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Le BiELLE RECENSIONI
Samuele Bersani: "Manifesto abusivo"
Una bella presenza, ma la musica è Ferrarelle
di Moka


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Musicisti:
Andrea Pistilli: chitarra acustica
Angelo Conte: il ragno
Carlo Di Francesco: percussioni
Claudio “chato” Pizzale: sax soprano - flauto
Davide Aru: chitarra
Davide Beatino: basso - cori - chitarra
Ferruccio Spinetti: contrabbasso
Giampiero Grani: pianoforte - piano elettrico - Hammond - chitarre - loop programming
Gino “Pacifico” De Crescenzo: chitarra - cori
Jimmy Villotti: chitarra
Lele Melotti: batteria
Lucio Dalla: cori
Marco Guidolotti: sax baritono
Mario Caporilli: tromba
Matteo Di Francesco: batteria
Mauro Malavasi: tromba solista
Palmiro Dal Brocco: trombone
Paolo Costa: basso
Samuele Bersan|: piano elettrico, cori africani e synth
Tayone: scratches e samples
Tony Pujia: chitarra
Valentino Corvino: primo violino
Vu Orchestra: archi

Testi e musica: Samuele Bersani, tranne "il ragno" di Angelo Conte
Arrangiato e co-prodotto da Bersani e Giampiero Grani

Tracklist

1. Un periodo pieno di sorprese
2. Pesce d'aprile
3. Lato proibito
4. A Bologna
5. Anche Robinson Crusoe
6. Ferragosto
7. Manifesto abusivo
8. Valzer nello spazio
9. Ragno
10. Fuori dal tuo riparo
11. 16:9


Liscio, gasato o Bersani? E non si parla di Pd, (dove il liscio sarebbe Franceschini e il gasato Marino)! Ma di Samuele Bersani, quel giovane signore belloccio e simpatico che, chissà perché, vorrebbero farci credere faccia canzoni d'autore. Quando invece produce Ferrarelle. Né lisce, né gasate: canzoni medie per cantanti medi per palati medi. D'altra parte sarebbe già tutto chiaro quando uno in conferenza stampa di presentazione si lascia andare a dire (cito testuale): "Quando entro in studio io non ho delle canzoni pronte. Le preparo lì, le undici di questo disco più tante altre che verranno utili in futuro. Io non ho fatto questo disco sperando che possa diventare un disco di nicchia. Anzi, mi sta un po' sulle palle questa definizione. Io mi sento un musicista. Poi aggiungo alla musica le cose che ho da raccontare, ma se non c'è una melodia giusta, le parole vengono inghiottite in un buco nero. Io ho lavorato soprattutto sulla musica, cantando in finto inglese. Avrei potuto anche fare uscire il disco in finto inglese".

A questo punto la nostra recensione potrebbe essere finita qua. Bielle crede fortemente che la parole abbinate alla musica sia quello che crea la canzone e in particolare la canzone d'autore. In questo modo Bersani si pone da solo al di fuori dell'ambito. Salvo rettificare poco oltre, quando gli si fa notare che, messa così, le parole tra un brano e l'altro sono del tutto interscambiabili. "No, i testi delle canzoni una volta che li hai scritti non sono intercambiabili. La musica suggerisce, anche l'arrangiamento". Poi però si contraddice ancora: "Quando ho scritto Bologna non avevo in mente un testo. Anzi, quando ho scritto quella musica non pensavo nemmeno di fare una canzone che parlasse di Bologna". Pace. L'importante è avere poche idee, ma confuse.

E allora ci troviamo davanti a questo album, del tutto inoffensivo e quindi al passo con i tempi. Tant'è che è stato subito premiato dalle vendite, con crescita fino al sesto/settimo posto della classifiche. Un album che scorre liscio, uniforme e monocorde, come il cantato di Samuele, per tutta la sua durata. Unica eccezione, unico piccolo sobbalzo è "Ragno" che, guarda caso, è l'unica canzone che non è di Bersani ed è anche l'unica che contiene qualche increspatura, che sia meno Ferrarelle del resto. Il problema con le parole, non volute, è che Bersani ne utilizza poi troppe nelle sue canzoni e l'effetto, anche quando sarebbe possibile ottenerlo, viene sprecato dall'eccedenza di materiale verbale. Se davvero lo scopo è fare il musicista (azzardo un nome? Paolo Conte) la strada è quella di fare un uso molto parco delle parole e lasciar parlare la musica.

