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Le BiELLE RECENSIONI
Marina Rei: "Musa"
La donna che parla in fretta (e bene)
di Moka


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Musicisti:
Marina Rei: voce, batteria, chitarra acustica, percussioni
Pierpaolo Ranieri: basso
Adriano Viterbini: chitarre elettriche
Roberto Procaccini: wurlitzer, moog

Prisca Amori: 1° violino
Adriana Ester Gallo: 2° violino
Maurizio Tarsitani: viola
Giuseppe Tortora: violoncello

Produzione artistica: Marina Rei

Ospite: Carmen Consoli, chitarra in "Un volo senza fine".

Testi e musica: Marina Rei, tranne
"Il mare verticale" di Paolo Benvegnù, "Il rovescio della cura" e "Due mondi lontani" (Marina Rei/Filippo Gatti)



Tracklist

01 Musa
02 Ci sarebbe ancora gloria
03 Sorrido
04 Donna che parla in fretta
05 Il mare verticale
06 La tua sposa
07 Buona vita a te
08 Il rovescio della cura
09 Due mondi lontani
10 Un volo senza fine
11 Regina reginella


Da un certo punto di vista Marina Rei fa parte del mainstream canoro italiano. E questo causa un approccio cauto al suo nuovo disco "Musa". Però ha questo vizio piacevolissimo da maschiaccio di picchiare su percussioni e batteria che non consentono di assimilarla alla musica che va per la maggiore. E poi ha frequentazioni e amicizie di prim'ordine come quella con Paolo Benvegnù di cui riprende la bellissima "Il mare verticale" o con Carmen Consoli, ospite alla chitarra in un brano. E allora lo si ascolta questo disco e lo si trova bello. Non sconvolgente o travolgente, ma semplicemente bello.

Uno senz'altro il pezzo forte: "Donna che parla in fretta", che è una traduzione che Marina fa della poesia "Fast speaking woman" (1996) della poetessa americana Anne Waldman, un testo emblematico sulla situazione di essere donna. Si sente che l'ispirazione è alta e la resa della canzone altissima. Parole come mitraglia non caricata a salve, su una base di percussioni intense e un ritmo di voce incalzante.

"Sono una donna sole
Sono una donna vento
Sono una donna bianca
Sono una donna luce – argentata
Sono una donna luce – ambrata
Sono una donna luce – smeraldo
Sono la donna abbandonata
Sono la donna angoscia
Sono la donna con le ferite
Sono la donna che mormora
L’artista che sogna dentro la sua casa
Sono la donna divisa, la donna intricata
Io so come urlare,
io so come cantare
... io so come godere"

Ma non è che una delle tappe di questo disco che compone un ritratto femminile a più sfaccettature: "Un volo senza fine" è solo la voce di Marina e la chitarra acustica di Carmen Consoli. Molto consoliana come canzone: 2'39" di canzone, delicata e potente, una pausa acustica in un disco che invece non disdegna il nerbo del rock, ma conosce anche i linguaggi altri. Un esempio ulteriore è la magnifica versione de "Il mare verticale", che già nella versione di Paolo Benvegnù è un vero gioiello e che Marina interpreta con passione e coinvolgimento, col sostegno di un quartetto d'archi.

Anche "La tua sposa" ricorda molto l'ultima Carmen Consoli (e questo è un pregio, non un difetto). "Volevo essere il tuo futuro / ora che te ne vai / pensa a me come non hai mai fatto"/ ..../ "L'immagine di te che resta è in questa stanza / nelle pareti che trasudano verità / nbella penombra e nell'oscurità / e mi sto dando un'altra possibilità / e ti sto dando un'altra possibillità / per ritornare a sorridere". Pausa acustica anche per "Buona vita a te", altro ritratto al femminile senza debolezza né cedimenti. Una scrittura sicura, dove testo e musica si incontrano nel giusto mezzo.

"Il rovescio della cura" è invece un brano molto tirato e acido quanto basta a farne un altro momento topico del disco. "Come riempire il vuoto che non hai colmato?". A storia finita, un tentativo di guardarsi indietro e non scoprire che miserie, tristi storie di amanti poco clandestini. "Dottore, la tua visita incompiuta / dottore, la tua visita incompiuta / dottore, non hai la cura per me". "Eravamo a letto in tre /io, te la tua brutta figura / dimenticare in fretta è stata l'unica avventura / mi sono accorta aspettando di essere toccata / che eri solo un maestro della fuga / la tua fuga è un maestro / è stata rapida e stonata".

Ma momenti deboli non ce ne sono. E ad ascolti successivi emergono gradatamente altre piccole perle: sempre storie di donne, destinata in genere a finire male come in "Due mondi distanti". "Tutto sembrava sorprenderci ancora una volta / ci siamo ritrovati nel punto in cui avevamo lasciato / se vogliamo proteggere il cuore portando una maschera / e tu cosa ne dici / mentre siamo sdraiati vicini / e sogniamo due mondi lontani / senza mai confessarcelo". Forse il punto meno interessante è la title-track "Musa", dai suoni un po' radiofonati. Ma se la Musa torna a essere la donna, in generale, come intende Marina, che cita tra le fonti i lavori di Frieda Kahlo e Tina Modotti, ecco che bisogna apprezzare ancora una volta di più questo lavoro. Che non ha forse le stimmati dell'opera d'arte, ma che costituisce una delle sorprese maggiori della stagione.

Marina Rei al concerto del Primo Maggio, introdotta da Valeria Solarino e da Paola Turci

Marina Rei
"Musa"
Otr Live/Universal - 2009
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Ultimo aggiornamento: 21-07-2009
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