
Ascolti collegati
Musicisti:
Carmen
Consoli (voce, chitarra, bozouki, basso, glockenspiel); Massimo
Roccaforte (chitarra elettrica, acustica, mandolino, bouzouki,
cori); Santi Pulvirenti (chitarra elettrica); Puccio Panettieri
(batteria); Salvo Farruggio (percussioni); Adriano Muranio (violino,
viola); Enrico Luca (sax soprano); Puccio Castrogiovanni (mandaloncello,
marranzani e fisarmonica); Fabio Abate (coro);
Ospiti:
Marina Rei (batteria); Franco Battiato (voce e tastiere); Lief
Sercy (batteria); Alfio Antico (tamburo): Said Benmenni (voce
araba); Enrico Luca (flauto traverso); Orchestra Roma Sinfonietta
diretta dal maestro Paolo Buonvino;
Musiche e
testi di Carmen Consoli
tranne “Marie ti amiamo” di Carmen Consoli e Franco
Battiato, Manlio Sgalambro; Mandaci una cartolina (Consoli/Roccaforte)
Prodotto da Francesco Barbaro
Produzione artistica: Carmen Consoli, Massimo Roccaforte e Gianluca
Vaccaro
Assistente alla produzione Salvo Noto
Registrato da Salvo Noto e Gianluca Vaccaro al Due Parole Studio
di Catania
Mixato da Gianluca Vaccaro al Quattro Uno Recording Studios di
Roma
Masterizzato da Bob Ludwig al Gateway Studios di Portland
Edizioni Musicali:
Universal-BMG Music Publishing- Microclima-Musica e Suoni
tranne“Vernice Fresca”: Universal-BMG Music Publishing
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Tracklist
01. Mandaci una cartolina
02. Perturbazione atlantica
03. Non molto lontano da qui
04. Mio zio
05. Sud Est
06. Marie ti amiamo
07. A finestra
08. Col nome giusto
09. Elettra
10. Ventunodieciduemilatrenta
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Eccolo
qua. Lo stavamo aspettando ed è arrivato. Quasi a fine anno.
Quasi come sempre a ottobre. E' l'imperdibile di quest'anno. Il
disco da cui sarebbe meglio non prescindere. E lo firma Carmen Consoli
che, da qualche anno in qua, ha chiuso delicatamente le porte sul
suo passato (musicale) e le ha aperte sul suo passato storico, su
quello scrigno di segreti che porta in sé per sensibilità
artistica e per provenienza siciliana. Carmen, con "Eva contro
Eva" aveva (quasi) firmato il suo "Creuza de ma"
e con "Elettra" invece scrive il suo personale "Non
al denaro, non all'amore, né al cielo". Sempre giocando
in punta di scrittura con gli archetipi femminili: se lì
era Eva, qui è Elettra, ma sempre di donne (e di tragedie)
si tratta, delineando una sorta di polittico in dieci quadri che
è tutto da leggere, tutto da ascoltare, tutto da godere.
Una soddisfazione in più arriva dal notare come, nel giro
di pochi giorni, lavori di grosso calibro sono arrivati a compimento
da parte delle punte migliori del nostro cantautorato femminile:
Carmen Consoli con "Elettra",
Paola Turci con "Attraversami
il cuore", Susanna Parigi con "L'insulto
delle parole". E', a suo modo, questo di Carmen, un disco
politico, dove alla politica si può assegnare il suo significato
più ampio, quello etico. E' un disco che parla di violenza
sui minori da parte di un parente ("Mio zio"),
che parla di una puttana ("Elettra"),
che parla di mafia e di parrini (preti) che vanno a braccetto ("A
finestra") e che parla soprattutto di televisione,
buttane ("con la "b" è meno brutto, quasi
comico, con la "p" è offensivo") e testosterone
("Mandaci una cartolina").
Perché poi si parte proprio da qui, da questa sorta di "Canzone
del padre". Quest'estate a Carmen è mancato il padre,
molto amato, chitarrista a sua volta, ironico, divertito e divertente
compagno di scorribande sonore. Poteva uscirne un quadro molto commovente,
ma di maniera e invece no. Carmen costruisce una canzone di grande
classe, dove tutta la vicenda è appena accennata ("Tra
tutti i giorni in cui potevi partire / perché hai pensato
proprio al lunedì") e per il resto si preferisce
dare spazio all'ironia, al gioco, al ricordo affettuoso, ma in piena
vita di quest'uomo che andava in spiaggia senza togliersi la camicia
bianca, che leggeva la pagina sportiva e che amava giocare al ribasso
con le tensioni emotive: "Vuol dire che se muoio vi mando
una cartolina". Proprio per questo ne esce una pietra
miliare, una canzone che è insieme leggera e pesa, intensa
e rarefatta e quando parte il violino nell'ultimo ritornello l'emozione
si fa danza di vortici di polvere, ma più che altro l'affetto,
la sensazione di intimità, la bellezza di un rapporto famigliare
raro e prezioso. E se questo è l'inizio, si dirà,
difficile star dietro col resto.
