Il
giro del mondo sulle strade musicali di Alessandra
Comotto
"Portano
in giro per tutto il mondo queste infinite vie del rock
che Edoardo Bennato percorre nel suo ultimo album, uscito
il 5 marzo dopo cinque anni di silenzio, prodotto da Fabrizio
Barbacci ed edito dalla Universal.
Delle tredici canzoni che compongono “Le vie del
rock sono infinite”, la maggior parte parla di luoghi
lontani, nello spazio e nel tempo.
A partire da un’ Italia che in “C’era
un re” ci appare tanto sgangherata
alle origini della sua storia quanto oggi, in mano ad
un re con manie di grandezza e con un «regno da
operetta» tra le dita.
Ma, canta Bennato in “Mi chiamo Edoardo”,
occorre «salpare, seguire la rotta indicata
dal sole, scoprire la terra alla fine del mare».
«Solcare i sette mari, come in “Vita
da Pirati”, e andare dai Caraibi fino
al Polo Nord». (segue)
Dopo anni di
ostracismo, il ritorno di
Giorgio Maimone Se provassimo a fermare delle persone per strada
e chiedessimo loro chi è Edoardo Bennato, probabilmente
la maggior parte ricorderebbe l'autore di dischi come
"I buoni e i cattivi", "Burattino senza
fili", e "Sono solo canzonette". Dischi
che - lo si voglia o no - sono diventati in qualche modo
delle pietre miliari della canzone italiana e hanno fatto
di Bennato uno dei cantautori più acclamati in
Italia, uno di quelli che hanno le canzoni nelle antologie
scolastiche. Ma nonostante questo, dopo essersi quasi
trovato nella posizione di profeta-santone che aveva tanto
esorcizzato nelle sue stesse canzoni, Bennnato è
caduto in una sorta di dimenticatoio mediatico, tanto
che alla fine del 2007, tornato in studio di registrazione
e inciso una serie di canzoni non riesce a trovare uno
sbocco discografico adeguato. Ma Bennato è uno
tosto, che non si dà per vinto. Non vogliono i
suoi dischi? E allora pubblica un libro. (segue)
Un
vecchio rocker mai domo dal cuore ancor puro
di
Leon Ravasi
Il
dubbio che un critico, col passar degli anni, possa
rincoglionirsi, mi ha sempre sfiorato. Sarei potenzialmente
favorevole alla rottamazione dei critici, giunti all'età
critica dei 50 anni. Il dubbio che in questa situazione
ci sia io mi è venuto dall'ascolto dell'ultimo
disco di Edoardo Bennato (si parla di critici agèe,
di Edoardo Bennato, di rock ... non si può che
parlare in termini di vinile o di Lp: quindi disco!).
"Le vie del rock sono infinite"
a me piace, con pochi se e pochissimi ma. Sono pronto
a riconoscere che non c'è nulla di nuovo, che
si tratta del solito vecchio e benamato rock & roll,
che Bennato suona e canta ancora con la carica di un
tempo, ma tutto questo non contribuisce ad altro che
a farmelo piacere ancora di più. Ffino a proclamare
chesi tratti dell'album di canzone d'autore più
piacevole che io abbia sentito nel 2010 finora. Sono
13 canzoni, numero benaugurante, che si susseguono in
modo armonico e pulito, senza stridori e senza nemmeno
molte concessioni alla platea. Edoardo Bennato è
uno che del fatto di essere urticante ha fatto una disciplina
di vita che persegue coerentemente. Adesso erano molti
anni che nessuno gli pubblicava più un disco,
fino a rischiare di fare sparire quello che invece dovrebbe
essere considerato un patrimonio della nostra musica.
Ma il carattere non facile, indubbiamente non aiuta
nei rapporti con le case discografiche. Aiuta sul versante
di mantenere alta una quota di quotidiana cattiveria
con cui innervare canzoni dove poco cambia se si canti
di malaffare napoletano (o Napolitano?), di guerra in
Afghanistan o di Feste di piazza e di unità d'Italia.
