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Musicisti:
Giovanni
Lindo Ferretti (voce) - Gianni Maroccolo (basso) - Giorgio Canali
(chitarra)
Prodotto da Pgr. La produzione esecutiva è di Sergio Delle
Case/NoMusic.
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Tracklist
01. Cronaca montana
02. Cronaca di guerra 2009
03. Cronaca di guerra 1
04. Cronaca di ritorno
05. Cronaca di inverno
06. Cronaca di guerra 2
07. Cronaca filiale
08. Cronaca settimanale
09. Cronaca Divina Te Deum
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La serata
è di quelle giuste, per ascoltare l’ultimo lavoro dei
Pgr, perché piove.
Spesso ho associato Pgr, e i Csi, nella versione precedente, alla
pioggia, alla nebbia, al maltempo. Tranne nel caso di "Tabula
Rasa Elettrificata", che è un capolavoro di luce, di
sole, di ampi spazi. Piovoso era "Linea gotica", con tutti
quei riferimenti alla terra padana (“cielo padano plumbeo”)
dove si era svolta la Resistenza. Oscuro, sin dalla copertina, era
"Ko de Mondo".
Stasera, dunque, piove, e mi sembra un’ottima occasione per
farsi un giretto in macchina, verso strade buie, e ascoltare, per
la prima volta, l’ultimo, ma proprio l’ultimo (the last
and the end), disco dei Pgr. Che non poteva che chiamarsi “Ultime
notizie di cronaca”.
Non sono del tutto sereno, quando ascolto Giovanni Lindo Ferretti.
Perché le sue svolte non mi convincono granché, perché
lo preferivo prima, perché non condivido il suo innamoramento
per Ratzinger, per Cielle, per Giuliano Ferrara e il suo giornale
e per il centrodestra (anche se lui dice che non importa granché
per cosa vota: ma allora perché lo dichiara?). Mi pare che
per scappare dalle ipocrisie della sinistra comunista sia caduto
in altre ipocrisie, dello stesso tenore, sia pure ammantate di veli
più “celesti”.
Ma il Ferretti artista va preservato. L’artista non si giudica
dal voto né dalle simpatie religiose. E infatti ho continuato
a seguirlo, faticosamente scindendo il mio giudizio sulle sue idee
da quello sulla sua arte. L’ho fatto per una sorta di affetto,
anche: i Csi, di cui lui era il cantante e l’autore di tutti
i testi, sono stato così dirompenti, per me, da non avere
ancora avuto eguali.
Certo, i Csi erano un miracolo di equilibrio. Che, persi per strada
i vari pezzi, si è spezzato. E la magia non si è più
ripetuta. Neanche i Pgr, la loro naturale continuazione, sono mai
riusciti a proseguire per bene il discorso iniziato con quei 3 bellissimi
dischi.
Ora c’è da prendere contatto con queste “Ultime
notizie di cronaca”, un lavoro che riporta le sonorità
del primo album dei Pgr: elettronico, essenziale, con buone idee,
qua e là, ma con poche canzoni veramente completamente riuscite.
Sono canzoni dove rimane l’impressione di una mancata completezza.
I temi sono sempre quelli, su cui Ferretti torna ormai quasi maniacalmente:
la critica verso il pacifismo militante (ironizzando anche sui Nobel
per la pace) e verso quello che lui, e i suoi nuovi amici, ritengono
essere il pro-abortismo e il pro-morte della cultura moderna (“tra
prevenzioni a aggiornamenti fecondi d’aborto, democratiche
soluzioni eutanasiche”).
“Noto una qualcerta difficoltà nel procedere”
canta in “Cronache del 2009”:
si, giusto, ma perché limitare ai soliti temi questa critica?
La critica del moderno, di stampo pasoliniano, non può essere
così parziale: se il discorso deve essere politico, allora
la difficoltà nel procedere investe tanti altri settori della
vita, non certo solo quello inerente i temi bioetici cari a Ratzinger
e a Ferrara.
Ferretti stesso si lamenta di una poca profondità del pensiero
(“ciò che ci pare profondo è increspatura”):
eppure anche lui non è che vada molto in profondità,
nel suo disprezzo per le “soluzioni democratiche”
(certo, il salto non è poi così lungo: da buon ex-comunista,
la democrazia non pare essere proprio tra le sue soluzioni preferite).
Il punto, però, è un altro.
