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Le BiELLE RECENSIONI
Carmen Consoli: "Elettra"
Tra gli archetipi femminili a caccia di capolavori
di Giorgio Maimone


Ascolti collegati


Carmen Consoli
Eva contro Eva

Susanna Parigi

L'insulto delle parole

Paola Turci
Attraversami il cuore

Rita Botto
Stranizza d'amuri


Mario Venuti
Recidivo


Franco Battiato
Il vuoto

Musicisti:
Carmen Consoli (voce, chitarra, bozouki, basso, glockenspiel); Massimo Roccaforte (chitarra elettrica, acustica, mandolino, bouzouki, cori); Santi Pulvirenti (chitarra elettrica); Puccio Panettieri (batteria); Salvo Farruggio (percussioni); Adriano Muranio (violino, viola); Enrico Luca (sax soprano); Puccio Castrogiovanni (mandaloncello, marranzani e fisarmonica); Fabio Abate (coro);

Ospiti:
Marina Rei (batteria); Franco Battiato (voce e tastiere); Lief Sercy (batteria); Alfio Antico (tamburo): Said Benmenni (voce araba); Enrico Luca (flauto traverso); Orchestra Roma Sinfonietta diretta dal maestro Paolo Buonvino;

Musiche e testi di Carmen Consoli
tranne “Marie ti amiamo” di Carmen Consoli e Franco Battiato, Manlio Sgalambro; Mandaci una cartolina (Consoli/Roccaforte)

Prodotto da Francesco Barbaro
Produzione artistica: Carmen Consoli, Massimo Roccaforte e Gianluca Vaccaro
Assistente alla produzione Salvo Noto
Registrato da Salvo Noto e Gianluca Vaccaro al Due Parole Studio di Catania
Mixato da Gianluca Vaccaro al Quattro Uno Recording Studios di Roma
Masterizzato da Bob Ludwig al Gateway Studios di Portland

Edizioni Musicali:
Universal-BMG Music Publishing- Microclima-Musica e Suoni
tranne“Vernice Fresca”: Universal-BMG Music Publishing

Tracklist

01. Mandaci una cartolina
02. Perturbazione atlantica
03. Non molto lontano da qui
04. Mio zio
05. Sud Est
06. Marie ti amiamo
07. A finestra
08. Col nome giusto
09. Elettra
10. Ventunodieciduemilatrenta


Eccolo qua. Lo stavamo aspettando ed è arrivato. Quasi a fine anno. Quasi come sempre a ottobre. E' l'imperdibile di quest'anno. Il disco da cui sarebbe meglio non prescindere. E lo firma Carmen Consoli che, da qualche anno in qua, ha chiuso delicatamente le porte sul suo passato (musicale) e le ha aperte sul suo passato storico, su quello scrigno di segreti che porta in sé per sensibilità artistica e per provenienza siciliana. Carmen, con "Eva contro Eva" aveva (quasi) firmato il suo "Creuza de ma" e con "Elettra" invece scrive il suo personale "Non al denaro, non all'amore, né al cielo". Sempre giocando in punta di scrittura con gli archetipi femminili: se lì era Eva, qui è Elettra, ma sempre di donne (e di tragedie) si tratta, delineando una sorta di polittico in dieci quadri che è tutto da leggere, tutto da ascoltare, tutto da godere.

Una soddisfazione in più arriva dal notare come, nel giro di pochi giorni, lavori di grosso calibro sono arrivati a compimento da parte delle punte migliori del nostro cantautorato femminile: Carmen Consoli con "Elettra", Paola Turci con "Attraversami il cuore", Susanna Parigi con "L'insulto delle parole". E', a suo modo, questo di Carmen, un disco politico, dove alla politica si può assegnare il suo significato più ampio, quello etico. E' un disco che parla di violenza sui minori da parte di un parente ("Mio zio"), che parla di una puttana ("Elettra"), che parla di mafia e di parrini (preti) che vanno a braccetto ("A finestra") e che parla soprattutto di televisione, buttane ("con la "b" è meno brutto, quasi comico, con la "p" è offensivo") e testosterone ("Mandaci una cartolina").

Perché poi si parte proprio da qui, da questa sorta di "Canzone del padre". Quest'estate a Carmen è mancato il padre, molto amato, chitarrista a sua volta, ironico, divertito e divertente compagno di scorribande sonore. Poteva uscirne un quadro molto commovente, ma di maniera e invece no. Carmen costruisce una canzone di grande classe, dove tutta la vicenda è appena accennata ("Tra tutti i giorni in cui potevi partire / perché hai pensato proprio al lunedì") e per il resto si preferisce dare spazio all'ironia, al gioco, al ricordo affettuoso, ma in piena vita di quest'uomo che andava in spiaggia senza togliersi la camicia bianca, che leggeva la pagina sportiva e che amava giocare al ribasso con le tensioni emotive: "Vuol dire che se muoio vi mando una cartolina". Proprio per questo ne esce una pietra miliare, una canzone che è insieme leggera e pesa, intensa e rarefatta e quando parte il violino nell'ultimo ritornello l'emozione si fa danza di vortici di polvere, ma più che altro l'affetto, la sensazione di intimità, la bellezza di un rapporto famigliare raro e prezioso. E se questo è l'inizio, si dirà, difficile star dietro col resto.