Comunque sia Edoardo sta da un'altra parte. Dove non
può essere identificato, dove non può
essere mummificato. Analizzando tutte le composizioni
di Bennato, dall'orogine a oggi, si vede che corrono
sul filo sottile tra ribellismo e qualunquismo. Un po'
come il Gaber dei bei tempi. Posizioni dure e antitetiche
che fanno male, alternativamente, all'una o all'altra
parte. Perché non si è di nessuna delle
due parti? O perché si vorrebbe che le parti
fossero migliori? Oppure ancora per l'impossibilità
di essere normali. Se "E' lei"
figura come apripista e brano guida dell'album, con
il suo incrocio tra pacifismo, speranza e ottimismo
infantile, "Un aereo per l'Afghanistan"
racconta un'altra storia. E "Perfetta
per me" finalmente parla d'amore,
tema non frequentissimo nel canzoniere edoardiano. (segue)
Gli
anni '60: gavetta, gavetta, gavetta
Nasce a Bagnoli (e questo lo sanno tutti) il 23 luglio
del 49 a segno del Leone appena iniziato. Entra nel giro
della musica fin da piccolo, sotto la spinta dei fratelli
maggiori Eugenio e Giorgio e la leggenda vuole che conosca
il rock & roll dai soldati americani di stanza a Napoli.
Dopo un primo 45 giri inciso a Roma con la collaborazione
ai testi di Alessandro Portelli, Edoardo, 18enne si trasferisce
a Milano, dove trova un posto alla corte di Lucio Battisti,
non prima di aver scritto le musiche di “Cin
Cin con gli occhiali” e “Ahi
ahi le Hawaii”
Gli
anni '70: il miglior periodo
Dal 1973 al 1980 Edoardo Bennato vive la sua maggiore
stagione creativa. Un infilata di successi, prima di critica
e poi di pubblico (a cui non sono alieni i passaggi organizzati
dai conterranei Raffaele Cascone e Paolo Giaccio a "Per
voi giovani") che passano da "Non farti cadere
le braccia" a "I buoni e i cattivi", "Io
che non sono l'imperatore", "La torre di Babele",
"Burattino senza fili", "Sono solo canzonette".
E il successo arriva per passaparola proprio da quegli
ambienti che lui stigmatizzerà in "Feste
di piazza".
Gli
anni '80: "Abbi dubbi!" L'imperativo per un
decennio incerto di
Giorgio Maimone
“Gli
anni ‘80 per Edoardo Bennato sono un periodo particolare.
Se possibile, ogni singolo movimento sia nelle classifiche
di vendita, sia nel gradimento dell’artista presso
pubblica e critica vengono percorsi. Partiamo a inizio
decennio con un Bennato al massimo della forma e della
fama, scendiamo gradatamente in una fase di crisi creativa
e di credibilità sempre più marcata, che
cultura in un paio di cd completamente “sbagliati”
per la sensibilità dell’epoca, ma chiudiamo
la decade con un bennato in nettissima ripresa e crescita
di consensi, tanto che viene scelto, assieme a Gianna
Nannini, nel 1990 per cantare la sigla nientemeno che
dei mondiali di calcio in Italia, che la nazionale di
Vicini, con Vialli, Mancini, Baggio e Schillaci sembra
destinata a vincere (ma non sarà così).
Però Un’estate italiana (conosciuta anche
come Notti magiche) dell’inedito duo Bennato/Nannini
sarà un successo e, peraltro, una delle poche
canzoni piacevole messe a suggello di una grande manifestazione.
Ma qui siamo già nel 1990, ossia nel decennio
successivo. Rimettiamo tutto sulla testa e proviamo
a ripartire dal 1980. Com’è la situazione
di partenza? Abbiamo lasciato Bennato reduce dal grande
successo di “Burattino senza fili”, a cui
seguono tre anni di intervallo. Poi, all’improvviso,
quando nessuno se lo aspetta, arrivano due Lp a distanza
di pochissimo tempo: quindici giorni. (segue)
"Così
è se vi pare"
“Non è un vero cd. Ma contemporaneamente
lo è o lo rapresenta adeguatamente. Edoardo Bennato
da qualche tempo non riesce più a fare dischi con
la facilità che gli verrebbe naturale. Vittima
di un processo di rimozione che in parte ha provocato
lui stesso e in cui, in buona parte, è rimasto
incastrato nel ruolo del perdente. Forse non è
il caso di buttare via il bambino con l'acqua sporca.
