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Musicisti:
Corde Oblique is
Riccardo Prencipe: Composer, guitarrist, liutist.
Live Band:
Claudia
Sorvillo (vocals)
Edo Notarloberti (violin)
Alessio Sica (drums)
Umberto Lepore (bass)
The lyrics
and melodies are like dresses that Riccardo weaves for the singers
and musicians who worked on this new album:
Edo Notarloberti
(violin) from the bands: Argine, Ashram.
Alessio
Sica (drums) from the band Argine.
Caterina
Pontrandolfo (vocals on 'La quinta ricerca', 'La città
dagli occhi neri', 'Dal castello di Avella')
Floriana
Cangiano (vocals on 'Venti di sale', 'Barrio Gotico')
Claudia
Sorvillo (vocals on 'La gente che resta', 'Flying')
Monica
Pinto (vocals on 'Nostalgica avanguardia') from the band Spaccanapoli.
Geraldine
Le Cocq (vocals on 'Like an ancient black and white movie') from
the french band Mediavolo.
Alessandra
Santovito (vocals on 'Flower bud') from the band Hexperos (ex
Gothica)
Edo
Notarloberti (violin) from the bands: Argine, Ashram.
Luigi
Rubino (piano, keyboards) from the band Ashram.
Franco
Perreca (clarinet)
Alessio
Sica (drums) from the band Argine.
Franco
Paolo Manna (daf, riq, italian tamburin, sea drum, zarb, sheker,
caxixi, bells, cajon, frame drum on all tracks, except 'Barrio
Gotico')
Umberto
Lepore (bass)
Michele
Maione (frame drum, italian tamburin, riq, cajon on 'Barrio Gotico')
Francesco
Forgione (contrabass on 'Flower bud') from the band Hexperos.
|
Per
l'esattezza il nome del gruppo è Riccardo Prencipe's Corde
Oblique. Come dire che il gruppo non c'è, ma c'è il
maestro Riccardo Principe che compone testi e musica e suona ogni
ben di dio di chitarra e liuto. Eppure il risultato è affascinante
e complesso come se il gruppo (che in realtà c'è anche
se figura come "ospiti") esistesse veramente. "The
stones of Naples" è un album molto professionale, di
inquietante bellezza, che soffre solo di un limite: lo stesso che
Riccardo Prencipe cita in calce al suo secondo brano, "Venti
di sale". "Molte volte la cultura può essere una
forte inibizione" (Federico Zeri).
L'unico difetto che posso trovare in questo disco è
infatti un eccesso di erudizione. Tutto spira cultura tra le spire
di quest'album: dagli eleganti bianco e neri delle fotografie del
libretto (in maggior parte di Paolo Liggeri), alla traduzione in
due lingue di tutti i testi (italiano e inglese o viceversa, visto
che alcuni brani sono scritti in inglese dalla stesso Riccardo),
alle citazioni d'autore che aprono ogni singolo brano, fino alla
dedica che le chiude. Dediche non di poco conto, visto che il primo
brano è dedicato a Marcel Proust e il quinto a Roberto De
Simone.
Lo stesso Riccardo Prencipe, oltre che compositore e sommo chitarrista
(vero, diplomato al Conservatorio di Napoli) è storico dell'arte
ed ha tratto il titolo dell'album dall'omonimo libro di Caroline
Bruzelius, storica dell'arte dedita allo studio dell'architettura
medievale a Napoli. Tanta cultura rischia a volte di appesantire
la struttura, ma sono briciole di critica all'interno di un'opera
che invece, brano dopo brano, non finisce di interessare e stupire.
C'è sempre una voce femminile a cantare, ma la voce cambia
sei volte, con Caterina Pontrandolfo che canta tra brani, Floriana
Cangiano e Claudia Sorvillo 2 e Monica Pinto, Geraldine Le Cocq
e Alessandra Santovito uno a testa. L'accompagnamento è ricco,
affidato a violini, clarinetti, percussioni, basso e contrabbasso,
piano, flauto, batteria e la decina di percussioni suonate da Francesco
Paolo Manna (daf, riq, tamburello, sea drum, zarb, shaker, caxixi,
bells, cajon).
C'è Napoli tra i solchi, ma non la Napoli delle cartoline:
le sonorità sono solo vagametne folk-mediterranee. La musica
di Riccardo Prencipe coglie suggestioni e suggerimenti dalla musica
da camera, dal folklore, dalla musica medievale e da esperienze
anche più vicine. Forse è esagerato parlare di contiguità
con le esprienze progressive, però qualcosa degli ultimi
lavori di Jenny Sorrenti, a livello di ispirazione, di spunti e
anche di internazionalità della proposta si potrebbe persino
cogliere, all'interno di un percorso che resta comunque molto personale
e di sicuro più culturale che emotivo.
Tra i brani che più rubano l'attenzione segnaliamo l'iniziale
"La quinta ricerca", dal testo
impegnativo e ficcante: "Ciclopi ridenti / sono due continenti
/ uno marita l'Arte / e l'altro, cieco, sente. // Un uomo alla ricerca
/ di sole sensazioni / forse non sa niente / ma mi ha insegnato
il suono. // Sono le sensazioni / che tengono per mano / la mano
di qualcuno./ Sono le parole / che accompagnano per mano ... / la
Storia". Pregnante anche la "Barrio gotico"
che traccia come un itinerario in musica tra Napoli e Barcellona
dove "due donne in una stanza / l'una si muove, l'altra
si guarda / distratto in un sorriso / )cielo coperto, carta di riso)
/ che prova a raccontare / la biografia con uno sguardo; / questo
canto visivo / è di chi crede, è linfa d'ulivo".
Ancora da segnalare un arrangiamento in versione acustica del brano
"Flying", degli inglesi Anathema
e la finale, prima dello strumentale "Piscina mirabilis",
"La gente che resta". Introdotta
da una frase del pittore Annibale Carracci: "Noi altri depintori
abbiamo da parlare con le mani". Filosofia non di piccolo momento
servita sotto forma di canzone. Non è il primo disco di Riccardo
Prencipe, in questo suo progetto solista di Corde Oblique, ma il
quinto. E' una Napoli in bianco e nero che vi si affaccia, verace
sì, ma non come siamo abituati a prenderla: non un film,
ma una serie di fotografie su lastre d'argento. Materiale ricercato,
da maneggiare con cura, prendendosi il tempo per gustarlo appieno.
E anche se non tutti i riferimenti arrivano sempre a fondo, basta
che ci comportiamo come se "la Storia fosse un naufragio
di intenti / e noi i capitani di questa pia zattera al vento".
("Nostalgica avanguardia")
Corde
oblique
"The stones of Naples"
Prikosnovenie/Audioglobe - 2009
Nei negozi di dischi o sul
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