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Grazia Verasani: "Cinque donne facili"
Quasi un romanzo a tema tra donne e musica
di Giorgio Maimone


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"Angelo Catelli aveva scritto sul suo biglietto da visita "Pianista di pianobar". Ne teneva sempre un paio nel partafogli, di quei cartoncini sbiaditi, per darli a qualche impresario, con la speranza di essere ingaggiato, o a belle signore che lo trovavano attraente - seduto al pianoforte a coda del Cocorito Club, vestito con un completo nero lucido, la camicia bianca svolazzante, la capigliatura sale e pepe ele dita ossute e indolenti sui tasti". Il personaggio principale lo abbiamo. E quando si parte così si è oltre metà dell'opera. Ora tutto sta solo nel cercare di identificare chi gli gira attorno. Massì, si capisce già dall'incipit: mettiamo cinque donne, un po' facili, e cinque musiche di accompagnamento. Si sfiora il geniale.

Angelo Catelli, grazie a Dio non aveva talento. La musica gli piaceva sceglierla, ascoltarla, suonarla, ma sempre senza sforzarsi. Era un vero pianista da piano bar. Per la musica provava più affetto che passione. Passione invece la provava per le donne che erano sempre stata la sua grande vocazione: la croce e la delizia dei suoi quartant'anno romanticamente trasandati. Nel corso del racconto Angelo incontra cinque donne e tutte e cinque, verrà fuori, amavano la musica molto più di lui.

La prima è Sara che aveva vissuto a parigi da piccola e aveva preso dal padre sassofonista l'amore per gli chansonnier. E cos' abbiamo il primo amore esistenzialista, sullo sfondo delle canzoni di Barbara, Brassens, Brel e Leo Ferré.

Lisa invece amava i pezzi dei Velvet Underground e di Nico (e aveva un gruppo che faceva proprio le loro cover). Non solo, ma Lisa cercava addirittura di essere la sosia di Nico: biuonda, minuscola, con gli occhi di un verde ipnotico e vetroso, da bambola.

Claudia invece, incontrata a Londra, lavorava come commessa alla Records si intendeva di musica, era una frana con la chitarra, ma scriveva recensioni per una fanzine. La sua musica era il punk e la new wave e, in linea anche in questo, era un tipo androgino, il petto lievemente pronunciato, la felpa oversize, le gambe dritte e lunghe come matterelli.

Marina amava il jazz, era una donna alta e longilinea, coi capelli titoni di un caldo rosso henné e occhi stretti, scuri, dal bel tagli orientale. Marina curava le scenografie di un gruppo teatrale. Chet Baker tra i suoi preferiti, Coltrane in sottofondo.

Ultima della lista era Valeria, trent'anni e la spacconeria di una ragazzina. Diceva di avere già visto e fatto troppe cose e di aver ormai dilapidato tutta la sua curiosità. Valeria amava il pop di consumo: Scialpi, Lucio Dalla, Ron, Morandi e Lucio Battisti.

Con tutte queste donne la storia di Angelo prima o poi finiva e non lasciava strascichi, ricordi sì, ma non dolori. Con Valeria è stato diverso. La storia non è nemmeno iniziata. Valeria se ne era andata, uscendo dal pub caracollando, infilandosi in tasca il tovagliolo e avviandosi alla cassa per pagare le consumazioni.

Qualche giorno dopo Angelo l'aveva cercata. Le aveva telefonato. Rispose la mamma. Valeria si era gettata sotto un interregionale. L'unica cosa recuperata era il suo i-Pod che diffondeva ancora nell'aria una canzone di Battisti.

Quale? Domandò Angelo.

La donna sbuffò. Poi risposte: "Una qualsiasi".

Tutto da leggere, da ascoltare e da immaginare. Quasi un concept album che accompagna il verso album e che si può ascoltare mandando a manetta e ripetutamente "Sotto un cielo blu diluvio".

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07-05-2010  
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