E Bielle men che meno potrebbe farlo, visto che nasce
su presupposti diametralmente opposti, ossia dare voce
a chi non ne ha. Strano, pensando a Edoardo che è
stato campione di vendite per anni e million sellers ai
tempi delle sue favole rock, Ma da un certo punto in poi,
quasi senza che fosse possibile accorgersene, è
scivolato dal trono nel dimenticatoio. Insomma "Così
è se vi pare", il cd allegato al libro omonimo,
è qui per dimostrare che ascoltare Edoardo Bennato
è cosa buona e giusta. E' rock, è urticante,
antipatico e ostioso, ma almeno è contro ed è
sempre più incazzato.(segue)
L'uomo occidentale
È passato un po’ in sordina l’ultimo
lavoro di Edoardo Bennato. Un po’ troppo!
“L’uomo occidentale”, titolo dell’album,
ha infatti già quasi un anno di vita, ma se ne
è parlato poco. Forse la parentesi di alcuni
dischi meno riusciti degli ultimi anni (a parte Sbandato,
dove si è ricominciato a ritrovare parte del
Bennato di un tempo) ha fatto passare sotto silenzio
il fatto di aver rivisto finalmente un Bennato tornato
a schierarsi alla grande. Con un disco a 360° contro
tutte le guerra, da quelle che coinvolgono i paesi potenti
e di cui si parla sempre, a quelle dimenticate di cui
non si parla mai, a quelle di beghe interne come accade
da sempre nella sua Bagnoli, a quelle di terrorismo
con il triste fenomeno dei kamikaze già espresso
da Vecchioni, in cui Edoardo ha la sensibilità
di non cadere nel luodo comune che vuole il fenomeno
ristretto al mondo musulmano (“Non è amore
la guerra della fede di chi è pronto a uccidere
e morire per amore di Cristo o di Allah”). Il
tutto trovando anche spazio per i più deboli
e gli emarginati, per coloro che “in un censimento
nessuno conterà”.
(segue)
"Edoardo
Bennato. Così è se vi pare" di Aldo
Foglia
"Tutta la verità, solo la verità,
niente altro che la verità raccontata da Aldo
Foglia, uno degli amici di infanzia del cortile di Bagnoli".
Questo è quanto promette, spero con un briciolo
di autoironia, lo strillo di copertina. La narrazione
però prosegue con fatica, senza scegliere adeguatamente
su quale pedale puntare e restando molto spesso sospesa
a metà strada. Per essere il primo libro che
parla di Edoardo Bennato era forse normale attendersi
qualche cosa in più.
Innanzitutto
sotto il profilo dell'apparato critico. Ora che un libro
sia scritto da un tuo amico d'infanzia, peraltro facente
parte del giro del management dell'artista, non è
garanzia di imparzialità, ma sarebbe onestà
critica ospitare almeno parte delle ragioni della "parte
avversa". Eh sì, perché il clima
che si respira, dall'inizio alla fine nel libro è
che vi sia stata una congiura cosmica contro Edoardo,
fin dai tempi del faticato esordio, quella che normalmente
si chiama gavetta, che Bennato ha fatto prima a Roma
e poi alla corte di Lucio Battisti a Milano, riuscendo
a portare a casa solo due 45 giri, smarriti tra le passioni
dei collezionisti di memorabilia.
"E’
un libro scritto da un mio amico d’infanzia. Conosce
tanti fatti, ha potuto accedere a moltissime fotografie.
Eravamo amici in cortile e i nostri padri lavoravano
assieme. Poi si è fatto aiutare anche da altri
amici del cortile e sono un po’ contrariato, perché
hanno esagerato, si sono fatti prendere la mano e hanno
scritto anche cose che non volevo uscissero. La situazione
mi è sfuggita di mano".
(segue)