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Le BiELLE RECENSIONI
Marco Rovelli: "Libertaria"
Il grido di rabbia dell'anarchia tra stridori e clangori
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Marco Rovelli – voce, chitarra acustica
Lara Vecoli – violoncello
Davide Giromini – tastiere, fisarmonica
Andrea Marcori – chitarra elettrica
Nicola Bogazzi – basso
Flavio Andreani - batteria

Ospiti
Yo Yo Mundi (Paolo Enrico Archetti Maestri – voce e chitarra; Fabrizio Barale – chitarra;
Andrea Cavalieri – basso; Fabio Martino – fisarmonica e tastiere; Eugenio Merico –
batteria) in Sbandati
Daniele Sepe: sax in Indiana e Del bosco
Eva Milan: voce in L'intimità
Bianca Giovannini: voce in L'odore del mondo
Maurizio Bogazzi: chitarra in Girotondo
Camilla Barone: voce recitante in Al vino
Il Cd è stato co-prodotto dal Comitato della Memoria di La Spezia nell'ambito del progetto
"I giovani e la memoria 2009"
Produzione artistica ed esecutiva Marco Rovelli
Mixaggio Fabio Martino e Marco Rovelli (studi Casa Bollente, Acqui Terme).

Testi e musica di Marco Rovelli, tranne "La Comunarda" (testo di Marco Rovelli e Francesco Forlani), "La mia parte" (testo di Marco Rovelli e Maurizio Maggiani), "L'intimità" (testo di Marco Rovelli e Erri De Luca), "Al vino" (testo di Marco Rovelli e Francesco Forlani), "Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini" (testo e musica di Giovanna Salviucci Marini), "Indiana" (testo di Marco Rovelli e Giovanni Cattabriga/Wu ming 2

Tavole comunitarie (a fianco e nel libretto) di Otto Gabos
Foto Giuseppe Mistretta
Grafica Caterina Livi Bacci - www.articodesign.it


Tracklist

01. La Comunarda 5'10''
02. Gloria brucia 4'14''
03. La mia parte 4'33''
04. L'intimità 3'56''
05. Il campo 4'07''
06. Girotondo 4'03''
07. Sbandati 4'24''
08. Il dio dei denari 4'25''
09.Il tempo che c'è 6'33''
10. Al vino 4'30''
11. Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini 3'43''
12. Mea culpa 4'19''
13. L'odore del mondo 3'03''
14. Indiana 3'57''
15. Del bosco 2'08''
16. Sante Caserio (live) 5'49''


Sempre teso, un po' tetro, sul filo dell'isteria sonora, ribelle e scontroso. Senza spazio per un sorriso o un filo di ironia, Marco Rovelli, ex Anarchistes, ci regala un disco che è una lama di coltello, un pugnale da piantare fino al manico nel corpo del nemico, un urlo scomposto per annullare una realtà che non ci piace. Il tono è enfatico e quasi isterico? Certo, ma basta guardarsi attorno per capire che la reazione è in linea con l'azione. Marco Rovelli brandisce la clava, accantona la lezione del canto popolare e incide a colpi di rock e di chitarre elettriche. Forse troppe rispetto alla finezza delle liriche.

Insomma "Libertaria" non è un disco rilassato né ottimista, ma è viscerale e intriso di umori biopolitici, sia quando parla della Comune di Parigi ("La Comunarda") che quando affronta il tema de "L'intimità", aiutato dalla penna di Erri De Luca o ne "La mia parte", ispirato e accompagnato da Maurizio Maggiani e dal suo "Il coraggio del pettirosso" (che peraltro, nel titolo, deve qualcosa a De André). Non ci si rilassa mai, si resta sul nervo. E nervosa è anche la scrittura di Marco, una delle più belle penne che girano nell'ambito del cantuautorato nostrano.

Ma tante penne, a volte, faticano a fare un'ala. Perché i brani si incistano, si arrotolano, si emozionano di se stessi e, a volte, si perdono. E' bella "La comunarda" iniziale, è emozionante "La mia parte", è profonda "Girotondo" e intrigante "Mea culpa". Coinvolgente "Al vino" e quasi perfetta "Del bosco", mentre il "Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini" è una signora cover. Ma cosa si può dire di un brano che si chiama "L'intimità" e parte con uno sbleng sblang deleng di chitarra elettrica? Certo che è un brano che parla di Genova e in origine dei bombardamenti a Belgrado (ma il mix tra le due parti è fumoso e forse pretestuoso) ma l'effetto straniante della distanza tra titolo e musica resta. Un bellissimo testo poi come "Il tempo che c'è", che parla della riscoperta della lentezza nel rapporto umano, si traduce in una canzone attraversata sotterraneamente da una tendenza alla fretta musicale che fa torto al testo.

