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Pippo Pollina
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Musicisti:
Jean Pierre Vondach (chitarra); Simon
Kistler (batteria); Michel Chylewski (basso);
Johannes Barnikel (piano e tromba); Laura Endres (organo); Dimitrowitsch
(programmazione organo); Thomas Fessler (chitarra, basso, registrazione
e produzione); Pippo Pollina (voce, chitarra e produzione); Linard
Bardill (voce e produzione); Olli Boesch (mix e mastering)
Testi e musica: Pippo Pollina e Linard Bardill (tranne 8 - Konstantin
Wecker/Pippo Pollina)
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Tracklist
01. Wenn i gohn (Linard Bardill)
02. Caffè Caflisch (Pippo Pollina)
03. Uf und furt (Linard Bardill)
04. A songwriter in New York (Pippo Pollina)
05. En Leopard im Kaffi (Linard Bardill)
06. Anni settanta (Pippo Pollina)
07. Lampedusa (Linard Bardill)
08. Grida no (Konstantin Wecker/Pippo Pollina)
09. Los Bueb (Linard Bardill)
10. Ciao bella ciao (Pippo Pollina)
11. Rosegarte (Linard Bardill)
12. Ci sarà (Pippo Pollina)
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Da
tempo mi chiedevo perché Pippo Pollina non riuscisse a fare
un disco all'altezza delle esibizioni dal vivo. Che, pur molto scabre,
erano però cariche di umana simpatia e voglia di esprimersi.
Tutti talenti che su disco si appannavano. Mi è toccato andarmelo
a cercare in questo disco a quattro mani svizzero-palermitano, per
trovare tutto il bene che si diceva di lui e che, qui, Pippo dimostra
di meritarsi appieno. "Caffè Caflisch" è
uno dei dischi migliori dell'annata e affronta, da un'ottica insolita,
il tema dell'emigrazione.
Si parte dal Caffè Caflisch,
esistente a Palermo e dove la leggenda vuole che sia stato scritto,
ai tavolini del bar, buona parte de "Il gattopardo" di
Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Pippo Pollina negli anni '70, quando
ancora il caffè era in mano agli ultimi discendenti degli
storici proprietari andava spesso a fare colazione lì. Linard
Bardill invece proviene dai Grigioni, che è la stessa zona
di origine dei Caflisch. "La storia del Caffè Caflisch
- è detto sulla copertina - diventa metafora del
destino dei popoli (tutti) che nei secoli sono stati ospiti e ospitanti,
viaggiatori e padroni di casa. E le loro terre luoghi di emigrazione
e di immigrazione. E le loro genti hanno solcato il mondo con valigie
di cartone e chiuse da uno spago sottile, a bordo di una nave improbabile
e riboccante, sui sogni di un avvenire più roseo e di una
vita da mordere tra speranze e disperazioni".
E le belle intenzioni esposte in copertina si concretizzano tutte
nei 12 solchi del disco, equamente divisi tra Pippo e Linard che,
al di là delle difficoltà di comprensioni e "soniche"
del tedesco, si fanno equamente apprezzare. Peraltro di tutti i
brani nel libretto sono disponibili i testi in italiano e in tedesco,
per rendere possibile la comprensione da Grigioni (e anche oltre)
a Capo Lilibeo (e anche oltre).
Si parte in sicurezza con "Wenn I gohn"
("Quando me ne andrò") , cantata a due voci e con
strofe in tedesco e italino intervallate: "Preparo la mia valigia
e porto via con me / il calore della terra / il vento tra le le
foglie / il migrare degli uccelli / quando me ne andrò".
Una gran bella ballata che serve a mettere in armonia col progetto
e col disco. Molto dolce anche il cantato di Linard, più
portato alle atmosfere bucoliche, quando Pippo invece ha un approccio
più grintoso.
Ma il secondo pezzo "Caffè Caflisch"
(che costringe alla rima "mi capisc" che però non
sta male) è il pezzo forte dell'album. Cantata di Pippo in
italiano porta echi della Cirano gucciniana (appartiene allo stesso
tipo di canzone: strofa in crescita costante e ritornello liberatorio).
"Siamo venuti da lontano, armati di pane e pazienza / con
un biglietto in una mano e un'idea nella credenza / Dalle montagne
in un tugurio, le notti alla luce di un cero / la colonnina di mercurio
a farci festa sottozero". Ma i passaggi da segnalare sono
tanti: "abbiamo molto da imparare / per questo or parliamo
piano che non 'è tempo da buttare". "Che
poi Palermo è un'avventura, un gioco che sembra da ragazzi
/ che non si vede mai un'altura e piove poco e solo a sprazzi".
"Un espresso e un chinotto laggiù al Caffè
Caflisch". Bellissima canzone con musica tesa e grande
interpretazione vocale.
Sorvoliamo per ora su alcuni pezzi di contorno e planiamo su "Anni
settanta" che sembra riprendere temi e atmosfere
dalla similare "Le ultime parole famose"
di Beppe Donadio, che, coincidenza, come Pippo Pollina ha più
successo in Svizzera che in Italiana: "Come sarebbe bello
vivere negli anni '70 / quando il cuore era gonfio e la fame era
tanta / e l'uomo era tornato appena dalla lunca / per scoprire che
la terra era una vera fortuna". Tanta nostalgia ("voglio
tornare indietro fino agli anni settanta / coi capelli lunghi e
la mia nonna che canta"), ma anche la sensazione che ci
fosse di più da scoprire e da trovare ("Musica,
musica, musica di quella giusta / la chitarra di Jimi Hendrix che
piaccia e frusta / Musica musica musica di quella vera / la voce
di Robert Plant dura e sincera"). Un rock & roll da
far la barba a Bennato (Edoardo) e un pugno di concetti e personaggi
("La barba incolta di Yassir Arafat", "Cassius Clay
che non vuol fare il miliare" "La lunga marcia di Mao
Tse Tung", "L'anarchia di Leo Ferré contro la morte").
Grande piacere.
Segnalo solo ancora "Ciao bella ciao"
dalle tenere atmosfere, l'incazzatissima "Grida
no!", la disperata e brechiana "Lampedusa"
di (Linard Bardill) che costituiscono altrettanti fiori di un album
fatto di primavera, intelligenza, buona musica e tante idee. Uno
di quegli album da tenersi cari, perché anche tra anni avranno
qualcosa da dare. Tenetelo stretto, racconta l'immigrazione dalla
parte delle radici. Ed è sempre un bel vedere quando si osservano
le cosa da sotto, dal basso, da dentro.
Pippo
Pollina/ Linard Bardill
"Caffè Caflisch"
Jazzhouse records - 2009
Nei negozi di dischi
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