La lievitazione naturale dei pezzi fa però sì che l'album, una volta inserito nel lettore, svolga appieno il ruolo di sfondo animato per una vita che delle canzoni, in fondo non abbia bisogno. Effetto filodiffusione, Bersani! (come scriverebbe Andrea Ferrari in un libro dedicato al detective Brandelli). Musiche amalgamate e lisce, scorrevoli e profumate, proposte con educazione e garbo, parole che rotolano con fatica lungo le scale di una metrica improvvisata, senza altra scelta che il verso sciolto, dove per sciolto si intende una cosa come l'Aspirina. "A Bologna è comodo avere poteri speciali / per schivare le armi da taglio e le merde dei cani / Nei parapiglia le facce dei film di Charles Bronson / sembra Marsiglia, soltanto che qui non c’è il porto" ("Bologna"). E forse questa è la canzone che contiene un minimo di denuncia sociale, verso le misure restrittive prese da Cofferati nei confronti della notte bolognese.

Ma c'è di meglio (e c'è di peggio), sempre sotto il profilo dei testi: "La pioggia bagna i freni / e aspetta di arrugginirli bene / poi se ne va e a metà della discesa / nasce un assolo di Miles Davis / Di graffi sugli occhiali / e impronte che falsano la traiettoria ne ho / ma saprò tornare con l’istinto artificiale dei miei Levis" ("Manifesto abusivo"). E vabbé, se lo dice lui che i Levis hanno un istinto artificiale, perché dovremmo turbarci noi? Semmai chi li confeziona... "Potrò rispondere a tutte queste domande / solo se mi farai scudo / e mi difenderai in ta(c)kle con le tue gambe / da tagliole che nel buio scattano, invisibili ad occhio nudo / come tenaglie di un dentista sadico e bevuto / Da un punto di vista umano mi hai rivoluzionato però / fuori dal tuo riparo ho la felicità di un robot" ("Fuori dal tuo riparo"). Misterica prosa! O qualcuno vuole dire che si tratta di poesia?

"Mancava solo un corpo estraneo / nascosto a bordo come Alien / un viscido ominide / venuto per schierarsi dalla tua parte" ("Valzer nello spazio"). "Comincia a ingiallirsi il nero del livido / non è più così tanto nitido / e da oggi il dolore ritorna semplicemente sottocutaneo / Ho cambiato la scheda al telefono / ho lavato nel lago lo spirito / e nel farlo il tuo corpo ha finito per essermi estraneo / È un periodo pieno di sorprese / e non si contano più le offese / che per decenza mi rimangerei / ma ero stanco di sentirmi come / uno straccio sotto ai tuoi piedi / mi sarebbe esploso il cuore prima o poi
Alla parte non mi presto / del povero Cristo / e perchè mai tu l’hai data a me?
". ("Un periodo pieno di sorprese") . E pieno di sorprese anche il testo, privo di senso comune. Ma tanto si sa, era stato scritto in finto inglese e poi tradotto in finto italiano!

Chiudiamola qua con gli esempi, tanto si capisce che le possibili confluenze tra me e il signor Bersani si esauriscono presto. Si dice: "Bersani canta la poesia delle piccole cose". Piccolissime anche, poesia molto meno. Dov'è il lavoro, dov'è la lima, dov'è lo sforzo di trovare un ritmo e un senso per quelle parole? Canzonette gradevoli, da lasciare andare come sottofondo. Lievi, imburrate come le merendine del Mulino bianco, tranquille e assolutamente interne al sistema della musica pop. Lunga vita nelle classifiche, Bersani!

Samuele Bersani
"Manifesto abusivo"
Sony - 2009
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Ultimo aggiornamento: 21-10-2009
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