| OrientOccidente
al via in Toscana |
| Dai Modena alla Piccola
Banda Ikona, da Sparagna a Ovadia
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appassionato
contributo alla battaglia contro ogni razzismo. Con Moni Ovadia
(voce); Ivanta Balteanu (canto); Paolo Rocca (clarinetto);
Massimo Marcer (tromba); Albert Florian Mihai (fisarmonica);
Luca Pagliani (chitarra); Marian Serban (cymbalon); Marin
Tanasache (contrabbasso); Virgil Tanasache (violino); Mauro
Magiaro (suoni). Una produzione Promo Music.
Venerdì 7 agosto, a Bucine, all’Anfiteatro del
Teatro Comunale alle ore 21.30, concluderà questa settimana
eccezionale per le musiche del mondo nel Valdarno il Coro
delle Mondine di Novi. Il canto delle mondariso, le mondine
della valle del Po, è una delle forme musicali popolari
più ricche e antiche. Sono una parte fondamentale della
tradizione del canto operaio e contadino italiano. A quelle
canzoni corali è stato affidato il compito di tramandare
una cultura che nel tempo rischiava di perdersi. Voci di donne,
generazioni diverse che hanno condiviso la stessa esperienza
di lavoro. I “racconti di risaia” che si accompagnano
al canto rappresentano l'esigenza di rinnovare lo stile della
narrazione, di andare in profondità, di mettere a nudo
le esperienze anche individuali. Per Orientoccidente il Coro
delle Mondine di Novi (Modena) si presenta con due ospiti
che rappresentano un ponte di continuità con la ricerca
musicale di oggi : Jessica Lombardi (piva emiliana, flauto)
e Massimiliano Fabianelli, fisarmonicista dei Modena City
Ramblers.
I concerti inizieranno alle ore 21,30 e l'ingresso è
gratuito.
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01/08 - Settimana di fuoco, la prossima per Orientoccidente:
quattro importanti appuntamenti che segnano questa edizione
del festival (in attesa di una parte finale altrettanto
scoppiettante...).
Lunedì 3 agosto, a San Giovanni Valdarno, in piazza
Masaccio alle ore 21.30, sarà di scena l’Orchestra
Multietnica di Arezzo. Un percorso di culture e di tradizioni,
di pace (e di fuga dalla guerra), di nomadismo e di amore
per le proprie radici. Un ensemble aperto, un workshop permanente
che ha fatto dell’O.M.A., diretta da Enrico Fink,
un punto d’incontro per molti musicisti stranieri
residenti nell’area aretina (sono rappresentate almeno
dodici nazionalità diverse) e musicisti italiani.
Musiche tradizionali dei popoli del Mediterraneo che si
incrociano con la tradizione italiana ed europea e inventano
un repertorio contaminato, basato sull’intreccio della
cultura araba ed ebraica, fino all’est Europa, al
Bangladesh, alla taranta pugliese.
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Martedì 4 agosto, a Montevarchi, in piazza Varchi
alle ore 21.30, si presenteranno la Piccola Banda Ikona
e Ambrogio Sparagna.
Un grande omaggio al Mediterraneo, alle sue contraddizioni
e al suo fascino millenario, alle sue tante culture. Una
rilettura della tradizione popolare del centro-sud italiano
con melodie balcaniche, greche, sefardite. Fondata da Stefano
Saletti (già leader dei Novalia), Ikona riunisce
alcuni protagonisti della world music italiana e si caratterizza
per la forza vocale delle due cantanti (una siciliana, l'altra
pugliese). Per Orientoccidente si avvale della presenza
straordinaria di Ambrogio Sparagna, uno dei maggior virtuosi
dell’organetto diatonico, per tre anni maestro concertatore
della Notte della Taranta e direttore dell'Orchestra Popolare
Italiana dell'Auditorium di Roma. Con Stefano Saletti (bouzuki,
oud, chitarre, voce); Barbara Eramo (voce, chitarra); Ramya
(voce); Mario Rivera (basso); Carlo Cossu (violino, voce);
Gabriele Coen (clarinetto, sax, flauti); Leo Cesari (batteria
e percussioni) e Ambrogio Sparagna (organetto).
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Giovedì 6 agosto, a San Giovanni Valdarno, piazza
Masaccio alle ore 21.30, sarà la volta di quello che
si prefigura come l’ “evento” di questa
già straordinaria edizione di Orientoccidente, Moni
Ovadia, celebre attore, musicista, scrittore, proporrà
in esclusiva per la Toscana uno dei suoi spettacoli più
vibranti e d’impegno civile: “Ebrei e Zingari
– Senza Confine”. Gli ebrei e il popolo degli
“uomini” per secoli hanno condiviso lo stesso
destino: un tratto comune ha segnato la loro storia spesso
tragica. Il nomadismo non era vocazione originaria, ma solo
una risposta, di dignità e di indipendenza, alle persecuzioni:
i due popoli chiedevano solo di vivere nella loro identità.
Lo spettacolo è un recital di canti e storie rom, sinti
ed ebraiche che racconta la comune sorte delle genti in esilio.
“La musica e teatro” ha affermato Ovadia nel presentarlo
“sono arti rappresentative e comunicative che possono
e devono scardinare conformismi e convenienze per proclamare
la libertà e la dignità di ogni singolo essere
umano”. La serata del 6 agosto è anche il nostro
piccolo ma
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