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Le BiELLE RECENSIONI
Franco Boggero: "Lo so che non c'entra niente"
Il cantautore dai capelli bianchi ... con sfumatura
di Lucia Carenini


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Musicisti:
Franco Boggero (chitarra e voce)
; Marco Spiccio (tastiere); Federico Bagnasco (contrabbasso): Daviano Rotella (batteria)

Testi e musica: Franco Boggero

Tracklist

01. Non farmi dire di più
02. Malpaese
03. Non ti vedo, non ti credo
04. Se qualche volta la dolcezza ci preoccupa
05. Lo so che non c'entra niente
06. L'ha fatto cadere
07. Sfumature
08. L'appartamento
09. Asfalto
10. Banhomme
11. Mario
12. L'aria che butta il treno
13. Linea d'ombra
14. Chimica

Franco Boggero era un po' la mia Araba Fenice. Ne avevo letto, ne avevo sentito parlare: la leggenda narrava che nella vita facesse lo storico d'arte per il ministero dei Beni Culturali (uno che a Sgarbi gli fa barba e capelli, tanto per intenderci, solo che quello è un pavone e il nostro è più il tipo dello studioso serio, ma non divaghiamo). Io sapevo per certo che ruminava sogni e progetti d'altro genere con delle vecchie conoscenze come Marco Spiccio e Augusto Forin, qualcuno mi aveva narrato della loro "Operazione Arcivernice".

Sapevo che c'era insomma. Quello che non sapevo era dove fosse. O meglio, sapevo che con molta probabilità si trovava in quel di Genova, ma lo immaginavo disperso in qualche cripta alla ricerca di capolavori perduti. L'avevo anche lisciato un paio di volte, ad esempio a quel bellissimo festival- festa che era stato "C'era un cartello giallo". Poi, all'improvviso la prova della sua esistenza arriva con una serata alla Maison Musique di Rivoli e con "Lo so che non c'entra niente", il suo primo cd.

Nella sua voce e nella sua cadenza c'è molta Genova così come c'è nelle sue parole, nei suoi modi di dire. Come quando racconta che "C'è un frutto molto buono/che si mangia nel Caribe/e mi pare che gli dicano Guajaba" ecco quel gli dicono mi butta dritto a Genova, così lo seguo e mi perdo. Nel suo lessico ci sono tracce di Paolo Conte, un po' anche in alcune tematiche, ma quello che ne risulta è qualcosa di simile a un discorso confidenziale e continuo, ironico e cesellato da un lavoro di lima accuratissimo fatto sulle parole.

I brani partono dalla descrizione di scene quotidiane (il mercato, un bambino che s'inciampa e cade e il padre impacciato, la ferrovia, un appartamento ristrutturato, il bancomat, un taglio di capelli) infarcite di una lieve malinconia e di riflessioni sui rapporti umani e sulla vita in generale che vengono offerte con acutezza non comune e con non comune lievità e sottile ironia.

La musica è altrettanto attenta ai dettagli.
Il contrabbasso di Federico Bagnasco e il piano di Marco Spiccio costruiscono un'atmosfera che profuma di jazz e di vicoli e non potrebbe esseci niente di meglio per completare quelle canzoni che hanno nei testi - oltre a tutto quello che ho detto finora - delle frasi geniali come "l'asfalto che aspetta l'estate perché vuol fumare" oppure "ti lasci andare e sei finito/la prima volta non lavi i piatti/la volta dopo non apparecchi/poi tri ritrovi con un pacchetto/prosciutto cotto/e te lo mangi nella crta/uguale ai gatti".

Il segreto è nelle sfumature. Come nella canzone omonima, dove una cosa qualunque come l'andare a tagliarsi i capelli da un barbiere al quale si lascia fare, porta a domande esistenziali. Alla fine della seduta non ci si riconosce quasi più, si esce "con le orecchie nel vento" alla ricerca di un'approvazione, di vedersi in una luce diversa. Con la certezza che il nostro, in fondo, sia "un vivere di sfumature".

Franco Boggero
"Lo so che non c'entra niente"
Folkest - 2009
Nei negozi di dischi o sul sito Folkest

Sul web
Sito Folkest

Ultimo aggiornamento: 14-09-2009
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