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Le BiELLE RECENSIONI
Maisie: "Balera metropolitana"
Un pranzo di nozze per 24 ore di ascolti
di Giorgio Maimone


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Musicisti:
I Maisie sono: Cinzia La Fauci - voce, tromba Alberto Scotti - elettronica, tastiere, campionamenti Carmen D'onofrio - voce, flauto Serena Tringali - voce Luigi Porto - sintetizzatori, chitarra Michele Alessi - chitarre, theremin Donato Epiro - flauto, chitarre, sintetizzatori

Ospiti:
Amy Denio, Francesco Bosa (polistrumentisti), Andrea Comandini dei Marquez (che ha cantato, scritto dei testi e si è generosamente occupato dei mixaggi), Dario Giovannini degli Aidoru
, Mario Castelnuovo, Andrea "Ance" Lovito, Flavio Giurato, Vittorio De Marin (Gomma Workshop), Vittorio Nistri e Simone Tilli (Deadburger),

Testi: Alberto Scotti, Cinzia La Fauci e altri
Musica: Alberto Scotti e altri

Tracklist

01. Andavo a 100 all'ora 2. Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di ***? 3. Voglia di cosce e di sigarette 4. Balera Metropolitana 5. John Wayne Gacy 6. Maria 7. Quando morì Cristicchi (fu un grande dispiacere) 8. La centrale nucleare 9. Blues finito male 10. Spread your appendages 11. Sabato Suicide 12. Turpe Turpe Marescià 13. L'amore in città 14. Hanno ammazzato un bambino 15. Festival 16. Ballata Tristissima 17. Your Heavily-twined limbs 18. Sette Sataniche Otto Volante 19. 3msc 20. Nostalghia Canaglia 21. Stereo a cassette 22. Ultima discoteca in città

1. Polka di centrosinistra 2. Amore e tabacchi 3. La banana e il parassita 4. Maggici 5. W le aliene! 6. Frate Mitra 7. Io non protesto, io amo 8. Il cielo è spoglio 9. n. 79 - Istituto Marino (Via ortopedico) 10. Si sveglia 11. n. 79 - Istituto Marino (Via ortopedico) versione di Mario Castelnuovo 12. Pelato, sì, ma con la brillantina 13. Il giorno più bello della mia vita 14. Elena 15. Ivana e Gabriella 16. Mogol e Panella 17. Musica della Madonna 18. La licantropia 19. Miaostelle 20. I gatti matti 21. Piante e cadaveri 22. Niente da scoprire





Poche volte mi è successo in maniera così chiara di ascoltare un disco, di non capirci un cazzo, eppure di percepire che sotto c'era qualcosa. Il problema era identificare "che cosa". Il disco di Maisie (che non è il primo e, ne faccio ammenda, ma non conosco gli altri) è opera difficile per quanto possa sembrare svagata. "Balera metropolitana" necessita di almeno 3 o 4 livelli di lettura. E quando si arriva a quello che sembra l'ultimo ci si accorge, con dolore, che ne esistono altri ancora. La prima lettura lascia indifferenti (musica di consumo, reminiscenze dei peggiori anni '90 bizzarrie assortite), la seconda stupisce, la terza interessa, La quarta ... di nuovo indispettisce.

I Maisie nascono a Messina per iniziativa di due ragazzi degli anni '70: Alberto Scotti (1971) e Cinzia Li Fauci (1972) e si formano come gruppo negli anni '90. La prima prova loro porta il titolo ambizioso di "Il cinerama di Grimoin-Sanson”, la prima uscita è del 1998 con "Maisie and the incredible stange choir of Paracuwaii". Nel 2005 la prima uscita in italiano con "Morte a 33 giri". Di tutto quanto sopra non ho mai sentito una nota (colpa mia, insisto). Da allora quattro anni di lavoro per portare alla luce "Balera metropolitana". Tempo speso bene o male? Bene. Ma consideriamo ancora alcuni fatti.

"Balera metropolitana" consta di 44 brani, equamente divisi su due dischi. La divisione non segue una logica, così come l'impaginazione dell'opera. L'ascolto globale impegna circa 148 minuti: se lo moltiplichiamo per la decina di ascolti minimi necessari per farsene un'idea abbiamo un totale di 24 ore (virgola 6). Un tempo comunque eccessivo? No, se vogliamo. La complessità e la stratificazione del lavoro dei Maisie implicano la fatica dell'approccio (fatica relativa poi, perché molti pezzi sono di piacevole ascolto). Ma ...

