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sBiELLature

Nero su bianco

(nerosubianco-nerosubianco.blogspot.com)

di Corrado Sciò

Questo articolo sarà volutamente sprovvisto di foto, indicazioni sull’identità dell’autrice in questione. Avrete solamente un posto nuovo dove sostare, un laboratorio della parola, un inedito paradigma comunicativo dove la comunicazione non si subisce: vive in sé e per sé.

Se siete abbastanza stanchi di un sistema editoriale colluso con la tombale liturgia del proprio ego, capace di stampare titoli su titoli, senza che una qualunque novità ne scalfisca la rugosa e penosa alcova, raggiungete Nero su bianco, blog audace e polibiografico, dove l’esistenza è una ed è per tutti, dove tutti esistono se trovano giusto esserci.

Spossata e larvale la linea dei racconti. Preciso ed avido il lancio allegorico delle frasi, cadute ritte. Ricchezza da spartire al microscopio, meditata abbondanza sparsa ovunque, ovunque difficile da raccapezzare. Non importa che ci sia un tranello, una frustrazione del giorno, un alleggerimento notturno, conta la sua indispensabilità volitiva, perché scegli che sia indispensabile, decidi che quel costrutto di vita che è altra, è tanto vicino ad una vita che non può essere altro che la tua.

L’esistenza come concetto centrale è composta, nonostante il suo carattere accorto e previdente, da distrazioni e desertificazioni autocondotte, spesso dallo stesso autore non dedotte. *Es. Scrivere articoli è qualcosa che faccio in pubblico e preparare il caffè è qualcosa che faccio in privato… io stesso con molta probabilità non do abbastanza importanza al mio talento con la moka, in questo autoconduco in primo luogo un processo di distrazione sia nei miei confronti, sia nei confronti di possibili fan caffeinomani, in secondo luogo rischio di avviare una rapida desertificazione ai danni del mio talento principale che è la moka e non la scrittura.

Così un giorno, mentre gira un cd che avevi recensito con piacere ma forse anche con terribile e colpevole leggerezza, urti contro l’intero agglomerato sociale ed interiore di quell’incolpevole catalizzatore emozionale che è l’artista, per scoprire infine che il cd era solo la copertina, di un’opera più grande moderatamente asociale, vivacemente minore… qualcosa che abbandona i discorsi ed aspetta al freddo, weberianamente: una concezione del mondo.

Spesso lustrando metri e metri di insoddisfazione politica, penso nel mio farlocco individualismo che l’alternativa te la crei se la costruisci e te la disfi se la vuoi disfare. L’alternativa è vivere diversamente e abbiamo bisogno della diversità perché forse a vivere diversamente si ha la speranza umana di riconoscersi uguali. Questo tipo di lavoro portato avanti e divulgato da Nerosubianco, nato quasi sicuramente con intenti filosoficamente sani e popolarmente coraggiosi, non è qualcosa necessariamente moderno, è qualcosa squisitamente vitale.

Un diario spesso è ridotto in anguste esigenze temporali, Nerosubianco è condizionato da esigenze essenzialmente emozionali. La morale dislocata all’infuori del proprio retaggio culturale, è parte pagante, spettatrice, scollata dalla narrazione perché è all’ascolto di essa.

Una produzione così vasta di scritti e di pause ha bisogno di giri concentrici intorno al significato delle intonazioni. Non è una frase trascritta a significare il resoconto di un giorno, è bensì il resoconto dell’attore (cioè colui che svolge l’azione, no Scamarcio) ad apporre un significato sul messaggio, l’esclamazione di uno stato d’animo comunicabile perché appartenente agli altri, generato per loro.

Non so quanto si possa pescare da un’opera dall’indole istantanea e non rimontabile come è questa. Ognuno deve provarci da sé, con la solita diffidenza che ci allontana dalle emozioni e ci designa a volte involucri, a volte “contenuti”, protagonisti più o meno inconsapevoli.

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