| Sanremo
2009: lo spettacolo c'è
Le canzoni mancano. L'eccezione Arisa |
| Alexia, Marco Carta,
Povia, Renga i possibili vincitori. Oltre a Paolo Bonolis
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21/02 -E ammettiamolo. Non riuscivamo a credere
ai nostri occhi! La serata di giovedì del Festival
è stata spettacolo, grande spettacolo. Uno dopo l'altro
si sono intervallati sul palco dell'Ariston Gino Paoli,
Ornella Vanoni, Roberto Vecchioni, Riccardo Cocciante, Zucchero,
Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia, Burt Bacharach, Mario
Biondi, Lucio Dalla, Lelio Luttazzi, Pino Daniele e altri
che non mi ricordo. Accompagnavano le proposte, quelle che
una volta si sarebbero definite nuove, ma oggi questo aggettivo
è in disuso. E poi, ogni big, ha avuto uno spazio
suo.
Per una volta, una soltanto negli ultimi 20 anni, abbiamo
avuto la sensazione che, volendo, spettacolo con una gara
di canzoni si possa ancora fare. Certo, la strada è
lunga: questo non è che un passo, un piccolo passo
compiuto a fronte del dispendio di non so quanti soldi (ma
non saranno stati pochi), per un'operazione in fondo di
facciata. Ma insomma qualcosa c'era! un festival da vedere
e gustare. Merito anche delle canzoni? Meno. Anche se tra
le proposte c'è stato occasione di ascoltare qualcosa
di non malvagio, con la gaudiosa presenza di Arisa, che,
meno male, ha pure vinto la gara.
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Arisa è un personaggio anomalo: ha presentato una
canzone fuori dal tempo, si è fatta accompagnare
al piano da Lelio Luttazzi (un grande, non uno celebre)
e si è proposta in una mise a metà tra il
fumetto e il favoloso mondo di Amelie e così, tagliata
fuori da qualsiasi nozione di marketing, ha sbancato il
campo. Dietro di lei, tra i personaggi da notare, Simona
Molinari, cantautrice e interprete di un brano che doveva
qualcosa al jazz (accompagnata peraltro da Fabrizio Bosso
alla tromba: e scusate se è poco!) e poco altro.
Ma dove le cose vanno peggio è tra i Big (o gli Artisti,
come piace dire a Bonolis e a De Gregori). Qui di canzoni
belle non ce ne sono. Erano "accettabili" quella
di Tricarico, dei Gemelli diversi, forse
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.quella degli
Afterhours (non indimenticabile). Si salvano Renga e Patty
Pravo, sui loro standard. Il resto è men che mediocre.
Vinceranno o Alexia o Marco Carta. la prima perché
canta, assieme a Mario Lavezzi, una canzone furbetta scritta
da Mogol sull'amore tra un uomo anziano e una ragazzina. Il
secondo perché viene da Amici. Ma anche Povia e Al
Bano sono considerati in gara. Il vincitore vero però
è Bonolis che ha avuto successo sia a livello di Auditel
che di critica. Manca un passo ulteriore (magari ritoccando
un sistema di voto fasullo e inutilmente complicato) per avere
una sorta di Grammy italiani. Non è la nostra musica,
ma ogni tanto può essere buona musica.
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A Sanremo si canta d'autore
Se
voltiamo lo sguardo indietro, intanto che aspettiamo di capire se
Carlo Fava o Simone Cristicchi riusciranno a piazzare la zampata d’autore,
scopriamo, come dice il titolo, che a Sanremo si cantano canzoni d’autore.
E si sono sempre cantate. Secondo l'analisi di Giuseppe Antonelli,
Docente di Linguistica Italiana all’Università degli
Studi di Cassino, le canzoni di Sanremo sarebbero afflitte da “futuribilismo”,
ossia avrebbero tutti i verbi declinati al futuro. In compenso sarebbero
scritte con la ricetta della nonna con i soliti limiti: le “zeppe”
per dare l’impressione di cantare rock (“tu / più
/ blu /dà / ha / città). Sempre a suo dire, in questo
articolo uscito durante il fine settimana che tanto ha fatto parlare
di sé, mancherebbe quest’anno “l’acuto, tanto
per usare un termine musicale, quel pezzo forte che anche le edizioni
dell’ultimo decennio avevano sempre garantito”. Ora ci
si dovrebbe intendere su cosa possa essere un “pezzo forte”
(il professore cita “La terra dei cachi” di Elio, peraltro
dimenticandosene il titolo, grave difetto per un pezzo memorabile!
Peraltro, secondo me, quel pezzo di memorabile aveva pochissimo).
(segue) |