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Le BiELLE RECENSIONI
Carlo Fava: "Neve"
Bianca, impalpabile, dolce, un po' fredda
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Carlo Fava (voce); Cesare Picco (pianoforte); Danilo Rossi (viola)

Testi e musiche: Carlo Fava e Gianluca Martinelli
Arrangiamenti: Cesare Picco


Produzione: Carlo Fava
Fotografie: Alberto Callarii


Tracklist

01. Lezioni di tenebre
02. La pratica del salasso
03. Baby
04. Il merlo
05. Naso che cola
06. Terrazza Belvedere
07. Scrivo
08. Ultima


"Neve" risente delle stesse qualità della neve. Romantica, avvolgente, bianca, un po' eterea e irreale, impalpabile, tenera, pura, ma inevitabilmente, un po' fredda. Quando si sceglie di fare un disco con un pianista jazz e una viola classica lo si mette un po' in conto: il disco è sublime quando è intenso, un po' vuoto (nel senso di rarefatto) quando la tensione scende. A Carlo Fava comunque bisogna sempre essere grati per almeno un motivo. Con lui funziona il "paghi-due-prendi-tre". Al costo di un disco hai sempre un disco più uno spettacolo e lo spettacolo offre sempre la chiave di unione e di lettura del disco. Era stato così per "Personaggi criminali", per "L'uomo flessibile" ed è così anche per "Neve".

"Queste canzoni sono dei piccoli risvegli dopo altrettanti piccoli svenimenti - dice Carlo Fava nelle note di presentazione - Sono canzoni che hanno a che fare col sonno, o meglio, con quelli istanti che immediatamente lo precedono e lo seguono. Questo lavoro è forse un tenetivo di avvicinarsi al mistero dell'addormentamento. E' musica scritta nel sonno e per il sonno ... Ci si addormenta e tutto è possibile, tutto è vicino, niente fa male. Nel regno della quiete, del turbamento, della sospensione canzoni d'ombra e di fantasmi. L'abbandono della ragione che assiste alla propria disfatta e che prepara una ragione nuova, una nuova terra da esplorare".

Non è tutto tenebra, non è notte. Anzi, il bianco della neve è il colore maggioritario, anche se di neve poi, in tutto il disco, non se ne parla. Testi decisamente impegnativi e musica non facile per un lavoro che stacca decisamente sugli altri, ponendosi in un altrove ancora da definire. Carlo Fava, dopo un Festival di Sanremo con Noa e relativo premio della critica, non ne ha tratto profitto alcuno, scegliendo invece di sparire per cinque anni e di tornare poi con un lavoro che al pubblico concede pochissimo. Nell'intertempo Carlo si è dedicato alla vita, la propria, affrontando una serie di passaggi non semplici. A cinque anni di distanza da "L'uomo flessibile" ritorna sempre con il fido Gianluca Martinelli a fianco, a proporre otto canzoni che nel breve volgere di mezzora raccontano un mondo. Disco di dirata breve, ma di grande densità.

Si parlava dei testi. Testi che stanno in piedi anche da soli, senza bisogno delle musiche. Già solo leggere il libretto dà qualcosa. Si parte con "Lezioni di temebre", che da un lato sembra venire dalle atmosfere di "Personaggi criminali" e dall'altro ripercorre i ricordi letterari, nei libri letti e amati. Se vogliamo restare nalla metafora dell'addormentamento, le ultime righe a letto prima del sonno, con la luce accesa sul comodino. Letteratura russa soprattutto, ma che spazia da "Praga e Dublino / Roma e Berlino / Russia ed America". E' la canzone più lunga dell'album: 5'01" con un accompagnamento espressionista che bene rende il clima. Ecco, qui il piano di Cesare Picco e la viola di Danilo Rossi sembrano strumenti inevitabili. Un grande inizio, ma il difficile è proseguire.

"La pratica del salasso" è infatti un grande testo, ma non una grande canzone: "trarrò dal mio borsello due carlini / e andrò dal mio barbiere avaro e istruito / alla pratica del salasso di donna e di bambini / e ti farò cavare il tuo sangue arrabbiato". Molto letterario, ma la versione musicale è pesante e l'accompagnamento stucchevole. Si resta stupiti di fronte alle capacità letterarie, al tema scelto, alle parole trovate, ma purtroppo, subito dopo "Lezioni di tenebre" la canzone è pesante, anche perché insiste sulle stesse atmosfere.

