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Le BiELLE RECENSIONI
Bobo Rondelli : "Per amor del cielo"
La faccia romantica dell’uomo che aveva picchiato la testa
di Silvano Rubino


Ascolti collegati


Bobo Rondelli
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Musicisti:
Bobo Rondelli (chitarra acustica, chitarra ottavavoce)
Fabio Marchiori (pianoforte, piano elettrico, melodica, tasteiere)
Simone Padovani (batteria, cajon, percussioni)
Filippo Gatti (chitarra acustica, basso elettrico, voce)
Dimitri Espinosa (sassofoni, soffio sinthetic strummers orchestra sintetizzatore)
Steve Lunardi (violino)
Francesco Gatti (chitarra elettrica)
Cristiano De Fabritiis (vibrafono)


Parole e musica di Roberto Rondelli. Prodotto da Filippo Gatti. Registrato e missato da Francesco Gatti. Arrangiamenti di Bobo Rondelli, Fabio Marchiori, Filippo Gatti e Francesco Gatti

Tracklist

01. Viaggio di autunno
02. Per amor del cielo
03. Soffio d’angelo
04. La marmellata
05. Madame Sitrì
06. Mia dolce anima
07. Il cielo è di tutti
08. Licantropi
09. Niente più di questo l’amore


È tornato Bobo Rondelli. E questa di per sè è già una notizia. Perché non era affatto scontato che il livornese ex leader degli Ottavo Padiglione si rimettesse in sala di incisione. Anche perché dallo scorso lavoro (“Disperati Intellettuali Ubriaconi”) sono passati ben nove anni. Nove anni in cui Rondelli ha fatto altro: cinema (colonne sonore, ma anche da attore, come in “Sud Side Story” di Roberta Torre, nel 2005), teatro (portando in scena “Cioni Mario di Gaspare Fu Giulia”, testo che di Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci che, ormai trent’anni fa, fece conoscere al grande pubblico il giovane Benigni). Addirittura è stato protagonista di un documentario interamente dedicatogli dal concittadino e amico di infanzia Paolo Virzì, “L’uomo che aveva picchiato la testa”, una sorta di biografia per immagini fatta di aneddoti e ricordi di testimone.

Il personaggio quindi è tutt’altro che facilmente ingabbiabile in una definizione. E allora prendiamo a prestito le sue parole, tratte da un’intervista: «Sono un prendiperilculista. Cioè pur di non andare a lavorare sono disposto quasi a tutto. E anche questo comporta un bisogno di inventare e quindi ti puoi trovare cantante, attore, sai… vengo da una genia di… mio nonno è morto di silicosi in miniera, mio padre non ha visto la pensione, è morto prima a lavorà come una bestia, indi per cui la mia razza ha già dato e io un modo l’ho studiato. Porto dentro questo un non essere artista, se vuoi son più marito che artista, in questo momento, con due figli. Poi l’artista… se andrà bene alla fine di questo viaggio sarò magari un buon artigiano che cerca di riportare gli adulti alla gioia, alla compassione e al senso della fratellanza come quando s’era bimbi. Se mi riesce di creare quest’alchimia mi sento già contento. O anche di emozionare, sai: con tutte queste anime disidratate che ci sono in giro se arrivasse una mia goccia… e lo dico da artigiano».

Geniale e un po’ folle, eternamente anticonformista e sfuggente, Rondelli è un degno figlio della città che già diede i natali a Piero Ciampi. E quindi è lecito nutrire grandi aspettative per un suo disco. Specie se il precedente era una prova eccezionale come “Disperati Intellettuali Ubriaconi”.

E invece... E invece un po’ sono rimasto deluso da questo “Per amor del cielo”. Che, intendiamoci, è un bel disco. Dove ritroviamo con grande gioia la splendida voce calda e suadente di Bobo. E poi ci troviamo belle canzoni, testi sinceri (qualche ingenuità nei testi, nel caso di Bobo, non solo la si perdona, ma la si deve considerare indispensabile e assolutamente coerente con il personaggio),, musiche catturanti, ottimi arrangiamenti. Un disco che, però, fa una scelta di campo ben precisa, rispetto al precedente, scegliendo di puntare tutto sulla vena più intimista e malinconica di Bobo, con una prevalenza assoluta di canzoni d’amore, di memoria, di amicizia. Belle canzoni d’amore, intendiamoci, persino romantiche.

E però... ci manca, però, nel disco, “l’altro” Bobo Rondelli: quello più umoristico e graffiante, quello capace di raccontare un’umanità un po’ ai margini ma viva e vitale, quello più “maledetto” e buscaglionesco, stralunato e surreale. È chiaro che il disco è frutto di una scelta precisa, probabilmente anche di un momento particolare della biografia e della vita artistica di Bobo. Un disco, quindi, molto unitario, dominato dai colori pastello, senza scarti e fiammate improvvise, di facile (e piacevole) ascolto, anche molto classico (e in alcuni casi vagamente retrò).

Fanno eccezione a questa prevalente tonalità intimista “Madame Sitrì” (storica tenutaria di un bordello livornese, approdo di marinai e militari, come quello della canzone, che non ha nessuna voglia di sparare) e una splendida versione in musica di una poesia di Gianni Rodari (“Il cielo è di tutti”). Tutto il resto è amore, memoria, ricordi soffusi, a cominciare da “Viaggio d’autunno”, la canzone che apre il disco e che dice subito che tipo di atmosfera aspettarsi, con i mezzi toni e l’atmosfera languida di chi si abbandona alla memoria, fino alla chiusura di “Niente più di questo l’amore” un raro esempio di canzone d’amore coniugale e familiare (“se vuoi son più marito che artista, in questo momento, con due figli”), che però ha un finale con uno scarto ironico e beffardo. Come una porta aperta verso gli altri versanti del mondo dell’“uomo che aveva picchiato la testa”. Un prossimo disco? Ah, saperlo...

Bobo Rondelli
"Per amor del cielo"
Live Global / Self distribuzione - 2009
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Ultimo aggiornamento: 03-06-2009
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