
Ascolti collegati
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Tracklist
01.Vissi D'Arte
02.L'Uomo Che Si Gioca Il Cielo A Dadi
03.Il Nostro Amore
04.Le Cinque Stagioni
05.Milady
06.Di Te
07.A Dio
08.La Stazione Di Zima
09.Se Tornassi Indietro
10.Le Rose Blu
11.Sogna Ragazzo Sogna
12.Viola D'Inverno
13.Samarcanda
14.Luci A S. Siro
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A
me Vecchioni sta simpatico. E mi piacciono pure le sue canzoni.
Sono almeno 35 anni che lo seguo passo passo, dai temi remoti di
"Ipertensione" (1975). Per cui quando fa un passo falso
mi sembra lecito dirlo. E "In cantus" è un passo
falso. In assenza di ispirazione cantautorale più immediata,
il professore di fa irretire nella trama di uno spettacolo dal vivo,
con formazione classica e dove la musica classica fa la parte del
leone. Due le anime: da un lato vecchi successi rivisitati (e francamente
di "Samarcanda" e "Luci a San Siro" in ennesima
versione ne avremmo fatto anche a meno) e dall'altro testi nuovi
"arrangiati", accomodati, gettati su celebri brani di
musica classica. L'effetto complessivo è quello del cappotto
rivoltato. Il lavoro di sartoria è professionale. Vecchioni
non è uno che non si impegni quando parte per una nuova avventura.
Ma "Le quattro stagioni" di Vivaldi sono troppo più
forti del testo bizzarro che Roberto ha cucito loro sopra e "La
patetica" di Tchaikowsky è forse appena meno nota, ma
l'innesto non dà i frutti sperati. Così come Rachmaninoff
e Mascagni rifiutano sostanzialmente la proposta dei nuovi testi.
Vecchioni dà l'anima, recita, si impegna, interpreta. Idea
forse buona per uno spettacolo, ma il disco, il disco professore
lei lo sa, implica ascolti ripetuti. E noi che l'ammiriamo la preferiamo
alle prese con "Di rabbia e di stelle". Alti e bassi,
ma almeno tutti suoi.
Crediti:
Beppe
D'Onghia, pianoforte e direzione, il Nu Ork String Quintet (Anton
Berovksy, primo violino; Alessandro Bonetti, violino; Giuseppe Donnici,
viola; VIncenzo Taroni, violoncello e Daniele Roccato-Maurizio Bucci,
contrabbasso), Ilaria Biagini (flauto e cori),
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