| Musica,
il sistema tiene |
| Da un indagine della
Iulm risulta che il settore musicale
nel 2008 è andato bene. Ma sul digitale siamo in coda.
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| Il boom di nicchia
del vinile (+300%), cresce la vendita di strumenti musicali
Passando ai segmenti del “grande settore”,
l’editoria musicale, che solo un secolo fa rappresentava
ancora il settore di punta della musica, cresce del
4,8%, ma il suo peso è di soli 16 milioni di
euro, il contributo più basso dell’intera
filiera. Gli strumenti musicali invece vedono una crescita
del 3,4% a 399 milioni e l’elettronica audio di
consumo crolla del 17,7% a 728 milioni. Tra i settori
marginali non vanno trascurati gli 1,6 milioni di euro
prodotti da You Tube per la visione di filmati in streaming.
Le vendite di vinile segnano poi un vero piccolo boom,
crescendo del 300% a 9 milioni di pezzi, che però
rappresentano solo l’1% del mercato. Nella vendita
dei vinili, dopo l’anno orribile del 2006 (3 milioni
di pezzi), siamo tornati sui livelli di inizio millennio.
Continuano a scendere invece le vendite di video musicali,
calate dai 154 milioni di pezzi del 2003 agli attuali
90 milioni di pezzi. In forte crescita il mercato degli
album digitali, partito solo dal 2004 e cresciuto fino
a 113 milioni di pezzi, mentre i singoli digitali hanno
venduto nel 2008 1.494 milioni di pezzi, contro 1.202
dell’anno precedente. Su scala internazionale
la posizione italiana dà invece da pensare: in
un mercato che è comunque calato da 24.807 milioni
di dollari a 23.006 milioni gli Stati Uniti tengono
sempre la leadership, ma il Giappone si sta avvicinando.
I primi 5 mercati vendono globalmente il 75% del totale
mondiale e l’Italia occupa l’ottavo posto.
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24/11 - La crisi colpisce duro, ma il settore della
musica in Italia tutto sommato regge e, nel 2008, si comporta
meglio del Pil. Sono questi i dati che emergono dal Rapporto
2009 sull’economia della musica in Italia, realizzato
dall’università Iulm.
Dalla ricerca emerge che il fatturato complessivo del settore
musicale italiano nel 2008 è stato pari a 3,9 miliardi
di euro (-4% rispetto al 2007). Una flessione lieve - determinata
dalla pesante flessione del comparto dell’elettronica
di consumo – che, considerato uno scenario economico
caratterizzato da un Pil in calo dell’1% (pari a un
calo dei consumi dello 0,9%), testimonia che il sistema
gode di un buono stato di salute generale. “Se escludiamo
la flessione di circa il 18% dell’elettronica di consumo
audio – il sistema musica avrebbe fatto registrare
un modesto -0,1%, comportandosi come un prodotto culturale
e un bene necessario in tempi di crisi”, commenta
Luca Barbarito, professore di Economia alla Iulm e coordinatore
della ricerca. Nel 2008 la discografia ha generato a livello
mondiale un fatturato retail complessivo di 27,8 miliardi
di dollari, in calo del 7% sul 2007, ma in termini di volume
i consumi sono invece saliti del 2,7%.
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L’importanza della musica dal vivo
La ricerca
ha identificato de macro aree di riferimento: il “piccolo
settore”, nel quale rientrano tutto il ciclo dalla produzione
alla distribuzione e fruizione di musica e il “grande
settore” che comprende gli attori più esterni
al comparto, come i produttori e distributori di strumenti,
di musica stampata, chi fa formazione musicale e produce elettronica
di consumo: il “piccolo settore” comprende 6 diverse
modalità di fruizione della musica: musica su supporti
fisici, musica digitale, musica sparsa (divisa a sua volta
tra esercizi dove la musica è attività primaria
come radio, tv discoteche e altri dove non lo è, come
supermarket, locali, bar, scuole di ballo), musica dal vivo,
sincronizzazione (supporto a film, tv, pubblicità).
La musica su supporti fisici mostra, secondo i dati Siae,
un aumento dello 0,5% nel numero di unità vendute (per
un fatturato di 499 milioni di euro), testimoniando un’inversione
di tendenza rispetto all’anno precedente, favorita dalla
riduzione del prezzo dei cd e soprattutto dalle vendite in
edicola. La musica digitale è il segmento che fa registrare
la crescita maggiore, come nelle aspettative (+35% e un fatturato
di 38 milioni di euro), con notevoli margini di miglioramento.
La musica sparsa rappresenta il segmento di maggiori dimensioni
con un fatturato di 1.147 milioni di euro (-1,5%) per gli
esercizi che si basano sulla musica e di 56,6 milioni (+8,2%)
di diritti per gli esercizi che non vivono principalmente
di musica. La musica dal vivo è la seconda tipologia
di consumo per volume di affari (755 milioni di euro), ma
subisce una flessione dell’1,7% dall’anno precedente.
“Ai supporti fisici – dice ancora Barbarito –
ha giovato la riduzione dei prezzi (-3% in media), mentre
il digitale cresce, ma è lontano dall’aver espresso
tutte le sue possibilità. Tra i comparti di fruizione
della musica sono sempre le discoteche (933 milioni) e la
musica dal vivo (755 milioni) le principali forme di fruizione.
La piccola flessione per entrambi i comparti è dovuta
all’aumento del prezzo dei biglietti”.
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Nel rapporto tra fisico e digitale l’Italia
perde ancora posizioni, in quando l’82% delle vendite
sul territorio nazionale sono ancora per il supporto fisico
e solo il 9% per quello digitale contro rispettivamente 63%
e 36% degli Stati Uniti. Su scala internazionale l’Italia
si piazza al quindicesimo posto nel mondo per il valore in
milioni di dollari del proprio mercato digitale, preceduta
anche dall’Indonesia. Altro record negativo per il nostro
Paese è sulla vendite degli strumenti musicali, dove
l’Italia rappresenta solo il 2% del mercato mondiale,
contro il 42% degli Stati Uniti, dove ogni persona spende
20/25 dollari all’anno in strumenti per fare musica
e gli italiani solo 6 dollari a testa. Infine per quanto riguarda
la distinzione tra l’uso in mobilità o fisso
dei siti da cui è possibile comprare musica digitale,
i dati del 2008 mostrano una continua tenenza alla diminuzione
delle quote del mobile, di cui oltre la metà è
costituita da suonerie. L’acquisto da internet è
salito del 41% a 9,02 milioni di euro in Italia, quello da
mobile (telefonia) è sceso del 34% a 5,41 milioni.
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