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Le BiELLE RECENSIONI
Cristiano De André: "De André canta De André"
Umiltà, orgoglio e rock per un’eredità pesante
di Silvano Rubino


Ascolti collegati


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In direzione ostinata e contraria

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In direzione ostinata e contraria 2

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AaVv
Canti randagi

Crediti:
Cristiano De André: voce, chitarra, bouzouki, violino, pianoforte e tastiere.

Osvaldo Di Dio: chitarre; Davide Pezzin: basso e contrabbasso; Davide De Vito: batteria; Luciano Luisi: piano, tastiere e programmazione.

Produzione artistica Cristiano De André e Luciano Luisi

Arrangiamenti Luciano Luisi

Testi e musiche: Fabrizio De André

Produzione esecutiva:
Filippo Raspanti per MT Opera&Blue's

DVD
"Filming around tour"
Regia:
Daniele Pignatelli
Fotografia:
Daniele Pignatelli
Prodotto da:
Marco Mandelli e Daniele Pignatelli con il contributo di Mortaroli&Friends

Un progetto di Michele Torpedine e Bruno Sconocchia




Tracklist

01 - Mégu Megún
02 - 'A Çimma
03 - Ho visto Nina volare
04 - Se ti tagliassero a pezzetti
05 - Smisurata preghiera
06 - Verranno a chiederti del nostro amore
07 - Amico fragile
08 - La canzone di Marinella
09 - Quello che non ho
10 - Fiume Sand Creek
11 - Il pescatore



Ascoltando il disco tratto dal tour di Cristiano De André, mi è venuto questo pensiero. Ho pensato che se il destino non fosse stato cinico e baro portandoci via Fabrizio troppo presto, sarebbe potuto tranquillamente accadere che fosse lui stesso a cantare queste canzoni con questi nuovi arrangiamenti, magari proprio insieme a Cristiano. Probabilmente avrebbe fatto un po’ di resistenza, all’inizio, come era capitato quando la Pfm gli aveva proposto il tour e gli arrangiamenti che poi sarebbero passati alla storia (“picchiate troppo forte”, aveva detto all’inizio a Di Ciccio & C), ma poi avrebbe accettato e si sarebbe divertito a vestire con nuovi abiti le sue canzoni, a rinverdirle con arrangiamenti più rock e meno etnici, avrebbe accettato la sfida di mettere ancora una volta alla prova la vitalità del suo canzoniere, lasciando, per un giro, spazio all’anima rock di Cristiano.

Ecco, mi sono immaginato questa cosa, che è come dire che il disco mi è piaciuto, quindi. Il disco è in effetti una degna rappresentazione del tour, di quel passaggio “ereditario” che ha rappresentato. Su questo ho già detto al tempo del concerto e non mi dilungo oltre Basti aggiungere che mi pare l’ideale coronamento di un’operazione impegnativa per Cristiano, finalmente riconciliato con l’ombra del padre. Un disco importante dunque dal punto di vista emotivo, con il portato di vissuto che si porta dentro, ma anche da quello musicale, con un coraggioso esperimento sul fronte degli arrangiamenti, che almeno in tre quattro casi porta a risultati eccellenti.

Il disco contiene undici canzoni, quindi una selezione della scaletta del concerto. E un dvd con un documentario dal titolo "Filming around tour", con le immagini del tour, delle prove, del backstage. E soprattutto i ricordi, gli aneddoti con cui Cristiano ha inframmezzato il concerto.

Veniamo alle canzoni, una per una.
"Megu Megùn". Era l’apertura dei concerti ed è anche l’apertura del disco. Un po’ un manifesto, per chiarire la direzione generale. Niente (o ridotta al minimo) strumentazione etnica, vestiti rock/blues (l’arrangiatore del tour e del disco Luciano Luisi, già collaboratore di Zucchero e Ligabue). Megu Megùn ne esce bene, perdendo le spezie orientali che la caratterizzavano e conquistando un’energia ritmata niente affatto male.
"A çimma". Siamo già alla vetta del disco (come lo era nel tour). Questa è una canzone meravigliosa di suo, l’ho sempre amata molto. Ma qui rinasce come una ballata rock emozionante, coinvolgente. Un vestito nuovo veramente azzeccato.
"Ho visto Nina volare". Costruita come un crescendo. L’arrangiamento è identico a quello che accompagnò Zucchero nella sua versione cantata al Carlo Felice nel 2000, con il salto di ottava sul finale, uno stacco emotivo forte ed emozionante. Sempre lo zampino di Luisi?
"Se ti tagliassero a pezzetti". Una ventata di aria primaverile, una freschezza contagiosa. Un brano che già brillava per leggerezza, ora diventa quasi da ballare. Signora libertà, signorina allegria...
"Smisurata preghiera". Praticamente intatta, con pochissimi ritocchi rispetto all’originale, cornamusa (in questo caso sintetica) compresa sul finale. Cristiano la canta con passione e partecipazione, ne conserva intatta l’energia di invettiva civile, di testamento spirituale. Imprescindibile per chi voglia capire Fabrizio, un po’ come Amico Fragile.
"Verranno a chiederti del nostro amore". Minimalista e struggente.
"Amico Fragile". Discorso simile a quello fatto con Smisurata Preghiera. Qua l’arrangiamento è quello della Pfm, che Fabrizio si portava dietro da anni praticamente intatto. La sua canzone più rock, quindi perfettamente in linea con le sonorità di questo disco senza bisogno di cambiamenti. In più Cristiano ci mette un impegno vocale di altissimo livello.
"La canzone di Marinella". Arriva annunciata da un nuovo intro di chitarra, che poi lascia spazio a quello di pianoforte inventato dalla Pfm. Nulla di più rispetto a quella versione, diventata anch’essa un classico. A mio parere meritatamente. E quindi perché toccarla?
"Quello che non ho". Non da poco sfidare Fabrizio sulla capacità di raggiungere note basse (“incredibile”, commentava nel 1984 Angelo Baiguera, un cantautore triestino che s'esibiva nel tour prima di Fabrizio, “in questa canzone De André prende alcune note così basse che non esistono sul pentagramma”). Ma Cristiano ce la fa. Poi il resto è puro divertimento, una versione elettrica di un blues buboliano che invita a battere mani e piedi a tempo, immaginando praterie.
"Fiume Sand Creek". Il coro di chitarre acustiche che ritmavano l’originale lascia spazio a una sonorità più elettrica. Ma l’energia “epica” dell’originale rimane viva.
"Il pescatore". Chiude il trittico finale energetico del disco. La base è sempre l’arrangiamento della Pfm, ma “forzato“ fino quasi a diventare punk. Ecco, forse qua Cristiano avrebbe potuto percorrere una strada un po’ meno scontata, magari recuperando l’originale di Fabrizio, quello con lo scarno abito sonoro e il “fischio” che ormai pochissimi conoscono.

Concludo con la canzone che non c’è e che mi sarebbe piaciuto invece che ci fosse. “Oceano” , che Cristiano in tour faceva solo voce e chitarra, raccontando l’aneddoto sulla nascita del brano che lo vede protagonista, “bambino con le mani in tasca”. Quel bambino è cresciuto, oggi ha un’eredità impegnativa da gestire. Con questo tour e con questo disco ha dimostrato di saperlo fare con umiltà e orgoglio insieme.

Cristiano De André
"De André canta De André"
Mt Blue Records / Universal - 2009
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale

Ultimo aggiornamento: 21-12-2009
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