01. Carovane
02. Insensata ora
03. Senti
04. Senza fermarsi mai
05. I quadri di ieri
06. La mia promessa
07. Non c'è più limite
08. Varanasi
09. Paese di finti
10. Storia di un tale
11. Tre angeli
12. La forcella del rabdomante
13. La rosa filosofale
Abituati
a considerare Sergio Cammariere poco più che un pianista
da piano bar, siamo rimasti stupefatti ascoltando questo "Caravane".
In attesa di un clone di Paolo Conte, ci siamo trovati alle prese
con qualcosa che ricordava piuttosto Claudio Rocchi. Sitar, tablas,
tampura e tutte le percussioni etniche di questa e altre parti
di mondo a sostegno di una musica con una solida base jazz e improvvisi
larghi verso frontiere di musica nuova. Spazio alla musica con
addirittura la presenza di due strumentali (e mezzo). E, ascolto
dopo ascolto, la convinzione di avere a che fare con un disco
solido, ben suonato, ben cantato, con buoni testi e ottime idee
in carniere: insomma, uno dei migliori prodotti del 2009.
La sensazione genera è quella di un allargamento della
coscienza e della conoscenza. Sergio Cammariere in questi anni
ha ascoltato molto musica di matrice africana ed etnica in generale,
ne ha capito alcune caratteristiche, soprattutto percussive, ha
innestato questi ritmi sulla base del pianismo jazz che gli è
più consueto ed ha chiesto al suo socio e paroliere Roberto
Kunstler uno sforzo particolare per trovare parole nuove per raccontare
storie che fossero congrue con le nuove atmosfere musicali. Non
tutto è nuovo, intendiamoci: Cammariere non è diventato
di colpo Dollar Brand (o Abdullah Ibrahim che dir si voglia) e
le sue ricerche etniche sono nella fase iniziale, ma i semi sono
stati gettati e l'aria chesi respira è più pura
e più ampia di prima. Siamo usciti dal clima fumoso della
jazz house per guardare orizzonti più ampi.
Anche le parole sembrano tratteggiare scenari di maggiore ampiezza,
forse dettati anche da una ricerca spiriturale che porta verso
nuovi interessi: "Dentro sento il soffio del vento / altre
volte mi osservo / altre volte invece mi interrogo / sulle cose
che di me poi non so" ("La rosa filosofale").
"Quanti cieli limpidi vedrò / e costellazioni su di
noi / questo cielo infinito che brilla per noi / e anche lì
dove vivi risplende per te" ("La mia promessa").
"La tesi di cui qui trasformo in canto / il segno che rimane
e non consola / la mela da cui Eva staccò il morso / e
più mi perdo e più mi riconosco" ("Carovane").
Quasi un sincretismo tra alcune suggestioni buddiste (come suggeriscono
sitar e tampura) e una più lunga tradizione cristiana.
Più in generale il disco risulta scisso in due tra brani
che ricordano da vicino il vecchio Cammariere (anche con i suoi
difetti), come "Senza fermarsi mai"
o "Non c'è più limite"
che sono probabilmente i brani meno interessanti del lotto per
una certa monotonia di fondo nel canto, episodi intermedi come
"Insensata ora", "I
quadri di ieri" o "Senti"
che potrebbero anche stare in un vecchio disco, ma che si staccano
per la cura musicale anche nel dettaglio e infine brani come "Tre
angeli", "Carovane",
"La rosa filosofale", "La
mia promessa" e i due strumentali "Varanasi"
e "La forcella del rabdomante"
che percorrono strade decisamente nuove e intriganti.
Abbiamo lasciato a parte due brani che sono "Paese
di finti" e "Storia di un tale":
la prima è una intemerata a ritmo di swing, dove ce n'è
per tutti: contro questo Paese "di matrimoni e scandali
in tivvù, sepolcri imbiancati, presenzialismo, ipocrisia,
dove è assente la cultura. Sfilate di cervelli vuoti, cataclismi
sulla magistratura, democristiani e leghisti, ma il sesso rimane
tabù, finché la notizia di quel presidente in mutande
fa il giro del mondo ediventa una casa che fa di una hostess qualunque
una diva, una celebrità". Potrebbe ricordare
cose già fatte da Sergio, col sorriso sotto il baffo e
il piano incendiario sotto le dita, come "Cantautore
piccolino", senonché questa volta la
cattiveria o l'insopportazione è maggiore. Certo può
essere una filippica che sfiora il qualunquismo: "di
destra o di sinistra cosa importa / la storia è come un
tunnel senza uscite / ma il palazzo del potere sai che di porte
non ne ha" e forse lo è, ma c'è questa
discrasia tra la rabbia e il ritmo allegro della canzone che ce
la fa apprezzare comunque.
Infine "Storia di un tale",
malinconico ricordo dell'amicizia di due giovani. tra rivoluzioni
mancate e utopie vagamente ecologiche. Tanti anni fa Sergio Cammariere
e Roberto Kunstler iniziarono a camminare insieme ed ecco chi
è quel tale. Tra canzoni d'amore, piccole aperture al sociale
("the war is over", le carovane dei popoli in viaggio),
accenni mistici, sarcasmo acido e un po' di nostalgia si arriva
alla fine di un disco elegante, pensato, meditato e non costruito
per caso ("Ci abbiamo lavorato sopra un anno" ci ha
detto Cammariere, ascoltate
l'intervista).
Nei momenti migliori, quelli più pianistici e più
intensi, Sergio ricorda vagamente Luigi Tenco, per qualche accento,
per la raffinatezza dei toni, per la sensibilità nel porgere.
E alle sue spalle il solito giro di ottimi musicisti, tra cui
va ricordato almeno Fabrizio Bosso alla tromba e flicorno. Oltre
a ospiti come Javier Girotto, Jimmy Villotti e Gianni Ricchizzi
alla vina, sitar e tampura.
Un disco che rivela nuove sfaccettature artistiche per Sergio
Cammariere e possibili nuovi orizzonti per la sua musica e che,
anche suonato a lungo mantiene tutta la sua validità.
Sergio
Cammariere
"Carovane"
Emi - 2009 In tutti i negozi di dischi