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Le BiELLE RECENSIONI
Angelo Branduardi: "Senza spina"
Il fascino di un antico concerto tirato a nuovo
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
Angelo Branduardi (violino, chitarre, fiati); Bruno De Filippi (armonica a bocca, strumenti a plettro, sitar, bouzouki, quatro, mandolino, benzo); Maurizio Fabrizio (chitarre, chitarra ottavino, benzo); Josè de RIbamar "Papete" (percussioni)

Testi: Luisa Zappa Branduardi
Musiche: Angelo Branduardi (tranne "La tempesta", liberamente ispirata a La musica notturna delle strade di Madrid di Luigi Boccherini; "La Canzone di Aengus" di Donovan Leitch e "O sole mio" di Di Capura-Capurro-Mazzucchi)


Produzione: Angelo Branduardi
Progetto grafico: Arturo Bertusi e staff, Chiaroscuro

Concerto tenuto all'Olympia di Parigi nel dicembre 1986 e registrato in presa diretta da Franco Finetti

Tracklist

01. Il denaro dei nani
02. La tempesta
03. Cara, rimani
04. La lune (La luna)
05. Tanti anni fa
06. Gulliver
07. Sous le tilleul (Sotto il tiglio)
08. Il cappello a sonagli
09. La canzone di Aengus, il vagabondo
10. Un aviatore irlandese prevede la sua morte
11. Nel giardino dei salici
12. Innisfree, L’isola sul lago
13. ’Enfant clandestin (Ninna nanna)
14. O sole mio


Angelo Branduardi è sulle scene da troppo tempo per stupire ancora. E infatti anche questa volta non stupisce. Ma piace. Cosa vi aspettate da Branduardi? Morbide atmosfere acustiche, ballate che sanno di medioevo e di musica popolare, menestrellate cantate a fil di voce, splendide musiche e testi che cercano di ricreare un mondo fiabesco indefinito er per farlo si appoggiano al folclore e alla poesia? Bene, tutto questo c'è anche qui, in questo "Senza spina" che è un unplagged sui generis.

La storia di questo disco parte da lontano: nel dicembre 1986, periodo di grande successo anche europeo per il menestrello di Cuggiono, quattro musicisti percorsero in lungo e in larrgo l'Europa con una tournée di grande successo, divertendo e divertenosi molto. I quattro erano: Angelo Branduardi (violino, chitarre, fiati); Bruno De Filippi (armonica a bocca, strumenti a plettro); Maurizio Fabrizio (chitarre); Josè de RIbamar "Papete" (percussioni). Nel loro peregrinare giunsero all'Olympia di Parigi dove Franco Finetti, l'ingegnere del suono che li accompagnava, registrò questo nastro. Uscito ora degli archivi è degno di essere accolto con un applauso.

Applauso che facciamo più caloroso pensando ai tre inediti aggiunti: "Il denaro dei nani" che apre il disco, che sembra una cover dei Luf (ascoltate "Canta e cunta"!) e che parla di come "il denaro dei nani / non vale niente". E se qualcuno pensa ai soldi del nostro presidente del consiglio è in malafede! Gli altri inediti, tutti posti a inizio disco, sono "La tempesta" e "Cara rimani", apparentemente poco distinguibili dai brani successivi, perché volutamente scritti nel segno della continuità.

"La tempesta", come è precisato nelle note sul libretto, deve qualcosa a Boccherini per la musica. "Cara rimani" è una dolce ballata d'amore, di riflessione sul tempo andato. "Cara rimani, ora che il giorno è andato / ci resterà la sera per fare i conti col nostro passato / col tempo che ancora verrà / se le parole portano dolore / viviamo questa vita / giochiamo tutto contro la fortuna / e vediamo chi vincerà". I "nani" è la più divertente, "La tempesta" forse più ambiziosa musicalmente, "Cara rimani" è un piacevole acquerello.

Il resto è tutto concerto, con anche le voci degli altri altri sul palco (a un certo punto si sente chiaramente qualcuno che dice "Questa canzone salirà in classifica!"). Tre dei brani sono cantati in francese (d'altra parte si era a Parigi!) e precisamente "La lune" (la luna), "Sous le Tilleul" (Sotto il tiglio) e "L'enfant clandestin" (Ninna nanna).

"La lune" in particolare viene presentata in una versione estremamente dilatata (7'40"), molto curata e quasi preziosa, però contemporaneamente forse troppo ricca per la scarsa simmetria e la pallida poesia di un brano talmente delicato da ricordare un cristallo. Reagisce molto meglio al trattamento live "Tanti anni fa" che, essendo di tempra più robusta (e contenuta nel minutaggio a 2'49") acquista addirittura più sapori della celebre versione in studio.

Interessante anche la versione live di "Un aviatore irlandese prevede la sua morte" che, assieme a "La canzone di Aengus, il vagabondo", a "Nel giardino dei salici" e a "Innisfree, l'isola sul lago", fa parte del ciclo di canzoni sipirato alle poesie originali di William Butler Yeats, tradotte ed adattate dalla moglie di Angelo, Luisa Zappa. Forse perché poco frequentata ai tempi, la canzone sembra dotata di una carica superiore alle coeve. Oltre a essere sempre magistralmente suonata e interpretata.


Chiude una prescindibile versione di "O sole mio", che peraltro non esagera in nessun senso. E "Senza spina", oltre che alludere all'unplagged, sembra indicare anche la propensione naturale di Angelo a fare dischi che siano più sul versante della rosa che su quello della spina. Dischi piani e vellutati, che non pungono, ma che odorano di buono.

Insomma, Branduardi non c'è bisogno di scoprirlo ora e questo disco dal vivo ce lo restituisce con tutto quello che sapevamo di lui. Certo ogni tanto può indurre al sorriso quest'aria gentile da elfo dei boschi, però, per l'appunto, fa parte di lui e della storia della canzone d'autore italiana. Va tenuto presente tra l'altro che Angelo è uscito ed ha iniziato ad avere successo negli stessi anni "caldi" dei processi politici ai cantautori, quelli dove si salutava solo col pugno chiuso e si cantava di rivoluzione con due accordi due suonati pure male. Angelo è riuscito da sempre a fare altro, dando spazio al suo ricco mondo poetico musicale e donandoci una serie di piccoli gioielli che, come nel caso dei brani di questo disco, sono tutt'altro che consunti dall'uso e dalla patina del tempo.

Angelo Branduardi
"Senza spina"
Lungomare/Emi -2009
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Ultimo aggiornamento: 06-05-2009
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