
Ascolti collegati

Carlo Fava
Neve |

Gianmaria Testa
Solo |

Claudio Lolli
La scoperta dell'America |

Roberto
Vecchioni
Il Contastorie |

Montellanico Pieranunzi
Danza di una ninfa |

Paolo
Capodacqua
Un deux trois |
Musicisti:
Claudio Lolli (voce);
Claudio Capodacqua (chitarre);
Nicola Alesini (sax soprano e tenore, clarinettino popolare, loops
elettronici, sintetizzatore)
con la partecipazione di Giuseppe Morgante (contrabbasso
in "Non aprire mai")
Testi
e musiche: Claudio Lolli
Arrangiamenti e produzione artistica:
Nicola Alesini e Paolo Capodacqua
Registrato da Bruce Morrison presso il "Piccolo auditorium
di Storie di Note"
Mixato da Bruce Morrison e Nicola di Già presso il "Noise
Studio"
Masterizzato da Fabrizio de Carolis presso il "ReferenceMastering
Studio"
Supporto tecnico Pro Tools
di Francesca Bianco, Smap Italia
Foto di copertina e libretto
di Enzo Eric Toccaceli
tranne pag.2 di Franco Vassia
Progetto grafico di Franco Vassia
Produzione esecutiva Ilaria Caneva e Rambaldo degli Azoni per
Storie di Note
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Tracklist
1. La pioggia prima o poi
(da Claudio Lolli, 1988)
2. Aspirine (da Claudio Lolli, 1988)
3. Donna di fiume
(da Canzoni di rabbia, 1975)
4. Dita (da Intermittenze del cuore, 1997)
5. Quello che mi resta
(da Aspettando Godot, 1972)
6. Notte americana
(da Antipatici antipodi, 1983)
7. Non aprire mai (da Extranei, 1980)
8. La giacca (da Un uomo in crisi, 1973)
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L’amore
ai tempi del fascismo è il titolo di una canzone di Claudio
Lolli, ma potrebbe essere il sottotitolo di questo Lovesongs. L’ho
pensato appena l’ho ascoltato, ne ho avuto conferma leggendo
"Frequenze" la nota introduttiva al cd scritta dallo stesso
Claudio. “Provate a immaginare un ragazzo, verso la fine
degli anni ’60 che non riesce a dormire. Ha una radiolina
portatile, una improbabile cuffia e ascolta. Per tutta la notte,
ma nessuno trasmette: suoni in onde corte che vanno e vengono, lingue
incomprensibili. Finalmente, verso e sei del mattino, le trombe
di Radio Tirana, ma è troppo tardi, bisogna andare a scuola
(…) Provate a immaginare, qualche anno dopo, lo stesso ragazzo
un po’ cresciuto, con la stessa radio e una cuffia un po’
migliore, che girando la magica rotellina trova un mondo che trasmette:
mille radio libere, che sembra parlino di lui e lo chiamino, lo
invitino a parlare a sua volta. Un’iniezione straordinaria
di energia. Oggi niente di tutto ciò, oggi l’inferno.
Nelle ultime Malebolge Dante metteva i fomentatori di odio, i dispensatori
di disamore. Sintonizzatevi su Radio Padania Libera e - se ancora
non l'avete capito - capirete benissimo cos’è l’odio
moderno, contemporaneo, cos’è la nostra colonna sonora
infame. Allora ci vogliono degli anticorpi e questo disco, antileghista
e passionale proprio questo vuol essere: un anticorpo politico-erotico
contro il normale odio oggi diffuso tra gli esseri umani (…).
L’amore oggi è merce preziosa e rara (…)”
Ma
com’è questo amore ai tempi del fascismo o del leghismo
o della xenofobia? Lo si trova rispolverando otto canzoni d'amore,
scelte tra tante. Nemmeno le più note: la più nuova
ha 12 anni, la più vecchia 34, ma nessuna è datata
soprattutto c'è un’omogeneità di scrittura quasi
impressionante. E questo non significa che Lolli non si sia evoluto,
dimostra piuttosto la sua coerenza.
E c'è un amore originario, dolce ma mai
melenso. Amore ribelle che rompe gli argini e amore delicato che
sa sognare. Amore attuale, perché vivaddio l’amore
attuale lo è sempre. Amore di carne e amore di spirito.
Amore che guarda dentro e guarda fuori. Amore vissuto, pensato,
sofferto e gioito. Amore come antidoto all’indifferenza
e all’odio, amore rivoluzionario. Insomma, Amore.
Non andrò a sindacare sulle scelte, sul
perché questa sì e questa no. Se non ci sono "Anna
di Francia" (che nella seconda parte è
per chi scrive uno dei due manifesti dell’amore (l’altro
è "I’m your man"
di Cohen, dovesse interessare a qualcuno) o "Bisogno
orizzontale" o ancora la stessa "Amore
ai tempi del fascismo", Lolli e i suoi compagni
di ventura, dopotutto, avranno avuto i loro buoni motivi.
Quello che c’è è comunque ben
scelto e ottimamente arrangiato. D'altra parte, essendo da tempo
abituati ad ascoltare Lolli in duo, anche se la formazione è
ridotta, i tappeti tessuti dai fiati e dall’elettronica
di Alesini, più le chitarre del fido Capodacqua non danno
mai un senso di vuoto. E se le atmosfere sono rarefatte, minimaliste
o talvolta anche dissonanti, questa è una scelta stilistica
precisa, che si percepisce come tale e non come mancanza di qualcosa
d'altro. Come un tentativo di spogliare le canzoni dei loro abiti
vecchi per rivestirle con altri, che ne esaltino la poesia e,
perché no, la sensualità.
Come ormai sua abitudine, Lolli praticamente
non canta. Di volta in volta rappa, sussurra, recita, accenna,
modula. Un disco noioso quindi? Assolutamente no. Un disco raffinato,
invece, sospeso tra il jazz e la sperimentazione. Un Lolli condito
in salsa David Sylvian, si potrebbe azzardare.
E tutto sommato siamo d'accordo con questo approccio: nel 2005,
recensendo "La
via del mare" ci lamentavamo un po' della carenza di
musica e scrivevamo "a Claudio converebbe fare come l'ultimo
Vecchioni: trovarsi un piccolo combo jazz sulle cui rarefatte
armonie intessere la meraviglia delle trine delle sue parole che
cadono come pietre, come sassi su cui sta inciso, a rammento perenne,
la storia della nostra inadeguatezza, della nostra miseria, della
nostra incapacità ad affrontare (ormai non si pretende
più "a cambiare") il mondo che ci sta davanti".
Ecco, l'ha fatto. Che vogliamo di più?
Claudio
Lolli
"Love songs"
Storie di note - 2009
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