Chi è il vostro comico preferito? Woody Allen? Aldo, Giovanni e Giacomo? Silvio Berlusconi? Chiunque esso sia vi sfido a sorbirvi 148 minuti consecutivi di battute e uscirne vivi, senza la voglia di scorticare chi vi passa vicino. Ecco "Balera metropolitana" fa un po' quest'effetto. Troppo pieno e di tutto; se il pastone è digeribile (anzi appetitoso) sotto l'aspetto musicale, invece stanca terribilmente sotto l'aspetto testuale. E qui scatta l'irritazione. Perché gli spunti buoni sono a decine per tutto il disco, gli sprazzi di genialità non si fanno mancare e la sensazione che con un po' di passione in meno per Totò e un po' di più per De André si sarebbe potuto fare un grande lavoro: un affresco triste, disperato eppure rutilante di colori della società italiana attuale, ebbra di televisioni, discoteche, cattivo gusto e cattivi pensieri. Ma se dal cattivo pensiero non ci si stacca mai, di colpo da uno Spoon River nostrana, occupata dal popolo della notte, ci troviamo semplicemente in un reality show.

Un esempio? Massì. Prendiamo "L'amore in città". Il testo, su un piacevole motivetto surf-da-spiaggia-anni- '60, recita "Tra le più stronze di certo c'è mia moglie / che senza i soldi perde tutte le voglie / le ho anche preso tre cellulari / ma per far l'amore lei vuole la Ferrari // Mururoa all'europea / tutti quanti noi mariti trasformiamo in un isolotto / qui nel vecchio continente / e leghiamo le nostre mogli / strette strette ai palmizi / e piazziamo una bomba che sia più di megatone". Siamo certi che sia satira o per molte è vita quotidiana? Passiamo ad "Hanno ammazzato un bambino", un bel blues acustico: "Cazzo una zingara ha rubato un bambino / povero piccino ti salviamo noi / su prendete i bastoni e le pietre / non può essere andata lontana". Humor nero? O il pensiero recondito dei militanti della Lega? A scrivere tutti i testi così in quest'epoca si rischia di sembrare dalla parte che (forse?) si voleva criticare. Forse, perché glielo diamo per buono, ma noi che ne sappiamo dei Maisie? Vestissero mai con camicie verdi e celebrassero riti con ampolle di acqua del Simeto ...

D'altra parte nel disco si parla di gente che si ammazza, che ammazza altri, che vuole vedere se "qualcosa di buono esce dal corpo di un dj", che piange la morte di Cristicchi (bel brano, testo triste come una barzelletta del Bagaglino), che fa l'ennesima parodia di Antonacci (ma non l'aveva già fatta Cristicchi?), che parla di Gabriele La Porta (ma ne vale la pena?), di John Zorn mischiato con la Chiquita e con Bugo, di San Pietro con Mogol e Panella, di comunismo e telefilm.

E' come se si volesse riportare il discorso sempre al più basso livello possibile. Come quando per cover si scelgono brano di Mauro Repetto (il biondino inutile degli 883) dal meraviglioso titolo di "Voglia di cosce e di sigarette" e uno di Pippo Franco, il meno riuscito prodotto della scuderia di Nanni Ricordi negli anni '70, con "La licantropia", una pura canzone barzelletta, resa peraltro bene da Cinzia La Fauci.

Ho esaurito tutto le critiche nella parte sopra. Poi c'è tutto quello che resta da salvare. Da "Perché quelle strane gocce sul corpo di ***" a "Maria", da "Turpe turpe Marescià", alla bellissima e desolata "3msc" (la perla del disco), alla "Nostalghia canaglia" che cita apertamente gli Offlaga Disco Pax, chiudendo ricordando Max Collini ("Ora è meglio che la metto, che mi sembro Max") che però non si capisce se è parodica e quanto oppure un omaggio sincero. Io lo leggo come omaggio e me la godo. Mi piace molto anche la prevalentemente strumentale "Stereo a cassette" restando ancora sul primo disco. O, passando al secondo, "Il cielo è spoglio", "Si sveglia", "Gatti matti", "Ivana e Gabriella" (di e con Flavio Giurato) e soprattutto la bellissima "N.79 Istituto Marino", versione di Mario Castelnuovo, ma quasi a pari merito con quella originale) in dialetto siciliano. Mentre la finale "Niente da scoprire" (citazione da "Niente da capire") è forse l'unica canzone senza intenti parodici del doppio disco: "Non c'è niente da scoprire / nella gente, ovunque la conosci / ci parli, la frequenti / Modeste sinfonie di razzismo / temperato da un cattolicesimo raccattato con destrezza / nei cassetti della memoria /..../ Quindi per questo quando esco, il più delle volte, non vado oltre al cortile / perché no c'è niente da scoprire"

Vi ho confuso le idee? Forse. E allora ricapitoliamo: E' un disco geniale. Troppo consapevole di esserlo e abbastanza compiaciuto. Agendo con la scure se ne sarebbe tratto una perla dal nitore assoluto. Così è assemblato col procedimento di un pranzo nuziale. Quarantaquattro portate, ma chi sa mangiarle arriverà alla fine sazio e felice. Evitate le zeppole a fine pranzo e anche l'ammazzacaffè, perché probabilmente l'hanno già ammazzato quei simpaticoni dei Maisie. Gente col cervello in eruzione. Facciamo così: voi non perdetevela questa "Balera metropolitana" e noi ne parleremo ancora.

Maisie
"Balera metropolitana"
Snowdonia - 2009
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Snowdonia

Ultimo aggiornamento: 10-07-2009
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