualche impresario, con la speranza di essere
ingaggiato, o a belle signore che lo trovavano attraente
- seduto al pianoforte a coda del Cocorito Club, vestito
con un completo nero lucido, la camicia bianca svolazzante,
la capigliatura sale e pepe ele dita ossute e indolenti
sui tasti". Il personaggio principale lo abbiamo.
E quando si parte così si è oltre metà
dell'opera. Ora tutto sta solo nel cercare di identificare
chi gli gira attorno. Massì, si capisce già
dall'incipit: mettiamo cinque donne, un po' facili, e
cinque musiche di accompagnamento. Si sfiora il geniale.
(segue) |
Legenda
"Questo cd nasce a più di dieci anni
didistanza dal mio esordio musicale. Nel '95 vinsi con
"Devi morire" il Premio città
di Recanati per la canzone d'autore e l'anno dopo usci
un cd dal titolo "Nata mai",
per l'etichetta Bmg/Musicultura, con dodici pezzi, di
cui composti sia le musiche che le parole. Ci furono
apparizioni in tv, nelle radio, concerti col mio gruppo.
Feci l'ospite in progetti di amici e complilation, oltre
a collaborare con alcuni artisti come paroliere e a
cedere pezzi miei ad altre cantanti. Di quel periodo
ricordo almeno due indimenticabili avventure: come band
disupporter ai Jethro Tull nel loro tour italiano e
un felice duetto con Nada nel 2000. Ma da "Quo
vadis, baby" in poi mi sono dedicata quasi esclusivamente
alla letteratura. ". (segue) |
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Quo
vadis, Grazia?
E’ difficile non cedere alla
tentazione. Scrivi un libro di successo (“Quo
vadis, baby”), inventi un bel personaggio, il
cinema se ne accorge e se ne appropria (e non con una
firma qualunque, ma con quella di un premio Oscar come
Gabriele Salvatores) , Sandrone Dazieri ti apre le porte
di un grande casa editrice e di una collana apposita
per i noir (guarda caso, Colorado Noir, collegata alla
Colorado Film di Salvatores, ma di proprietà
del gruppo Mondadori), stanti tutti questi presupposti
come puoi dire di no? Un attimo, non te ne accorgi neanche
... e il tuo personaggio è diventato seriale.
Pronto per una bella fiction di qualche puntata in televisione
(ci scommettiamo?).
Eppure
Grazia Verasani è brava, il suo personaggio è
concerto e interessante, le sue capacità potrebbero
spingerla oltre la riproposizione pigra di situazioni,
giochi di parole, atteggiamenti caratteriali già
sfruttati. Si può schiacciare l’occhio
al lettore anche in altri modi, quando si è capaci
di scrivere. E Grazia non solo è capace, ma è
brava! Però, come dicevamo prima, la tentazione
è troppo forte.
E
poi, quando si è trovato un bel personaggio e
il suo gradevole brodo di coltura, quando lo si è
visto crescere fino a diventare immagine in movimento
in un film, quando tramite questo tutti hanno riconosciuto
la tua bravura (che, prima, per anni, è stata
appannaggio di pochi, troppo pochi) insomma a quel personaggio
ti affezioni e tu stessa, scrittrice, hai voglia di
sapere che cosa gli accadrà, a quali avventure
o disavventure andrà incontro, come si comporterà
alle prese con i casi della vita. Le peculiarità
di Giorgia Cantini (e di Grazia Verasani. Credo che
i link tra autore e personaggio siano massicci) sono
tante: è un’investigatrice donna, detective
privata che lavora in un’agenzia aperta col padre,
si occupa di “piccole cose”, tradimenti,
sparizioni, piccoli spionaggi o intercettazioni, perché
le “grandi cose” sono giù successe
dentro di lei: una madre che è morta, bellissima,
lasciandoti (-vi, vale anche per il padre) sola e piccola,
una sorella molto amata e partita per fare l’attrice
a Roma che si è uccisa. (segue) |
"Quo
vadis", il film
I cinefili avranno un'idea chiara fin
dal titolo. Ovvero da dove viene quella frase. D'altra
parte di cinefilia è pieno il film intero e quando
il fatidico "Quo vadis, baby?" sarà pronunciato,
gli appassionati metteranno un bel po' di pezzi insieme
prima degli altri. Ed
è un peccato che proprio in questo riferimento
ci sia l'unico passaggio banalizzante di una storia
che non lo è affatto.
Prima
ancora che nel titolo, gli elementi fondamentali sono
tutti in una delle prime "citazioni visive":
quella del manifesto de "I pugni in tasca",
il capolavoro di Marco Bellocchio, film simbolo della
conflittualità familiare.
(segue) |
"Quo
vadis" tv
«È un personaggio che io amo molto,
ha parti di me, autobiografici come la passione per la
musica. Non lo sport. Non avrei mai potuto immaginare
la Cantini che tira di boxe come invece mi dicono che
avverrà in tv. La mia Cantini è molto molto
pigra». Così Grazia Verasani racconta il
suo personaggio . «Non ho scritto le sceneggiature,
però firmo tutti i soggetti di serie più
due soggetti originali che sono miei. Tutti i protagonisti
come Giorgia Cantini, il commissario Luca Bruni, il socio
di lei Lucio Spasimo, l’ex attore porno Gianni Riva,
interpretato da Bebo Storti, sono tutti farina del mio
sacco». Ma Angela Baraldi è adatta per il
ruolo della protagonista? «Se uno legge i miei libri
se la immagina diversa. Però ci può anche
stare. (segue) |
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