Il problema è più generale. Quasi mai le musiche cercano di interpretare i testi, vanno per i fatti propri con durezze inattese anche quando il testo segue percorsi d'amore, pietà umana, storie tristi o tormentate. Piacevolissima è infatti la lettura del libretto, a sbalzi l'ascolto che salta tra attimi di pura estasi (rock) a violenze e nevrastenie sonore (e a volte canore) difficili da comprendere. Come già capitato altre volte mi corre l'obbligo di spiegare che le critiche tanto più pungono quanto più si pensa che un lavoro valga. "Libertaria" è uno dei dischi più importanti usciti quest'anno, ma, come peraltro la maggioranza degli album migliori usciti quest'anno, non è scevro da difetti. Che comunque non intaccano la sostanza.

Marco immagina ogni stazione, come le tappe di una (bio) politica personale di avvicinamento ai diversi stati del corpo: "La Comunarda" è il corpo resistente e barricadero, "Gloria brucia" (che contiene brani di Becket ed Amelia Rosselli) è la canzone del corpo come campo di battaglia, "La mia parte" (un testo che recita: "Strappati il cuore, il poeta declama / voce saggia di follia / strappalo e mangia / ché Fatiha ti ama / lei è la tua parte di dio / la tua parte di anarchia") è la canzone del corpo amante; "L'intimità" dei corpi in strada, ovvero esposti al rischio e alla salvezza, "Il campo", dedicato ai migranti clandestini, quelli che popolano gli ex Cpt, ora Cie e "servi" nel campo del lavoro, come spiega un nuovo libro di Rovelli, è il canto del corpo clandestino.

"Girotondo" ("Guarda quanto è fonda la notte / non ci sono che lupi oramai / tu da solo ti farai giustizia / anche se luce non ne vedrai. / Guarda quel fuoco che si alza davanti / brucia ogni cosa che voce non ha / guarda le fiamme che s'alzan d'intorno / in ogni campo un nemico ci sta") è il corpo inarreso e parla dei fuochi dei pogrom ai campi rom. "Sbandati" parla del corpo in esodo, la condizione delle guerriglia partigiana, ma allo steso tempo una condizione generale. "Il dio dei denari" è il corpo ridotto a ingranaggio della macchina produttiva. Le morti sul lavoro, viste dalla parte della donna che resta. "Il tempo che c'è" è il corpo visionario, l'utopia sulla pelle ("Lentamente / lentamente / come gocce di terra / lentamente / come sangue / di serpente / scorre piano dentro me / lentamente").

"Al vino" è il corpo ebbro, estatico ("Ci sono bottiglie che conservo e non bevo nella mia cantina / ci sono bottiglie vuote da molto prima / ci sono bottiglie che avranno sempre vino da dare / vino dei liberi / Vino rubino color tulipano / apri alla gola il bicchiere di sangue / che oggi oltre la coppa di vino / altro intimo amico con c'è"). Il "Lamento" è l'inno al corpo sacrificale, "Me culpa" al corpo perduto di Bardamu, "L'odore del mondo" è il corpo che odora di potere, canzone bata da un'idea condivisa con Roberto Saviano. "Indiana" è il corpo in rivolta, il corpo Comune, e il testo è stato scritto con Giovanni Cattabriga, ovvero Wu Ming 2 (con un intervento sonoro di Daniele Sepe). "Del bosco", infine, è il corpo che respira: "Giravo nel bosco di Monte Morello, col verso del corvo che gracchia, mi fermo, rispondo a quel verso girando, con un passo in tondo, risuona nel bosco, il corvo risponde al mio passo, ai miei passi, i passi di me che rispondo al suo verso ..."

Un album che è un corpo che respira, ricco di clangori e di stridori, di poesia e amarezza, di amore e negazione. Quasi 73 minuti di musica e parole, molto dense, pregne. Parole incinte che stimolano altri pensieri. E discussioni perché discutere è bello. Anche quando ci si divide. Non è un disco per tutti perché non tutti la pensano così e non tutti sono disposti a passare da Carlo Giuliani ai morti sul lavoro, dal Cpt alla Camorra, dalla morte di Pasolini alle stragi dei rom, dalle guerre partigiane ai nativi americani ed al Mea culpa finale che non risparmia neanche se stessi. "Reclamo la mia inappartenenza / il barbaro richiamo senza terra / l'accoglienza al vento che devasta / e libera presenza / l'occhio rivoltato al poi / il furore placato / il corpo abbandonato al suo deserto. / Reclamo l'odio senza oggetto / l'amore che ne stilla senza colpa / il tormento che abita il silenzio. / Reclamo la parola / la sua notte / la mia riconoscenza". Ed è questa la vera recensione.

Marco Rovelli
"Libertaria"
Corasong - 2009
Sul sito e nei negozi




"La comunarda" live con Daniele Sepe e Davide Giromini

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Ultimo aggiornamento: 01-09-2009
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