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Club
Tenco: Seconda giornata |
| Continuano le conferenze stampa:
è il turno di Momo, Max Manfredi,
Vittorio De Scalzi, Alessajndro Mannarino e Vinicio Capossela
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| Recensiti
da Bielle |
| Max Manfredi: "Luna persa" |
Il migliore tra i dischi imperfetti della scorsa stagione. |
| Elisir: "Pere e cioccolato" |
Tra
Parigi e Palermo, tra manouche e canzone d' autore |
| Ginevra Di Marco |
Musica
popolare e una grande interprete al servizio. |
| Enzo Avitabile: "Napoletana" |
Una
nuova pagina nella lunga carriera di Avitabile |
| Capossela: "Da solo" |
Solipsismi
d'autore, tra guizzi, lazzi e malinconie |
| Yo yo Mundi: "Album rosso" |
Un
magnifico album di resistenza umana. |
| Alessandro Mannarino |
C'è
di sicuro la personalità. Da riascoltare. |
| Franco Boggero |
Debutto
a 50 anni. Sfumature tra i capelli bianchi. |
| Vittorio De Scalzi: "Mandilli" |
Un
disco in salsa "Creuza" per l'ex New Trolls.
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| Franco Battiato: "Fleurs" |
Pippone
a mano singola. Ha stancato. |
| Dente:"L'amore non è bello |
Astro
nascente. Promessa? Conferma! |
Club Tenco
2009: il quadro generale
Prima giornata
Prima serata
Prima serata - commento
Seconda serata
Terza serata
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13/11 - Sala gremita, al roof dell'Ariston, per la classica conferenza stampa di mezzogiorno. Ecco una carrellata degli interventi
Momo
,Al secolo Simona Cipolloni, la cantautrice abruzzese attacca spiegando la genesi del suo nome: "da piccola mi chiamavano Momona, poi ho sognato Totò che mi ha detto "D’ora in poi ti chiamerai momo” . Può essere, anche se il look della ragaza sembra proprio la descrizione che Michael Ende fa del personaggio omonimo nel suo romanzo (una strana bambina vestita con una giacca da uomo di un paio di taglie più grandi della sua misura). Sarà dotata degli stessi poteri? Chissà. Momo continua “Ho fatto un film, un bel film, andatelo a vedere, in Italia si fanno anche delle cose giuste”. Aggiunge che non le piace parlare e preferisce cantare. La cosa è evidente, la aspettiamo stasera.
Max Manfredi
Reduce da un viaggio musical-gastronomico in Ecuador arriva Max Manfredi, Targa Tenco al miglior disco. “Ho mangiato moltissimo in Ecuador, poi ho fatto uno splendido concerto con Armando Corsi e Antonella Serà”. Stimolato da una domanda parla di “L’ora del dilettante”: “Ce l’avevo con tutti, con questa ordalia estesa in tutti i campi in un mondo che confonde economia, politica, valori. I media pompano la concezione di società. In certe trasmissioni non si capisce chi è chi e chi è travestito da chi altro. Chi è il comico e chi è il politico. Non ci sarebbe nulla di male se questa non fosse diventata la regola”.
Ginevra di Marco
Arrivain sala trafelata. “Sono rincitrullita dalla nottata di ieri sera, non sono più abituata a questi orari maldestri. Ormai più che una cantante sono una mamma”. Poi parla del disco: “è molto variegato, perché mi sono resa conto - anche facendo Stazioni lunari - che c’era una valanga di musica esistente quasi dimenticata. E ho capito che interpretare, oltre che molto divertente è importante. Ogni canzone è un mondo a sé, una storia; mi si è rivelato uno scrigno pieno di bellezza da prendere, accarezzare, far rivivere. Non è una scrittura vera e proprio, ma in qualche modo sì, perché ogni qualvolta si prende qualcosa di dimenticato e lo si fa rivivere è in po’ come riscriverlo. I canti popolari sono la nostra storia e molti di quei messaggi sono sempre attuali. Poi c’è anche l’interpretazione di canzoni d’autore. Mi piace omaggiare alcuni autori che volenti o nolenti sono legati alla musica popolare. “Io si” di Tenco, ad esempio, ha una costruzione armonica e melodica che procede per incalzi e alzate di tono che la ricollegano a un sirtaki. Un'altra canzone particolare è “Il crac delle banche”, canzone di fine ’800 che è irresistibile. È una canzone allo steso tempo seria e divertente che ritrae la classe politica di ogni luogo e tempo che, come sempre, ruba.
Vittorio De Scalzi
"Ci sono canzoni di cui Fabrizio de André è autore che non sono mai state cantate al Tenco. “Senza orario senza bandiere” non è mai stata proposta. Vittorio de Scalzi stasera colmerà questo gap oltre a presentare alcuni pezzi del suo nuovo lavoro fatto su Mannerini, il poeta di “Tutti morimmo a stento”. “Sapevo che c’erano dei
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testi inediti di Riccardo. Mi sono rivolto alla famiglia, che mi ha accolto con una certa diffidenza, ma mi ha dato un mucchio di fogli. Ci ho lavorato due anni, manon mi usciva una nota. Finalmente trovo un testo bellissimo, lo trasformo in una splendida canzone, ma poi scopro che era l’unico testo scritto dalla moglie. Ho capito che il problema stava nel fatto che la moglie di Mannerini scriveva in metrica, mentre i testi di Riccardo sono ispidi, scarni. Insomma, quello che mi mancava, tra la mia musica e i testi di Mannerini, era un tramite, ossia Fabrizio de Andrè. Fortunatamente ho conosciuto Marco Ongaro, che è venuto da me e in pochi giorni sono nate 10 canzoni. Stasera, inoltre, canterò una canzone scritta da Mannerini subito dopo la morte di Luigi Tenco. Stasera sono qui come Vittorio de Scalzi e non come New Trolls: per me è un momento di soddisfazione personale. Però sono ben accompagnato: con me ci sono Marco Fadda, gli Gnu Quartet e Francesco Bedia.
