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Le BiELLE RECENSIONI
Cristiano De André: "De André canta De André"
Facciamoci quattro risate in compagnia musicale
di Giorgio Maimone


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Crediti:
Cristiano De André: voce, chitarra, bouzouki, violino, pianoforte e tastiere.

Osvaldo Di Dio: chitarre; Davide Pezzin: basso e contrabbasso; Davide De Vito: batteria; Luciano Luisi: piano, tastiere e programmazione.

Produzione artistica Cristiano De André e Luciano Luisi

Arrangiamenti Luciano Luisi

Testi e musiche: Fabrizio De André


Tracklist

01 - Megu Megun
02 - 'A cimma
03 - Ho visto Nina volare
04 - Se ti tagliassero a pezzetti
05 - Smisurata preghiera
06 - Verranno a chiederti del nostro amore
07 - Amico fragile
08 - La canzone di Marinella
09 - Quello che non ho
10 - Fiume Sand Creek
11 - Il pescatore



La prima tentazione è fare un raffronto. Non bisogna farlo. La seconda tentazione è cedere al ricordo. Cedere ma con cautela. La terza tentazione è lasciarsi andare alla bellezza delle canzoni. E lasciatevi pure andare! Cristiano De André ripropone le canzoni del padre e chi più di lui ne avrebbe diritto? Quel famoso padre che aveva dichiarato: "cosa lascio ai miei figli? Un centinaio di canzoni?". Un centinaio di canzoni che sono come un conto in banca, che tutti cantano, che tutti conoscono e che tutti amano. Cristiano De André ne fa una versione nuova, senza rincorrere il fantasma del padre. E la magia riesce.

Principio senza fine degno, perché questi stessi brani sono sparsi nei canzonieri dei singoli autori, magari a volte perle isolate, magari tesori dimenticati, altre volte invece stelle di prima grandezza, ma sempre come patrimonio disperso. Ma cosa differenzia ancora questo disco da una semplice collezione di cover? Innanzitutto il fatto che la scelta vuole essere documentaria e filosofica e non si ha mai l'impressione di assistere a un'ammucchiata senza senso di canzoni. In secondo luogo perchè la scelta musicale, che strizza l'occhio allo swing, è omogenea nell'intero album e le differenze originali tra i brani scelti sfumano un po' nel coacervo di uno spettacolo comune. In terzo luogo (e qui non so se si tratti di scelta o di un po' di casualità), le canzoni sono quasi tutte di ambito milanese (togliamo un Petrolini, un Carosone, un Buscaglione e un Nino Taranto) e questo contribuisce a ricreare un clima che, per noi milanesi, c'era e innervava le serate della nostra città negli anni '60, quando c'erano ancora le osterie o posti dove trovarsi a cantare canzoni che non rientravano nei circuiti ufficiali.

Tanti meriti per nascondere che ci si trovi di fronte a un prodotto museale? Neanche per sogno! Il merito principale di questo disco è che è davvero divertente e che, se per chi come me ha già varcato i 50 anni parla della nostalgia della nebbia di una volta, per tutti gli altri può essere ascoltato come un ottimo prodotto di oggi, dove si fa addirittura fatica a selezionare il meglio dal meglio. Giangilberto ha scelto di proporre il disco in due versioni: una di duetti su supporto fisico e un'altra disponibile sul web. Per intenderci, dalla scaletta di fianco, fino al numero 14 sono i brani in duetto presenti su disco e da 15 in poi quelli disponibili solo sul web.

Il parterre du roi delle ospitalità comprende Enrico Bertolino, Raul Cremona, Enzo Iacchetti, Nanni Svampa, Elio e le Storie Tese, Giobbe Covatta, Renato Sarti, Alberto Patrucco, Giovanni Storti, Flavio Oreglio, Lella Costa e tanti altri. Ci sono classici come "L'armando" di Enzo Jannacci o "Tanto pe' Cantà" di Petrolini, rispolverata da Nino Manfredi, "I Borghesi" di Giorgio Gaber e "Ciccio Formaggio" di Nino Taranto, ma ci sono anche scelte meno consuete come "El principe indian" di Angelo Cecchelin (il Petrolini triestinoo "Non spingete scappiamo anche noi" dei Gufi o la dimenticata "Kriminal tango". Le accoppiate aggiungono valore alle canzoni? Nonostante non si sia amanti dei duetti bisogna ammettere che un certo sapore lo aggiungono: segnaliamo Giorgio Centamore in "E' arrivata la bufera" di Renato Rascel o Giobbe Covatta in "Tu vu' fa' l'americano", impegnati in un piacevolissimo controcanto che sottolinea ironicamente i passaggi già comici di loro delle canzoni. Ma anche Max Pisu in "Che notte quella notte" di Fred Buscaglione o la coppia Enrico Bertolino e Flavio Pirini ne "Il palo della banda dell'Ortica" di Walter Valdi.

Meno significativi, ma mai fuori ruolo, Lella Costa in "Tanto pe' cantà", Raul Cremona in "L'Armando", Nanni Svampa in "Nebbia in Valpadana" (chissà perché non ha fatto la canzone dei Gufi?) e i soliti Elio e le Storie Tese che in "Ho visto un re" non trovano di meglio che fare ancora una volta Elio e le Storie Tese, con un notevole effetto sovraesposizione. Bravo Oreglio che canta in "Oh madonnina dei dolori" di Giorgio Gaber, che diventa una sorta di blues del Delta. Con Gaber si misura anche Enzo Iacchetti, che, peraltro, di questi tempi ha dato anche alle stampe un disco intero sulle canzoni di Gaber ("Chiedo scusa al signor G." e speriamo che le scuse siano arrivate a destinazione, perché il perdono risulta difficile). Iacchetti con GianGilberto Monti propone "I Borghesi" in una versione che tutto sommato sta in piedi.

Ma sono sfumature: tutte le versioni di queste vecchie canzoni viaggiano nettamente sopra la sufficienza ed alcune risultato veramente piacevoli, forse anche superiori alle versioni originali: volessi fare una scelta del tutto personale metterei sul trono "E' arrivata la bufera", "Madonnina dei dolori" e "Tu vuo' fa' l'americano"
, ma di una strettissima incollatura su tante altre.

Riepilogando: un disco di cui si sentiva il bisogno, che unisce divertimento e cultura e riporta alla luce uno spezzone abbastanza dimenticato delle nostra canzone d'autore, che potrebbe agevolmente avere un seguito frugando tra i cantautori più recenti (vogliamo ricordare "La genesi" di Francesco Guccini? Ma anche "Ottocento" di De André o "Carlo Martello". O "In fila per tre" o "Dopo il liceo che potevo fare" di Bennato e così via fino a "Ponza" di Silvestri o "L'ombrellone" di Cristicchi). Per ora ci fermiamo qui. Abbiamo 14 ottime canzoni, scelte bene e interpretate meglio, che dimostrano che non sempre c'è "differenza tra idea e azione".

Cristiano De André
"De André canta De André"
Mt Blue Records / Universal - 2009
Nei negozi di dischi

Sul web
Sito ufficiale

Ultimo aggiornamento: 19-12-2009
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