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Le BiELLE RECENSIONI
Loris Vescovo: "Borderline"
Torna il Van Morrison del Friuli. Per pochi, ma felici
di Leon Ravasi


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Loris Vescovo
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Musicisti:
Loris Vescovo
(voce, chitarra custica, armonica, harpa cinese, pipe organ); Leo Virgili (chitarra elettrica, steel guitar, mandolino, trombone, glockenspiel); Simone Serafini (contrabbasso); Julia Kent (cello)

Testi e musiche: Loris Vescovo
"Veline" è un libero adattamento di "Ondine" di Bruno Lauzi

Foto copertina: Loris Vescovo:
Grafica: Stefano Pallavicini (Ekostudio)

Mixed: Delta Studios (Italy) da Vittorio Vella, Leo Virgili, Simone Serafini e Loris Vescovo. Mastered: Denis Blockham at Skye Mastering (Scotland)

Tracklist

01. Ai Li su le Tour Eiffel
02. Canecutters
03. DaviAnnan
04. Per dietro
05. Ellis Island
06. Caporetto (our love)
07. Fade in China
08. Heartquake
09. Underground
10. Comprà
11. Un altro giro di giostra
12. Veline
13. Caporetto (reprise)



Per pochi, ma felici. Questo disco lo consiglio a mio fratello, la mia sposa, mia cognata e qualche amico intimo. Ma so che loro riusciranno a goderselo. Loris Vescovo e il successo di massa stanno sui due lati di due ripide colline che nemmeno si guardano tra di loro. In mezzo alla valle un fiume in rapida discesa verso il mare e tutta la deriva della musica di consumo. Loris fa musica d'autore a partire da quell'angolo di terra baciato dalle ibridazioni che sta all'estremo nordest dell'Italia: un angolo di Friuli incuneato tra Slovenia e Austria. Terra prodiga di grandi vini e di grandi autori. Ve li cito in ordine sparso: Radikon, Maieron, Gravner, Straulino, Vescovo, Jermann, Flk, Livon, Zuf de Zur. Quelli dispari sono vini, gli altri cantautori.

Li chiamano "Superwhites" i bianchi di queste parti. E mai nome fu più meritato. Il piano Superwhites intende promuovere l'immagine di un territorio, quello del Friuli Venezia Giulia, strettamente collegato alla produzione di vini bianchi di eccellenza, cui si affiancano specialità gastronomiche di pari valore. A questo punto sarebbe il caso che Slow Food si pigliasse in carico anche i "superwhites" cantanti. Un'arca del gusto che proteggesse il valore tipico di queste musiche, di queste atmosfere che sanno d'Europa e sanno d'America di pari passo. Sanno comunque di ampi spazi e di discorsi vasti e concentrici. Dalla formica all'universo. Questa lunga prolusione per arrivare a parlare di "Borderline", ultimo lavoro di Loris Vescovo.

"Non sono particolamente fiero di essere friulano, italiano o europeo - scrive Loris sul libretto - ma mi considero fortunato per essere nato su un confine. Così vicino al confine da poter agevolemente guardare dall'altra parte e sentirmi sempre un po' forestiero e, in questo modo, familiare coi confini. Le canzoni di questo album camminano tutte lungo i confini e i loro protagonisti hanno tutti percezioni "borderline". Tra le vita e la morte, madre e figlio, partire o restare, la superficie e il sottoterra, la realtà e la psicosi, l'amore e la battaglia, la menzogna e la guerra, il passato e il futuro".

Sarebbe già tutto detto così. Potrei anche non aggiungere nulla se non presentare le singole canzoni. Che, come già detto, viaggiano tra la formica e l'universo. L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo. "Borderline" quindi non solo come confine, ma anche come "area indefinita tra due qualità o condizioni", oppure "tutto ciò che è discutibile per natura e qualità" o ancora, in termini psicologici, "la condizione caratterizzata da un tono di fondo di instabilità". In questo album si parla di Ai Li che va sulla Tour Eiffel (una struggente canzone d'amore in terra francese che si conclude con un vento "che ci porterà / dove sempre tutti ha portato / me a occidente e te a oriente") o dei tagliatori di canna (Canecutters), emigrati dal Friuli in Australia nei primi decenni del secolo scorso. di guerra in Russia, di Ellis Island (con riferimento al sindaco leghista di Treviso Gentilini che sembra non ricordarsi che un secolo fa i "bastardi e sporchi" i "pezzenti che arrivavano da ogni parte a New York" eravamo noi). Si parla di Caporetto, di terremoti dei tunnel underground del film di Kusturica, di veline, bambini e giri in giostra.