E invece no, Carmen impagina, dopo questa, altre nove storie, sempre
restando sul terreno del femminile, sempre partendo dalla Sicilia
per allargarsi poi al resto del mondo, sempre parlando di fatti
della vita semplici, che diventano poi centrali perché sono
fatti esistenziali. L'accompagnamento della band è molto
morbido, acustico, ma pensato, energetico, ma mai duro. Una serie
di canzoni che tiene d'occhio la musica popolare e anche il rock
e non si ferma in nessuna casamatta autorizzata. Da "Eva
contro Eva" in poi Carmen ha cambiato modo di scrivere.
Le parole hanno assunto una pregnanza che prima non riuscivo a scorgere
e le musiche seguono di conseguenza, rinunciando a schemi facili,
per arrampicarsi su strade forse più disagevoli, ma molto
molto pregiate. E' come se, fino a un certo punto, fosse andato
bene il "Corvo bianco" e poi si fosse scoperto, provato
e apprezzato il "Chiarandà del merlo". Sempre vini
sono, ma una qualche differenza ci passa. Buono il "Corvo",
fresco e genuino, vitigni autoctoni come Inzolia, Catarratto e Grecanico.
Ma il Chiarandà, che all'Ansonica accosta il vitigno internazionale
dello Chardonnay, ha profondità evocativa, complessità
e raffinatezza.
E così "Perturbazione atlantica"
è una novella verghiana ambientata tra piante e considerazioni
metereologiche, tra una signora che deve avere pazienza "le
piante non hanno fretta o scadenza" e poi "il meteo informa
che quest'anno / primaverà tarderà". Siamo in
clima di neorealismo per la successiva "Non molto
lontano da qui" che, peraltro, parte citando
la canzone precedente, come se fossimo in un concept: "Amore
mio non sempre tutto volge per il verso giusto / ma non è
soltanto a causa del maltempo, sai". Poi si passa a citare
il gioco d'azzardo (il "come quando fuori piove" citato
anni fa anche da De Gregori in "Rimmel") e le maschere
pirandelliane che la gente indossa "e dimentica da qualche
parte / quella del coraggio al momento del rilancio".
Curiosamente nel primo video tratto dall'album e ispirato a questa
canzone, l'ambientazione è quella di un bordello di inizio
secolo scorso: quasi si volesse citate anche "Elettra"
e "Mio zio", la canzone che
segue.
"Mio zio" denuncia la violenza
subita da una giovane da parte dello zio, in morte del medesimo:
"Madre non piangere, ingoia e dimentica / le sue mani ingorde
tra le mie gambe". E' un brano altamente intriso della politica
migliore, quella che rimanda all'etica: "E sento il disprezzo
profondo, i loro occhi addosso / ho svelato l'ignobile incesto e
non mi hanno creduto". Ma la vendetta si serve fredda: al funerale:
"ho messo un rossetto rosso carminio / e sotto il soprabito
niente / in onore del mio aguzzino". Un testo che è
una lucida lama di coltello e una musica che lo veste come fosse
cachemere. Gli episodi maggiori del disco prevedono anche una "Marie
ti amiamo", pastiche letterario multietnico,
cantato in arabo, francese e italiano e scritto a quattro manicon
Franco Battiato. La Marie in questione è un assassina e un
eroina e cita, almeno nel nome, una delle figure centrali e più
controverse del mondo ebraico-cristiano. Bouzouki, cori e percussioni
per creare un mondo. O un ponte tra mondi.
"A finestra" è un guazzo
espressionistico siciliano: la vita che si agita in strada, in piazza,
vista dall'osservatorio privilegiato della finestra. Quasi un country
intriso di sapori popolari, dialetto siciliano sugli altari e un
"cunto" fatto di tanti personaggio marginali di questa
via crucis. Se "Col nome giusto"
cita Modugno ("Se la lontananza è come il vento"),
"Elettra" è il brano
che dà il titolo all'album, ma, stranamente, è forte
come testo e come idea (la puttana pentita e innamorata), meno come
canzone. Elegante e raffinata, ma non potente come altri passaggi
nel disco. Forse troppo letteraria per essere anche canzone. Impegnativo
il finale affidato alla visionaria "Ventunodieciduemilatrenta",
canzone onirica e antiborghese, ambientata in un vicino futuro,
dove le convenzioni assomigliano ancora alle nostre: "Ambasciatore,
che ingrata mansione / la rappresentanza di tale etnia subumana".
Sono
comunque 38 minuti di viaggio al bordo della vita. Un'antologia
di Spoon River sulle acque del Simeto: ritratti memorabili di
persone morte e vive o addirittura a venire che tratteggiano ritratti
di fenotipi umani, maschili e femminili. Una situazione dove l'amore,
come per Elettra, può essere riscatto o "ansia
di prestazione / il colmo per una che fa quel mestiere".
Un album, "Elettra", destinato a lasciare un segno profondo
in quest'anno che va a declinare, nel nostro cuore che sa ancora
cantare e nella poetica di Carmen che si alza verso vette ancora
più alte. Imperdibile.
Carmen
Consoli
"Elettra"
Universal - 2009
In tutti i negozi di dischi
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