Non a caso quando il clima cambia bruscamente come nella successiva "Baby", una trama appena accennata, un'ordito in punta di dita, si respira e il brano risulta uno dei più gradevoli del lotto. Musica gentile in puro Sulutumana style. Potrebbe essere una cover del gruppo di Erba. Se mai qualcuno ne facesse. Tenera storia d'amore: "Baby, cammini sul velluto, mi sa che ho detto ancora qualcosa di sbagliato / baby, cammini sul vellutoi, del resto non conosci un altro tipo di tessuto / ... / Baby, io sono sulle spine, mi sa che non è ancora amore senza fine / perché vedi, il giorno della festa lo passo quasi sempre alla finestra / ... / Quando ci sei, per quel poco che ci sei / il sole impazzisce e smette di piovere / e quello che siamo non ce lo ricordiamo / a noi ci viene soltanto da ridere". Applausi convinti.

E ripetuti per la successiva brevissima "Il merlo": "Il merlo non vola, ma canta la suoneria / del tuo Motorola / di quando sei andata via". Cinquante secondi di canto, ripetuto, dieci versi in totale per raccontare un uomo "in bilico" (che "è una delle prerogative dell'artista" come specifica Fava). Canzone aperta e lieve. Uno svolazzo di alleggerimento che però conquista.

Per completare la panoramica del pezzo centrale del disco, il più riuscito, abbiamo "Il naso che cola", che se come atmosfere ricorda un po' quello della "Palude" dal precedente disco di Fava (che a sua volta ricordava "L'ultima bestia" di Gaber). In questo gioco di rimandi resta che è molto bella "Il naso che cola", come era bella "La palude" e anche il brano di Gaber. La stranezza, non spiegata nelle note introduttive (e nemmeno dal vivo) è che il testo è declinato al femminile: "La natura fa il suo corso, è tutta nel mio sorriso / ma queste scariche di luce, questo buio improvviso / si sento male, mi sento pulita / che strano cielo, che strana è la vita / lingua che batte, occhi di vetro / donna in amore chimico / un angelo mi picchia, il diavolo mi consola / ho la lingua che batte, che batte / e il naso che cola". L'incapacità di vivere e una sofferenzache si fa via via sempre più profonda e disperata: i desideri e l'imperativo di realizzarli a qualsiasi costo. Come le migliori canzoni anche questa è un'opera aperta che si presta a più letture. Ma tutto il testo è un'opera d'arte. Cinque stelle.

Quando si tocca un apice è normale che segua un contraccolpo. "Terrazza Belvedere" infatti non riesce a prendermi nè come testo né come musica: un incontro per ricordare cosa rimane di un lungo amore. Un capitolo minore. Più interessante "Scrivo", autoanalisi della fatica e del privilegio di scrivere. Bella la frase "Scrivo, scrivo, scrivo / che la vita è imperfetta per più di un motivo / scrivo, scrivo, scrivo / che la vita è bellissima per più di un motivo", ma l'impressione di fondo è quella di un pezzo scritto per riempire un vuoto. Più di tecnica che di ispirazione. Peraltro ottima tecnica. RItorna qui qualche accenno al Gaber, stella polare del nostro:

Il finale però è ancora appannaggio di una bella canzone: "Ultima", di nome e di fatto, è dedicata a una donna ai margini di tutto, discreta e tranquilla, capace di incarnare però tutto quello che potremmo pretendere dall'amore. "Ultima ad andarsene, ultima a dire / ultima a vestirsi, ultima a partire / ultima a raccogliere, ultima a parlare / ultima a difendersi, ultima a colpire / ... / se vedete quella donna, vi prego, è roba mia". Una tenera ballata pianistica, dove il piano vola leggero a colorire le assenze di parole, le pause, le incertezze del personaggio. Canzone dotata di grande discrezione che però entra dentro e non ti lascia più. Un altro dei grandi episodi di "Neve":

Album rarefatto e un po' trattenuto per scelta. Album da meditazione, da lasciare scorrere sul far della notte, aspettando il limite tra il sogno e il risveglio. Un libro letto in poltrona, un bicchiere di whisky, una radio che suona musiche lontane sullo sfondo e prendersi tutto il tempo per pensare. "Neve" ti entra dentro dolcemente e progressivamente. Parte col freddo e, paradossalmente, ti scalda. Sfuma dentro note intime e si placa su un accordo di piano. Ben tornato Carlo!

Carlo Fava
"Neve"
Edel -2009
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Ultimo aggiornamento: 15-05-2009
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