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Le BiELLE RECENSIONI
Mario Venuti: "Recidivo"
Un disco a due facce (la seconda bella)
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Mario Venuti
Grandimprese

Perlé
Il blu e il nero

Samuele Bersani
Manifesto abusivo

Carmen Consoli
Eva contro Eva


Susanna Parigi

In differenze


Franco Battiato
Il vuoto

Musicisti:
Mario Venuti: voce, chitarra acustica, armonica, pianoforte ne ”il milione”
Tony Canto: chitarra elettrica
Riccardo Samperi: chitarra elettrica
Tony Brundo: tastiere e pianoforte
Emiliano Patrick legato: tastiere e pianoforte
Vincenzo Virgillito: basso elettrico e contrabbasso
Enzo Di Vita: batteria
Adriano Murania: violino/viola
Alessandro Longo: violoncello
Alessio Nicosia:violino
Isidoro Simone paradiso :viola
Giuseppe Zago: corno francese
Massimo Greco: cori
David Florio: cori
Orchestra Stesicoros
Diretta da Tony Brundo
Arrangiamento archi: Riccardo Samperi e Tony Brundo
Tranne “Il milione” e ”Galatea”: Tony Brundo - “Vernice Fresca”:Massimo Greco e Tony Brundo

Musiche di Mario Venuti
Testi di Mario Venuti – Kaballà
tranne “Vernice Fresca” musica e testo di Massimo Greco

Edizioni Musicali:
Universal-BMG Music Publishing- Microclima-Musica e Suoni
tranne“Vernice Fresca”: Universal-BMG Music Publishing

Tracklist

01 Impulsi primari
02. Recidivo
03. Una pallottola e un fiore
04. Lasciami andare
05. Spleen # 132 (feat. Franco Battiato)
06. Vernice fresca
07. La vita come viene (feat. Carmen Consoli)
08. La virtu' dei limoni
09. Il paradiso non e' per te
10. Galatea
11. Un cuore giovane (feat.Cesare Cremonini)
12. Il milione
13. La fine ed il principio (bonus tracks solo su i-tunes o digital store)


Prendiamolo di nuca questo Mario Venuti "Recidivo". Prendiamolo dalla coda e sentiamolo a rovescio. L'impressione è bella e migliora con gli ascolti. Adesso raddrizziamolo e sentiamolo dall'inizio. Qualcosa si inceppa. E' lo stesso disco, ma girato fa più fatica, è più pop, si incaglia durante il cammino e, insomma, non dà la stessa felicità e facilità all'ascolto. Sono dodici canzoni e danno davvero l'impressione di ascoltare un vecchio vinile: facciata A (pop), facciata B (d'autore). Che poi varia poco. E' qualcosa di impreciso e indefinito che si aggira per l'aria tra le note, ma dalla canzone numero sette in poi il disco ha un'altra forza e un'altra grinta.

Scritto a quattro mani con Kaballà, ossia Pippo Rinaldi, per quanto riguarda i testi, "Recidivo" è invece opera del solo Venuti per quanto riguarda la musica. Ed è, lo ripetiamo, un ottimo disco, solo che è notevole la cesura che si respira a metà album. La partenza è affidata ad un pop che più commerciale si può solo col candeggio: "Impulsi primari". Il testo non è neanche male ("io e te probabilmente / pietra su pietra faremo cose importanti / ma di noi resterà solo un'eco lontana / di sfide perdute col tempo / il nostro castello di sabbia sarà spazzato via da un'onda") ma la musica è radiofonica forse all'eccesso. Potrebbe non esseerci niente da obiettare se tutto il cd procedesse su questa via, ma, come detto, a metà album la scelta stilistica cambia. Le musiche si fanno più curate, meno facili, ma molto più interessanti.