E invece no, Carmen impagina, dopo questa, altre nove storie, sempre restando sul terreno del femminile, sempre partendo dalla Sicilia per allargarsi poi al resto del mondo, sempre parlando di fatti della vita semplici, che diventano poi centrali perché sono fatti esistenziali. L'accompagnamento della band è molto morbido, acustico, ma pensato, energetico, ma mai duro. Una serie di canzoni che tiene d'occhio la musica popolare e anche il rock e non si ferma in nessuna casamatta autorizzata. Da "Eva contro Eva" in poi Carmen ha cambiato modo di scrivere. Le parole hanno assunto una pregnanza che prima non riuscivo a scorgere e le musiche seguono di conseguenza, rinunciando a schemi facili, per arrampicarsi su strade forse più disagevoli, ma molto molto pregiate. E' come se, fino a un certo punto, fosse andato bene il "Corvo bianco" e poi si fosse scoperto, provato e apprezzato il "Chiarandà del merlo". Sempre vini sono, ma una qualche differenza ci passa. Buono il "Corvo", fresco e genuino, vitigni autoctoni come Inzolia, Catarratto e Grecanico. Ma il Chiarandà, che all'Ansonica accosta il vitigno internazionale dello Chardonnay, ha profondità evocativa, complessità e raffinatezza.

E così "Perturbazione atlantica" è una novella verghiana ambientata tra piante e considerazioni metereologiche, tra una signora che deve avere pazienza "le piante non hanno fretta o scadenza" e poi "il meteo informa che quest'anno / primaverà tarderà". Siamo in clima di neorealismo per la successiva "Non molto lontano da qui" che, peraltro, parte citando la canzone precedente, come se fossimo in un concept: "Amore mio non sempre tutto volge per il verso giusto / ma non è soltanto a causa del maltempo, sai". Poi si passa a citare il gioco d'azzardo (il "come quando fuori piove" citato anni fa anche da De Gregori in "Rimmel") e le maschere pirandelliane che la gente indossa "e dimentica da qualche parte / quella del coraggio al momento del rilancio". Curiosamente nel primo video tratto dall'album e ispirato a questa canzone, l'ambientazione è quella di un bordello di inizio secolo scorso: quasi si volesse citate anche "Elettra" e "Mio zio", la canzone che segue.

"Mio zio" denuncia la violenza subita da una giovane da parte dello zio, in morte del medesimo: "Madre non piangere, ingoia e dimentica / le sue mani ingorde tra le mie gambe". E' un brano altamente intriso della politica migliore, quella che rimanda all'etica: "E sento il disprezzo profondo, i loro occhi addosso / ho svelato l'ignobile incesto e non mi hanno creduto". Ma la vendetta si serve fredda: al funerale: "ho messo un rossetto rosso carminio / e sotto il soprabito niente / in onore del mio aguzzino". Un testo che è una lucida lama di coltello e una musica che lo veste come fosse cachemere. Gli episodi maggiori del disco prevedono anche una "Marie ti amiamo", pastiche letterario multietnico, cantato in arabo, francese e italiano e scritto a quattro manicon Franco Battiato. La Marie in questione è un assassina e un eroina e cita, almeno nel nome, una delle figure centrali e più controverse del mondo ebraico-cristiano. Bouzouki, cori e percussioni per creare un mondo. O un ponte tra mondi.

"A finestra" è un guazzo espressionistico siciliano: la vita che si agita in strada, in piazza, vista dall'osservatorio privilegiato della finestra. Quasi un country intriso di sapori popolari, dialetto siciliano sugli altari e un "cunto" fatto di tanti personaggio marginali di questa via crucis. Se "Col nome giusto" cita Modugno ("Se la lontananza è come il vento"), "Elettra" è il brano che dà il titolo all'album, ma, stranamente, è forte come testo e come idea (la puttana pentita e innamorata), meno come canzone. Elegante e raffinata, ma non potente come altri passaggi nel disco. Forse troppo letteraria per essere anche canzone. Impegnativo il finale affidato alla visionaria "Ventunodieciduemilatrenta", canzone onirica e antiborghese, ambientata in un vicino futuro, dove le convenzioni assomigliano ancora alle nostre: "Ambasciatore, che ingrata mansione / la rappresentanza di tale etnia subumana".

Sono comunque 38 minuti di viaggio al bordo della vita. Un'antologia di Spoon River sulle acque del Simeto: ritratti memorabili di persone morte e vive o addirittura a venire che tratteggiano ritratti di fenotipi umani, maschili e femminili. Una situazione dove l'amore, come per Elettra, può essere riscatto o "ansia di prestazione / il colmo per una che fa quel mestiere". Un album, "Elettra", destinato a lasciare un segno profondo in quest'anno che va a declinare, nel nostro cuore che sa ancora cantare e nella poetica di Carmen che si alza verso vette ancora più alte. Imperdibile.

Carmen Consoli
"Elettra"
Universal - 2009
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Ultimo aggiornamento: 29-10-2009
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