E’ che lui funziona veramente quando emoziona. Ed emoziona
quando tira fuori la sua parte poetica e visionaria. E’ quel
che è successo con i Csi, soprattutto in "Ko
de Mondo" e in "Tabula Rasa Elettrificata":
non sembrava vero che le canzoni potessero avere quel contenuto
così poetico, quelle parole così inusuali per la musica
leggera, così antiche ed evocanti. E infatti era facile associare
quelle canzoni a momenti di vita. E’ indelebile, per esempio,
in me l’associazione di “Brace”
a un bagno in mare fatto in settembre, in cui avevo respirato un
odore così intenso del mare come da tanti anni non sentivo
più: “appare la bellezza, mai assillante né
oziosa, languida quando è ora…”.
Si, c’era sempre una certa critica, per così dire politica,
della società (“occidente, occidente, luogo da cui
non giunge suono, luogo perduto ormai”), ma era una parte
del discorso, e non l’intero discorso. Da qualche tempo, invece,
Ferretti non fa altro che scrivere di quanto lui è preoccupato
per come stanno andando le cose dell’uomo e di lanciare strali
a destra (pochi, pochissimi) e a sinistra (molti, forse anche sospetti,
tanto sono livorosi certe sue prese di posizione). Non ha perso
il vecchio vizio del censore. E ben venga. Solo che è una
censura a senso unico, che dimentica altre preoccupazioni che pur
dovrebbero entrare tra quelle da elencare (e che, guarda caso, non
entrano neanche nei titoli del Foglio). E, poi, non c’è
quella ironia che, almeno ai tempi dei Cccp, non appesantiva più
di tanto la cosa.
Ora Ferretti indulge troppo verso l’intellettualismo, un po’
manieristico, quasi come quelli di sinistra. Non
è un caso che stia parlando solo di lui. Perché gli
altri membri del gruppo, lo si capisce, non sono che contorno. Di
lusso, ma pur sempre contorno.
Le musiche sono di livello, ma sembrano stampella di qualcosa che
non si regge più tanto. Ottime intuizioni, ma mai arrivate
ad essere sviluppate fino in fondo. Non c’è insieme.
Non sembra il disco di un gruppo, insomma, ma spezzoni di lavori
solisti. Le canzoni dei Csi nascevano insieme, e dall’insieme.
I componenti del gruppo si trovavano in una cascina, o in una grande
casa, attaccavano le strumentazioni, e cominciavano a buttare giù
idee, una dopo l’altra. Nulla era precostituito. L’idea
dell’uno veniva sviluppata dall’altro, e viceversa,
finché non si arrivava ad una versione veramente d’insieme
della canzone. I pezzi nascevano così, un work in progress
dove si univano ispirazione e metodo, genialità e lavoro
di messa a fuoco.
Le canzoni di questo album, invece, non sono nate così, ma
attraverso uno scambio di mp3 tra i tre artisti, che si sono visti
solo per la registrazione finale. E il disco ne risente. Anche se
rimane un disco di buon livello (è pur sempre suonato e concepito,
nella parte musicale, da Maroccolo e Canali), dove canzoni come
“Cronaca montana” e “Cronaca
di guerra” sembrano le più indovinate
e le più fresche, almeno a livello musicale. Mentre “Cronaca
del 2009”, se musicalmente sembra costituire
una buona idea, anche se non del tutto sviluppata, a livello testuale
risente del “pasolinismo a senso unico” di cui ho detto
prima.
Insomma, la storia del mio gruppo italiano preferito si ferma qui.
Tornato a casa, non ho potuto fare a meno di andare a vedere i videoclip
che me l’avevano fatto conoscere: “Del mondo”
e “In viaggio”. Li vedevo passare,
ogni tanto, su Videomusic, e avevano fatto scattare in me una specie
di allarme: attenzione, questa è musica buona. Dopo qualche
settimana andai a un loro concerto. Dopo qualche mese, era diventato
il gruppo per il quale ho perso più la testa, quasi una fissazione.
Ricordo che ero così fissato che, una volta che ebbi l’occasione
di parlare con Battiato, gli chiesi cosa ne pensasse della loro
musica e della loro versione di una sua canzone.
Mi prende, com’è naturale che sia, una certa malinconia.
Un tempo si è chiuso. Il sipario cala, e non vedo, all’orizzonte,
altri in grado di poter sostituire quelle sensazioni. Forse è
solo una questione di età.
Pgr
"Ultime notizie di cronaca"
Universal
- 2009
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