Resta quindi la sensazione di un album bicipite che ti spinge a passare rapidamente sulle prime scelte e puntare diretta sul duetto con Carmen Consoli (che peraltro è uno dei brani guida dell'album), ossia "La vita come viene": "Amata e venerata / madonna di quartiere / gambe aperte e cuore puro / ed un pegno sul futuro / tutti galli da spennare / per un santo protettore / due stivali di vernice e un biglietto per partire". Un rock veloce e saltellante, una storia dagli accenti noir. Una Gloria che viene indottrinata a prendere la vita come viene che invece, alla fine, imbraccia il fucile ("Ti prego non sparare / almeno oggi che è Natale"). Un grande pezzo!

Subito dopo Kaballà e Venuti impaginano un altro pezzo forte del disco: "La virtù dei limoni", una tenera storia, mai melensa, di un figlio, non più giovane, che pensa a suo padre, a cui si rivolge con l'appellativo di "Ingegnere": "Ho preso la vita per il verso giusto / così come tu mi hai insegnato / a farmi la barba / quando ero un ragazzo / senza sanguinare / senza farmi male ... / Ma una canzone è tutto quello / che io so fare / per ringraziarti canto / e non mi vergogno più / di tutto l'amore / che mi sono tenuto dentro". "Ho preso dai rami il frutto più aspro / e più dolce, col tempo ho imparato / la virtù dei limoni / ad amare la terra / che sporca le mani / ma che ti apre il cuore". Bella, bella, bella e anche musicalmente, come i brani a seguire, impregnata di una vaga aria vintage che pare ricordare le atmosfere degli Endrigo o dei Bindi. Una canzone da cantare, da cantante, ma dall'ascolta facile e gioioso.

Il rischio, scivolando troppo rapidamente al centro, è di perdere per strada l'altro duetto siciliano al cento per cento dell'opera, ossia lo "Spleen #132", che vede ospite (e di sicuro il pezzo è stato scritto pensando a lui) Franco Battiato: "Cadono le voglie al vento / come le passioni / si disperdono nell'aria / il tempo tornerà a intenerirmi il cuore / arriveranno in fretta / i giorni d'estate / si sta preparando / un nuovo amore per me". Malinconico e autunnale al punto giusto, che narra di "un momento di passaggio / ... / l'età del cambiamento".

Ancora da ricordare la tenera, quasi eterea "Galatea": "Galatea, oggi voglio dire a tutti che ti amo, io ti amo / e non voglio più nascondere il miuo viso, davanti a te", ma la situazione volge al dramma, perché chi canta non è bello e il disprezzo di Galatea ferisce il suo animo gentile, tanto che più avanti recita: "quell'uomo che osa essermi rivale, lo ucciderò / io lo ucciderò / ... / e forse allora mi amerai", ma senza mai perdere il tono gentile e forse un po' ironico che permea il brano. Segue il terzo duetto ed ennesimo pezzo forte dell'album: "Un cuore giovane", cantato assieme a Cesare Cremonini. altro brano di impronta romantica e dall'aria sixty: "Tutto questo pianto / questa nobile bugia / dura un attimo / di un tempo senza fine / Tutto questo incanto / questa fragile euforia / è un miracolo / muore e poi rinasce / dal profondo del cuore / che vuole essere giovane / finché può".

E' uno strano album che potrebbe essere stato inciso anche anni fa e suonare allo stesso modo, ma che affascina, sia per i testi di Kaballà (e dello stesso Venuti), sia per queste musiche quasi anticate e che ti fanno venire in mente quei mercatini di bric-à-brac della domenica mattina nei quali si possono però trovare oggetti di peltro, magari da lucidare un attimo, che però ti sanno ricreare il clima di un'epoca. Tutto questo nella seconda parte dell'album. La prima è più attuale, non ha questo sapore di cose andate. Presenta una sua completa dignità, ma è come se si trattasse di un prodotto diverso, forse più curato, forse più luccicante, ma meno suggestivo. E tra i due scegliamo il bric-à-brac.

Mario Venuti
"Recidivo"
Universal - 2009
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Ultimo aggiornamento: 22-10-2009
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