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Musicisti:
Luca Serio Bertolini (voce, chitarra);
Alessio Berré (violino, banjo, bouzouki, mandolino);
Gianmaria Iori (basso); Andrea Monchiari (Batteria/percussioni);
Matteo Stocchino (fisarmonica, djembè)
Testi e musica: Luca Serio Bertolini
Prodotta da Lucia Serio Bertolini e la Banda
Registrato : Rufus Studio di San Polo d'Enza (Re). Mixato c/o
Sex Blues Studio da
Andrea Fontanesi,
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Tracklist
01. Il serpente
02. Mei fer invidia che pietèe
03. L’uomo di tabarro
04. Male di stagione
05. Angeli amici e menestrelli
06. La solita banda (cantata per il “bargetana)
07. Il forestiero
08. Un solo dio un solo mare
09. Elena
10. Fin quando vorrai
11. Canzone per chi resta
12. Il sulflaki
13. Fiori incantati
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In
questi tempi amari azzeccare in un disco 5/6 buone canzoni è
tutto grasso che cola! Un grasso di quello buono, esente da colesterolo,
da far conoscere e assaggiare in giro. Luca Serio Bertolini ci aveva
già colpito positivamente col suo primo disco un anno fa
("Manca la polvere da sparo"), molto Modena oriented,
tra canzone d'autore e combat folk. In questo secondo lavoro cambia
completamente la banda alle spalle (che peraltro sembra molto affiatata)
tranne Alessio Berré, ma non cambia il succo del lavoro.
Sennonché, quasi per tirare un colpo basso alla fortuna,
Luca ammucchia nel finale tutte le canzoni belle e raggruppa all'inizio
tutte quelle un po' di maniera. Una scaletta bizzarra che al quinto
brano potrebbe far venir voglia di smettere l'ascolto. E sarebbe
un peccato: perché poi arrivano "La solita banda",
"Il forestiero", "Elena", "Fin quando vorrai",
"Un solo dio, un solo mare" e Fiori incantati" che
convincono molto di più.
Certo che si può sempre pensare che sia una questione
personale e che qualcun altro può leggere la scaletta in
modo del tutto diverso. Per la mia lettura però nella seconda
parte del disco (la facciata B?) c'è proprio Luca Serio Bertolini
e nella prima facciata un clone dei Modena che suona con passione
e amore, ma che propone materiale meno personale. Si può
addirittura pensare a una sorta di ritrosia, di pudore: il mio materiale
lo metto dopo, solo per quelli che "vogliono" andarsela
a sentire. O forse la consueta mancanza di produzione a cui le autoproduzioni
costringono. In un disco che peraltro, sarà anche autoprodotto
(l'etichetta è la Luca Serio BertolinI), ma non è
né fatto in casa, né povero musicalmente.
Anzi, a fianco a Luca, va fato un elogio a tutta la banda che è
sempre presente, ora con il violino di Alessio Berré
(ottimo in "Fin quando vorrai"),
ora con la fisarmonica di Matteo Stocchino e sempre con la ritmica
e la chitarra acustica in interventi suggestivi. Già presente,
potente ed espressiva nel disco d'esordio, la voce di Luca diventa
ancora più convincente e sicura, sia negli attimi più
dolci e introspettivi, sia quando il ritmo incalza e accelera.
Partiamo però dalle canzoni iniziali. Così brutte?
Per niente, ma "Il serpente"
è proprio già sentito. Buono il testo, ma il tema
politico non facilita la strada per trovare un modo sicuro per restare
tra le canzoni necessarie. Già meglio la folkloristica (e
in piccola parte dialettale: "Mej fer invidia che
pietè". Ma il cantato fa scopa con quello
del "Serpente"! Troppo simili
e troppo vicine! Però il ritornello in emiliano piace. "L'uomo
di tabarro" ricorre per la terza volta allo stesso
schema di cantato veloce che sfocia in un largo musicale. Un eccesso
di parole, anche ben disposte e cercate che però soffocano
l'ascolto. Altra canzone politica e quindi difficile per definizione.