E se ne parla sempre con un'ottica molto personale. L'occhio di Loris Vescovo è fotografico (la foto in copertina è sua e la fotografia è una delle sue passioni (un'altra è il suo lavoro di tecnico forestale). Tutte scritte in friulano le liriche ("perché è il mio primo linguaggio), ma tutte tradotte all'interno del libretto, in italiano e in inglese. E così vediamo i tagliatori di canne: "Il sole tropicale del Queensland come altare / e io che metto a posto canne sono un organaro / le bestemmie intonate come il canto di un nuovo messale" ("Canecutters") o i disperati di "Ellis Island": "Quando sono quasi arrivati a terra / i marinai buttano tutti a mare / dal legno se ne vadano le tarme / tra il gonfiore di due pance / carabinieri e gravidanze". Un piccolo gioiello è "Eartquake" (terremoto): "Eccolo il valzere squinternato lampadario lassù / eccoli che suonano i fiati sotto le travi del tetto / ... / in parte sbatte il sib di un grattato contrabbasso / quando ancora di più i pensieri in un vortice ci daranno alla testa / sotto le scarpe gemerà la terra in un tuono / trasciniamoci seguendo i tre quarti dei piatti / e giriamo ballando sull'uva matura come poveri corvi". C'è immagine, c'è musica, c'è la microstoria di chi stava sul confine della terra che trema.

Di alta qualità anche "Per dietro", canzone sulla ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Tratto dalle lettere, criptiche e ironiche (per evitare la censura) dello zio Guido Vescovo, militare in Russia, scritte più o meno in italiano (e quindi questo è l'unico pezzo in italiano dell'album), "Per dietro" prende lo spunto da questo modo di dire che, grosso modo, si potrebbe tradurre con "Sticazzi": ""Al mes di Maj dicono che il ghiacchio scampi / e tutto grano per i campi / e Mussolinii a vangare / (per dietro) verrà". Struggente il finale: "Forse la scrittura nera la penna / forse la mano trema forse ritorno / forse qua noi si fa un inverno / forse anche due qua noi / (per dietro) si fa". Lo zio Guido non tornerà mai a casa dalla Russia.

Il clima sonoro scelto da Loris è quanto meno vario. Molto vivace in "Earthquake", lento e ispirato in "Comprà", suggestivo e vagamente etnico in "Fade in China", francesizzante in "Ai li su la Tour Eiffel" e "Un altro giro di giostra", jazzato in "Ellis island", mosso e leggero in "Veline". "Fade in China", "Ellis island" e "Per dietro" si dividono equamente i miei favori.

Sull'altro versante esatto ci sta l'unica canzone dell'album che non capisco: "Davi-Annan" (che sarebbe "Aviano-Annan" in italiano)., Aviano è la sede di una nota base americana. Annan, che io sappia, solo il cognome di Kofi, ex segretario delle Nazioni Unite. Cosa ci facciano uniti la canzone non spiega. Come non aiuta il discorso di Clinton del 1998 riportato in calce, dove gli Usa si ripropongono come gendermi mondiali. E' un pezzo ironico? Non si capisce. Nel testo alcune affermazioni brutali, in contrasto col tono medio di Loris Vescovo: "Hai visto tutti quei porci / nella macelleria satellitare /quando si aprirà il recinto coi friulani che faranno da palo / ... / eh eh su su che il mondo va a rovescio / la giustizia a maglie larghe / non si deve sopportare". Il testo è in corsivo. Ma chi è che parla? Un americano? Loris? E cosa vuole significare? Un punto oscuro. Quanto meno non spiegato a sufficienza. Speriamo che non sia una professione di americanismo sopra tutto. Mi sembrerebbe fuori luogo. * (Vedi sotto)

Al di là di quest'unico dubbio (o meglio canzone dal significato oscuro) tutto il resto di "Borderline" si attesta su una linea di confine immaginaria che va dalla canzone d'autore al desiderio con a un risultato complessivo di ottima resa che affascina e coinvolge dalla prima all'ultima nota, al di là della barriera della lingua (che comunque non è così assoluta). E Loris Vescovo non sarà il Van Morrison de noantri, ma di sicuro possiede doti di scrittura poetica e musicale di ampio respiro che ne fanno di diritto uno dei Superwhites tra i cantautori. Un percorso in crescita che non delude mai.


Loris Vescovo
"Borderline"
Nota / Suns - 2009
Nei negozi di dischi o sul sito


* Precisa Loris:
"Complimenti per la resa della traduzione in "sticazzi". Ci avevo pensato molto ma confesso che "sticazzi" è molto azzeccata.
Per soddisfare la tua lecita curiosità, "Daviannan" è un pezzo ironico, arrabbiato, forse confuso, questo si. Parla di una america autoreferenziale, richiusa in se stessa e violenta, che spero che -almeno in parte- faccia parte del passato. Vedermi passare sopra la testa degli aerei carichi di bombe (prima verso Belgrado, poi verso il Golfo) mi ha spiazzato del tutto.

Saluti, alla prossima"

Loris

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Ultimo aggiornamento: 14-05-2009
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