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Tracklist
01 - Mégu Megún
02 - 'A Çimma
03 - Ho visto Nina volare
04 - Se ti tagliassero a pezzetti
05 - Smisurata preghiera
06 - Verranno a chiederti del nostro amore
07 - Amico fragile
08 - La canzone di Marinella
09 - Quello che non ho
10 - Fiume Sand Creek
11 - Il pescatore


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Ascoltando
il disco tratto dal tour di Cristiano De André, mi è
venuto questo pensiero. Ho pensato che se il destino non fosse stato
cinico e baro portandoci via Fabrizio troppo presto, sarebbe potuto
tranquillamente accadere che fosse lui stesso a cantare queste canzoni
con questi nuovi arrangiamenti, magari proprio insieme a Cristiano.
Probabilmente avrebbe fatto un po’ di resistenza, all’inizio,
come era capitato quando la Pfm gli aveva proposto il tour e gli
arrangiamenti che poi sarebbero passati alla storia (“picchiate
troppo forte”, aveva detto all’inizio a Di Ciccio &
C), ma poi avrebbe accettato e si sarebbe divertito a vestire con
nuovi abiti le sue canzoni, a rinverdirle con arrangiamenti più
rock e meno etnici, avrebbe accettato la sfida di mettere ancora
una volta alla prova la vitalità del suo canzoniere, lasciando,
per un giro, spazio all’anima rock di Cristiano.
Ecco, mi
sono immaginato questa cosa, che è come dire che il disco
mi è piaciuto, quindi. Il disco è in effetti una
degna rappresentazione del tour, di quel passaggio “ereditario”
che ha rappresentato. Su
questo ho già detto al tempo del concerto e non mi
dilungo oltre Basti aggiungere che mi pare l’ideale coronamento
di un’operazione impegnativa per Cristiano, finalmente riconciliato
con l’ombra del padre. Un disco importante dunque dal punto
di vista emotivo, con il portato di vissuto che si porta dentro,
ma anche da quello musicale, con un coraggioso esperimento sul
fronte degli arrangiamenti, che almeno in tre quattro casi porta
a risultati eccellenti.
Il disco
contiene undici canzoni, quindi una selezione della scaletta del
concerto. E un dvd con un documentario dal titolo "Filming
around tour", con le immagini del tour, delle prove,
del backstage. E soprattutto i ricordi, gli aneddoti con cui Cristiano
ha inframmezzato il concerto.
Veniamo alle canzoni,
una per una.
"Megu Megùn". Era l’apertura
dei concerti ed è anche l’apertura del disco. Un
po’ un manifesto, per chiarire la direzione generale. Niente
(o ridotta al minimo) strumentazione etnica, vestiti rock/blues
(l’arrangiatore del tour e del disco Luciano Luisi, già
collaboratore di Zucchero e Ligabue). Megu Megùn ne esce
bene, perdendo le spezie orientali che la caratterizzavano e conquistando
un’energia ritmata niente affatto male.
"A çimma". Siamo già
alla vetta del disco (come lo era nel tour). Questa è una
canzone meravigliosa di suo, l’ho sempre amata molto. Ma
qui rinasce come una ballata rock emozionante, coinvolgente. Un
vestito nuovo veramente azzeccato.
"Ho visto Nina volare". Costruita
come un crescendo. L’arrangiamento è identico a quello
che accompagnò Zucchero nella sua versione cantata al Carlo
Felice nel 2000, con il salto di ottava sul finale, uno stacco
emotivo forte ed emozionante. Sempre lo zampino di Luisi?
"Se ti tagliassero a pezzetti".
Una ventata di aria primaverile, una freschezza contagiosa. Un
brano che già brillava per leggerezza, ora diventa quasi
da ballare. Signora libertà, signorina allegria...
"Smisurata preghiera". Praticamente
intatta, con pochissimi ritocchi rispetto all’originale,
cornamusa (in questo caso sintetica) compresa sul finale. Cristiano
la canta con passione e partecipazione, ne conserva intatta l’energia
di invettiva civile, di testamento spirituale. Imprescindibile
per chi voglia capire Fabrizio, un po’ come Amico Fragile.
"Verranno a chiederti del nostro amore".
Minimalista e struggente.
"Amico Fragile". Discorso
simile a quello fatto con Smisurata Preghiera. Qua l’arrangiamento
è quello della Pfm, che Fabrizio si portava dietro da anni
praticamente intatto. La sua canzone più rock, quindi perfettamente
in linea con le sonorità di questo disco senza bisogno
di cambiamenti. In più Cristiano ci mette un impegno vocale
di altissimo livello.
"La canzone di Marinella".
Arriva annunciata da un nuovo intro di chitarra, che poi lascia
spazio a quello di pianoforte inventato dalla Pfm. Nulla di più
rispetto a quella versione, diventata anch’essa un classico.
A mio parere meritatamente. E quindi perché toccarla?
"Quello che non ho". Non da
poco sfidare Fabrizio sulla capacità di raggiungere note
basse (“incredibile”, commentava nel 1984 Angelo Baiguera,
un cantautore triestino che s'esibiva nel tour prima di Fabrizio,
“in questa canzone De André prende alcune note così
basse che non esistono sul pentagramma”). Ma Cristiano ce
la fa. Poi il resto è puro divertimento, una versione elettrica
di un blues buboliano che invita a battere mani e piedi a tempo,
immaginando praterie.
"Fiume Sand Creek". Il coro
di chitarre acustiche che ritmavano l’originale lascia spazio
a una sonorità più elettrica. Ma l’energia
“epica” dell’originale rimane viva.
"Il pescatore". Chiude il
trittico finale energetico del disco. La base è sempre
l’arrangiamento della Pfm, ma “forzato“ fino
quasi a diventare punk. Ecco, forse qua Cristiano avrebbe potuto
percorrere una strada un po’ meno scontata, magari recuperando
l’originale di Fabrizio, quello con lo scarno abito sonoro
e il “fischio” che ormai pochissimi conoscono.
Concludo
con la canzone che non c’è e che mi sarebbe piaciuto
invece che ci fosse. “Oceano”
, che Cristiano in tour faceva solo voce e chitarra, raccontando
l’aneddoto sulla nascita del brano che lo vede protagonista,
“bambino con le mani in tasca”. Quel bambino è
cresciuto, oggi ha un’eredità impegnativa da gestire.
Con questo tour e con questo disco ha dimostrato di saperlo fare
con umiltà e orgoglio insieme.
Cristiano
De André
"De André canta De André"
Mt Blue Records / Universal - 2009
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