Meno male che c'è ancora chi ha voglia di farne, ma il terreno
è scivoloso. "Male di stagione"
sembra il quarto capitolo della stessa canzone, in chiave più
cupa (quasi Cesare Basile). Anche qui l'inciso è il momento
migliore del brano.
"Angeli, amici e menestrelli",
il brano che dà il titolo all'album, è un po' il perno
attorno a cui gira la corrente del disco. Il
pezzo è giustamente ambizioso, ma gli manca ancora un niente,
non ben identificabile, che gli dia quel quid che lo renda memorabile.
Però siamo entrati nella fascia più introspettiva,
quella che più attira la mia attenzione in questo che, lo
ripeto, è un buon album. "Inverno di legna e calde
stufe / e un fiume che non si ferma mai / erano pietre quelle che
lanciavo / erano bombe contro i sogni miei / se solo io potessi
non volere / se solo si potesse aspettare / ... / come dire al vento
di non soffiare / e alla neve di non cadere /In giorni come questi
meglio tacere / e che il futuro anneghi in un bicchiere".
Della "Solita Banda" mi piace tutto:
musica sghemba e paesana, testo di affetti e gioie: "Starò
fuori tutta la notte / con gli amici in allegria / e canteremo una
canzone per il tempo andato via / non per noia nè per dolore
o per il vino di Romeo / per ricordare che siamo stati spensierati
anche noi / perché domani ci chiama uguale / e cambieremo
prima o poi". Adesione di pelle. "Il forestiero"
è una bella storia di paese così simile a quelle di
"Pica!" di Davide Van De Sfroos (dove
c'era, per l'appunto un "Furestèe")
che ce la fa amare al primo ascolto. Fascino nella storia di mare
di di "Un solo Dio, un solo mare"
e ancora storie, fotografie, immagini e suggestioni.
"Elena" è un gioiellino
acustico, in punta di chitarra fingerpicking e violino. Delicata
canzone d'amore con brevi pennelate dai colori tenui. Oh, sì
ce ne sono di canzoni così! Ma sono quasi tutte belle, quando
l'ispirazione di tocca la penna, il cuore e la chitarra. Dolcissima.
"E' pioggia sopra un foglio, lacrime di inchiostro / lettere
da mettere nella stanza del risveglio / due o tre giornali / di
nebbie e temporali / un armadio di ricordi e un carillon dei tempi
guasti". "Fin quando vorrai"
è un'altra piccola perla che segue immediatamente "Elena",
cambiando musica, ma non clima sonoro. Siamo in una piccola giga
irlandese gestita con padronanza e maestria. I Modena? Anche qui,
certo, ma quelli migliori! "Tu stai / e rimani per quello
che sei / per quel che resta di un attimo in più / per ogni
notte passata a sedersi in locali deserti / tra la sabbia dei tavoli
/ e le ombre di ignote presenze / che riempivan la sera di parole
/e di gesti caduti dalle braccia di angeli sbronzi":
Più di maniera "Canzone per chi resta",
anche se torna una bella storia di paese. Buffa "Il Suflaki"
(che dovrebbe essere il souvlaki, ossia lo spiedino greco) e che
è un rapido e piacevole strumentale. E per finale ancora
una grande canzone come "Fiori incantati": 5'20"
di pacate riflessioni in chiave blues: "Ogni vita nasce
sola / e cresce col suo buon esempio di cultura / di famiglia, di
politica e natura / e se la notte è per sognare / quale sarà
il sogno migliore / perché gli incubi hanno un volto / ed
è troppo spesso umano". Ti resta un buon sapore,
il senso di una storia che prosegue bene e un autore che è
bene non perdere di vista, perché, assieme alla solita Banda
è in grado di darti canzoni per pensare, riflettere, ricordare,
amare.
Luca
Serio Bertolini
"Angeli , amici e menestrelli"
Bertolini - 2009
Nei negozi di dischi e sul
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