
Ascolti collegati

Antonio Lombardi
L'uomo che parlava alle formiche |

Vittorio De Scalzi
Mandilli |

Loris Vescovo
Borderline |

Luigi Maieron
Si vif |

Max Manfredi
Live in blu |

Mauro Pagani
Creuza de ma 2004 |
Musicisti:
Antonio Lombardi: chitarra e voce
GnuQuartet:
Roberto Izzo (violino); Raffaele Rebaudengo (viola); Stefano Cabrera
(violoncello); Francesca Rapetti (flauto traverso)
Antonio Lombardi: musiche
Paolo Bertolani: liriche
Gnu Quartet: orchestrazione
Musiche composte il 28 e 29 marzo 2008 e registrate da Daniele
Barraco il 15 e 16 maggio 2008. Registrazione Gnu Quartet 11 e
14 aprile 2009 presso Zerodieci Studio (ge). Mi9xato al Zerodieci
Studio il 22 aprile 2009 da Roberto "Robbo" Vigo.
Cover, fotografia e grafica di Daniele Barraco
foto Paolo e il gatto: Francesco Bruno
Ritratto Paolo: foto Bardi
Le poesie di Paolo Bertolani contenute in questa raccolta sono
attinte dai sui monoscritti. La maggior parte è stata pubblicata
in "Raità da neve" e "Libi" editi da
Interlinea edizioni. |
"Questa
finzione di neve / sempre un rarità / da queste parti che
sentono il mare". Un rarità (ecco spiegato il titolo)
come questo bel disco di Antonio Lombardi, uno che c'è, che
è bravo, che merita di essere ascoltato e che in questo breve
e piccolo disco (poco più di 33 minuti) musica alcune liriche
di Paolo Bertolani, poeta spezzino, morto nel 1999. Bertolani erano
un personaggio singolare, ritirato, conosciuto da altri artisti
più che dal pubblico, che, minato da un male incurabile,
nella sua opera “Raità da neve" aveva rappresentato
la fine vicina attraverso versi pieni di malinconia, e la rarità
della neve per chi vive in riva al mare rappresentava il simbolo
dei sogni dell’esistenza, destinati a svanire. In soli tre
giorni Lombardi ha scritto le musiche, poi ci ha messo più
di un anno a tradurle in disco, coinvolgendo il quartetto d'archi
ligure del Gnu Quartet, che ha poi curato le orchestrazioni dell'album.
Ne è uscito un lavoro, chitarra, voce e archi che
richiama esempi prestigiosi, come Bruce Cockburn, a cui rimanda
anche la copertina, così simile a quella di "Christmas",
il suo bellissimo album natalizio del 2006, ma proseguendo per li
rami Nick Cave, fino ad arrivare in Italia, ma a tutt'altre latitudini,
a riecheggiare i lavori di Luigi Maieron e Loris Vescovo. Se lì
la lingua è il friulano, nel caso di Lombardi (ma soprattutto
di Bertolani) è il dialetto che si parla a La Serra di Lerici
che definire ligure è fuoriviante, perché non ha nulla
della cantilena morbida del ponente o del genovese aulico di "Creza
de ma" e si distanzia dallo stesso spezzino per una sua sonorità
più ispida e irta di dissonanze e dissolvenze. E' un dialetto
difficile per cui viene utile il libretto che di ogni canzone porta,
a fianco, la traduzione italiana.
Sono tutti quadri brevi, poche strofe, eventualmente ripetute che
parlano di eventi e personaggi minuti, le formiche di cui parlava
Antonio Lombardi nel suo disco precedente, anche quello di grande
spessore: un frate, un partigiano, un gatto, la neve, Milié
il norcino, le vecchie che tiravano continuamente tabacco da fiuto
e avevano le narici nere, gli uccelli forestieri, quasi gabbiani,
Maria con la vita da cani e la pancia sempre gonfia di figli. Tenui
acquerelli per dipingere i quali servono colori sfumati, suoni delicati,
atmosfere intense. Come quando nevica che d'improvviso si fa silenzio
intorno. "Peccato non poter più vedere / l'acqua
e questi alberi, questi libri / le gote dei bambini / il rumore
del vento che ci porta il sonno. / E ora? Così guasto è
il mondo / che niente lasceremo che valeva / che quando sarà
/ sarà come dire: guarda, nevica!" ("Sià
come die").
"Non credo che l’«incontro artistico»
Antonio Lombardi-Paolo Bertolani sia dovuto al caso. Questo incontro
- scrive Francesco Bruno a inizio del libretto - era, semmai,
scritto nella natura delle cose: era un incontro obbligato, che
prima o poi deve avvenire, proprio come quello «tra fiume
e mare». Infatti i nostri due amici si conoscevano, più
di una volta si erano ritrovati in un bar, a un concerto, in una
piazza, fors'anche in qualche campagna assolata, dato che frequentavano
gli stessi luoghi del cuore".
"Ho conosciuto Paolo Bertolani - scrive invece Antonio
Lombardi sul suo sito - in dialetto, nel nostro “codice”,
che permette di scambiarsi, di capirsi, di entrare facilmente.Con
la sua mancanza mi sono accorto che era già tutto scritto,
il suo mondo un po’ mi apparteneva, e rileggendolo intensamente,
in soli due giorni sono scese giù, quelle che ho impaginato
come canzoni. Per me è scontato scrivere con la chitarra,
e ancor di più quando le parole già scritte sono così
profonde da rapirmi, insegnarmi ed incantarmi. Dentro ai brani che
prendevano forma velocemente, immaginavo una completezza musicale;
violino, viola, violoncello e flauto: i “Gnu Quartet”
(Roberto Izzo, Raffaele Rebaudengo, Stefano Cabrera, Francesca Rapetti),
sono entrati dalla porta principale nelle mie musiche e nel mondo
di Paolo Bertolani, contribuendo a plasmare quello che ora è…”Raità”
(Rarità).
L'iniziale "Entrando", "La
corda", unico brano in italiano nel disco, "Letanìa"
col suo splendido testo ("Maria - vita da cani / Maria
- pancia gondia di figli / Maria - neppure un giorno cristiano /
Ti hanno portata via / che c'erano tre gatti in croce / e una bandiera
rossa. / Una nebbia che non si vedevano / non dico la bara / ma
neppure le spalle di quelli / che la portavano") e "Come
una fòa" sono i brani più intensi
o comunque più affini alla mia sensibilità.
Il resto è solo da ascoltare. In silenzio, raccolti attorno
al fuoco, mentre fuori, nel bosco riprende a nevicare, che, da queste
parti dove si sente il mare, la neve è sempre una rarità.
Un disco che sa di affetti e di comune sentire, di poche frasi,
come si devono dire in montagna o di fronte al mare, di gesti puliti
e chiari. Come prendere una chitarra e suonarla finché non
ti afferra il cuore.
Antonio
Lombardi
"Raità"
Premio Lerici Pea - 2009
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