Mannarino
La partecipazione Mannarino alla trasmissione di Serena Dandini “ha avuto un grande effetto sulla diffusione del mio disco”. Così esordisce il giovane cantautore romano, che continua “Stasera farò un pot pourri, un melting pot, un cous cous. Sono molto emozionato di suonare qui. Non è un onore, è un sogno. Salire sullo stesso palco di Vinicio Capossela.. roba da uscire di testa”. Ma cosa c’è nelle sue canzoni? “Nelle mie canzoni c’è molta Roma ma quella che canto è una Roma un po’ inventata: negli ultimi anni la Roma vera fa po’ più schifo di quella che canto io”. Ma da dove arriva questo Mannerino? “Ho cominciato nei localini con la chitarra, ma facevo canzoni molto tristi che facevano scappare la gente. Così ho cominciato a fare il dj nei locali etnici. Ogni volta erano viaggi nella musica; da Capoverde ai Balcani passando per il Mali. Poi alle 4 del mattino, quando erano tutti ubriachi, quindi più disponibili, tiravo fuori la chitarra e suonavo qualcosa di mio. E forse ascoltando tutta quella musica forse qualcosa ho imparato”.
Vinicio Capossela
“Sono felice di essere su un palco dove c’è una mia leggenda personale: Daniel Melingo. Ciò significa che c’è speranza per tutti. Oggi deve essere la giornata di queli che salgono sul palco dei loro idoli in una specie di gioco di Matrioske. Ma chi sia l'idolo di Melingo non è dato saperlo...
Stasera, per presentare il mio Solo Tour, non sarò proprio solo, ma un po’ “male accompagnato”. Con me ci sarà Gianfranco Grisi. In questo periodo di crisi – che fa rima con Grisi - mi sono rivolto agli strumenti inconsistenti, quelli che non fanno una voce grossa, ma producono un’aura, un pulviscolo sonoro. Il primo è il cristalloarmonium, sostanzialmente un organo fatto di bicchieri. Uno strumento poco diffuso. Pericoloso. Nel '700 era proibito, perchépuò produrre l’ipnosi in sala, infatti ce l’hanno le case discografiche: uno entra un uno stato per cui può firmare qualsiasi
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contratto. Se volete irretire qualcuno, è lo strum che fa per voi. L’altro è il theremin, questa specie di nulla. Chi lo suona, in realtà suona l’aria racchiusa tra due campi magnetici: questo produce un suono spettrale, molto adatto a questo periodo in cui ci avviciniamo al 2012 e all fine del mondo. Sono strumenti apocalittici. L’ultimo è la sega musicale. Ho trovato un grande specialista di seghe musicali: Felice Cantone. Aveva già suonato con me e Comelade in “Bolle di sapone” di Endrigo – a proposito sono felice che queste versioni finiscano nei cd del Tenco, perché altrimenti anch’io penserei di essermele sognate. Tornando alle seghe, qualsiasi sega emette un suono. Suonata con un archetto prende la voce degli spettri dell’inverno. Il pianoforte è il focolare e la sega fa le scintille che si estinguono in un nulla, come le luci della piccola fiammiferaia. Gli chiedono del libro con Cinaski e relativo reading. “Davvero v’interessa? Il passato il danno l’ha già fatto. Oggi può soltanto diventare poesia. Sono poesie e racconti in forma di match di boxe. Siamo due autori: io e Vincenzo Costantino, poeta dai grossi consumi: una serata con lui vi costerà un patrimonio, ma in compenso non c’è il rischio che rimanga incinta. Nel libro, i capitoli hanno la forma dei round e sul palco montiamo un vero ring ‘800, quello con legno e corde. E nel suo futuro? C’è un film di Vinicio è sceneggiatore, autore, protagonista e voce narrante. “Se “Da solo” ha un titolo intimista, in realtà ha comportato il coinvolgimento di molte persone e molti luoghi. Durante una di queste tappe, siamo finiti in Usa per filmare il mighty Wurlitzer, il più grande organo esistente. Il viaggio è finito a Tucson, nello studio dei Calexico, dove andavo per scoprire cosa accadesse davvero nei racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson - libro straordinario, una specie di Spoon river dei vivi. Ecco, non solo durante il viaggio ho scritto “La faccia della terra”, poi registrato con i Calexico, ma tutto il viaggio è stato filmato da una persona con cui condivido l’amore per le lucine di Natale (quelle che adesso vanno da ottobre a febbraio, sarà l’effetto della crisi). Attorno a questo materiale video abbiamo costruito dei racconti e alla fine il tutto è diventato un documentario che sarà pubblicato il prossimo anno da Feltrinelli cinema. A stasera.
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