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NEWS Giugno 2009
Max
Manfredi si aggiudica il Lunezia
"Luna persa",il
suo ultimo album vince il premio Canzone d'autore 2009
15/06 - "Luna persa", il recente album
di Max Manfredi, ha vinto il Premio Lunezia Canzone d'Autore
2009. "Manfredi – come recita la motivazione
redatta da Paolo Talanca – si muove nel limbo del
detto e del non detto della società, di ciò
che si vede e ciò che cova sotto la cenere, forte
della posizione sciamanica in cui lo pone il ruolo di cantante,
cioè di esecutore di un’arte che sfrutta il
limite, la metà esatta tra il vissuto, il rito e
il teatro. "Luna persa" è esempio magistrale
dell’arte musical-letteraria, che sembra essere non
consumabile nella logica di un 3X2 ma che il Premio Lunezia
si pregia di riconoscere come arte assoluta". Il Premio,
che sarà consegnato il 26 luglio ad Aulla (MS), è
l’ennesima conferma del valore di un disco che sta
conquistando un pubblico sempre più vasto.
Sta intanto per partire il tour estivo. Ecco le date ad
oggi confermate:
18 giugno - Roma, Premio Fabrizio De André
20 giugno - Brasov (Romania), serata di omaggio a Sergio
Endrigo, con l’Orchestra Sinfonica di Brasov
21 giugno - Genova, Palazzo Ducale
23 giugno - Firenze, San Salvi
27 giugno - Genova, Porto antico, concerto di chiusura del
GayPride nazionale 2009
3 luglio - Cervo (IM), 46esima edizione del Festival internazionale
di musica da camera
17 luglio, Savona, Festademocratica
25 luglio - Imperia, Parasio di note
26 luglio - Aulla (MS), Premio Lunezia
8 agosto - Bonassola (SP)
Luna
persa
Un disco a ostacoli di un geniale artigiano E
così questo è il nuovo disco di Max Manfredi. A chi
piaceva (e lo conosceva) piacerà ancora di più. A
chi non piaceva (o non lo conosceva), continuerà a non piacere
(e a non conoscerlo). Perché Luna persa è tutto il
Max che già conosciamo, e qualcosa di più, ma giammai
qualcosa di diverso. Sono 12 canzoni più una bonus track
(una vera chicca, ma ne parleremo dopo) e sembrano le alzate di
una scala. A una canzone verticale corrisponde una orizzontale:
a un brano melodico e ammaliante, segue un brano più ispido
e difficile. Se da un lato si può appoggiare il piede con
tranquillità, dall’altro bisogna alzarlo e l’ostacolo
può anche apparire arduo. Apparire, non essere. Strano, perché
Max è più dell’essere che dell’apparire.
Ne consegue un disco a due facce, che coprono alcune delle prospettive
dell’autore. Potrebbero anche essere una facciata A di brani
morbidi e suadenti e una facciata B di pezzi meno placati. Ma le
perle sono da rintracciare, sparse, su entrambi i lati. Avviso ai
naviganti: capolavoro è una parola molto impegnativa. Anche
nell'ambito di un solo artista. Se ogni nuovo disco è un
capolavoro, cosa si deve dire dei precedenti? "L'intagliatore
dei santi" era dunque una ciofeca? "Live in blu"
non valeva il costo dell'acquisto? Non è di sicuro così.
L'opera di Max Manfredi nel suo complesso merita sempre di essere
ascoltata, perché è un autore che ha sempre qualcosa
da dire e per dirlo sceglie cifre non banali. E riconoscergli questo
credo sia già sufficiente. (segue)