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NEWS Gennaio 2009

Fabrizio De André: la mostra

Il mondo di Fabrizio visto attraverso una lanterna magica
A Palazzo Ducale a Genova, fino al 3 maggio

Sulle note delle canzoni, i personaggi di Fabrizio si animano sugli schermi, "tarocchi virtuali vivi", in un trittico video, che cambiano a seconda della canzone con cui sono messi in relazione. C'è anche una piccola concessione al gioco, con la possibilità, per i visitatori, di costruire il proprio tarocco, agendo su uno schermo a touchscreen. Chiude il percorso la "sala del cinema", con una proiezione non-stop, della durata di 4/5 ore (!), di materiali video di tutta la vita di De André (interviste, apparizioni televisive, concerti) realizzata e curata da Vincenzo Mollica.
Fate due conti. Immaginate di voler vedere tutto quello che c'è in questa mostra. Una giornata non vi basterebbe. E allora, se amate Fabrizio, questa è una mostra per la quale vi consigliamo caldamente di dedicare un po' di tempo. Se ne avete la possibilità, anche di tornarci un paio di volte. La stessa originalità dell'allestimento ne costituisce un po' il limite: se c'è molta gente (e sinora ce n'è sempre stata moltissima), si fa fatica a soffermarsi troppo sulle parti interattive, dovendo giustamente lasciare spazio ad altri. Altro limite: l'audio. Che spesso è troppo basso nei vari punti in cui ci si sofferma, proprio per evitare che si sovrapponga a quello degli altri punti, dato che lo spazio è grande ma non è enorme. Peccato. Forse delle cuffie avrebbero potuto ovviare all'inconveniente.
A questo punto due speranze. Che oltre il catalago cartaceo (in vendita alla mostra, ma poco interessante) esca presto un catalogo video che raccolta almeno una parte dei materiali raccolti nella mostra. L'altra, forse più difficile da realizzare. Che questa mostra possa diventare il nucleo di un museo permanente su Fabrizio De André. A Genova. Un museo che abbia lo stesso spirito della mostra, per niente museale, ma vivo e vitale. Come continuano a esserlo la musica e le parole di Fabrizio De André.

Silvano Rubino


09/01 - C'erano molti modi di allestire una mostra su Fabrizio De André. Il più semplice, quello più comunemente usato in questi casi, sarebbe stato quello di esporre cimeli e memorabilia, chitarre, spartiti, manoscritti, copertine di dischi, fotografie, documenti e abbinarli a una serie di buone didascalie esplicative, a qualche brano musicale diffuso dagli altoparlanti, a qualche intervista video. Sarebbe stato comunque un successo, perché l'ondata emotiva che sempre accompagna tutti gli eventi legati alla figura e all'opera di Fabrizio è sempre così trascinante da garantire la riuscita anche di iniziative non proprio memorabili. Perché è sempre un come ritrovarsi, un ritrovare le ragioni di un legame profondo, di un'ammirazione mai sopita.
Questa sarebbe stata la strada facile. A Genova, però, con la mostra organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con la Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus, se ne è scelta un'altra. Quella di fare della mostra un evento. Artistico, culturale, ma anche affettivo. Curata da Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia, è stata affidata, per il progetto e la realizzazione, alle sapienti mani di Studio Azzurro di Milano, pioniere della videoarte in Italia. Il risultato è entusiasmante. L'opera di Fabrizio, la sua vita, i suoi personaggi, i suoi temi, sono narrati in maniera autenticamente multimediale e interattiva, lasciando ai visitatori la possibilità di scegliere un percorso personalizzato. A ciascuno il suo: chi vuole può passare veloce, raccogliere frammenti di parole e immagini, ascoltare interviste, canzoni, guardare i personaggi delle canzoni animarsi su grandi schermi, curiosare tra manoscritti e appunti. Altrimenti, per chi vuole seguire passo passo il percorso studiato dalla mostra, ci si può passare anche una giornata intera. Nella "sala della musica", per esempio, ci sono alcune scatole contenenti gli Lp originali di Fabrizio.


"Evaporato in una nuvola rossa / in una delle molte feritoie della notte / con un bisogno di attenzione e di amore / troppo "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti"

Il visitatore ne può prendere uno, appoggiarlo su un tavolo ed ecco partire delle vere e proprie monografie video su quel disco, con il racconto di Fabrizio stesso, quello dei collaboratori che di volta in volta si sono avvicendati al fianco di quel grande maestro di bottega che ha saputo essere Fabrizio (cosa buona e giusta mettere nella dovuta luce il ruolo delle persone con cui ha scelto di collaborare, nel corso degli anni). Con in più un flash sul contesto storico e musicale in cui il disco vede la luce curato da Riccardo Bertoncelli. Il tutto moltiplicato per 14 (i dischi in studio più il live con la Pfm, che ha evidentemente una storia tutta da raccontare). E attenzione, i frammenti video non sono "i soliti", gli eterni già visti degli archivi Rai. C'è molto di inedito, ci sono molte chicche. Qualche esempio? Luigi Grechi che racconta di come fu lui a favorire l'incontro tra Fabrizio e Francesco De Gregori, incontro che poi diede vita a Volume VIII. O un frammento audio di Roberto Dané che racconta la fortunosa storia dell'inserimento della "Canzone del Maggio" in Storia di un impiegato. O Ivano Fossati che racconta come in 40 minuti sia nata "Ho visto Nina volare", lui al pianoforte e Fabrizio in cucina a scrivere il testo. O il discografico Lucio Salvini che rievoca tutte le sue perplessità di fronte all'idea di un cantautore che se ne

viene fuori con l'idea di un disco tutto in lingua genovese. Insomma, una storia dell'opera di Fabrizio completa, documentata e rigorosa. Così come lo è la parte biografica, nella "sala della vita", costruita secondo un meccanismo simile. Al posto dei dischi, una serie di lastre fotografiche trasparenti con frammenti di vita di Fabrizio (Genova, la Sardegna, Dori ecc) che i visitatori possono inserire in tre banchi ottici (tipo lanterne magiche) per far partire un breve racconto video legato a quella foto. Una biografia in frammenti. Una grande ricchezza di materiale, quindi. Che da sola però non basterebbe a contribuire al fascino della mostra, che è fatta anche di suggestioni, "meraviglie" tecnologiche che veicolano intatto il fascino del mondo di Fabrizio. La "sala degli schermi" per esempio è fatta di musica, parole e immagini su sei schermi trasparenti, a rappresentare sei punti cardinali della poetica: Genova, le donne, l’anarchia, gli ultimi, la guerra, la morte. Sulle pareti, manoscritti, appunti, libri annotati. La "sala dei tarocchi" è quella in cui la creatività dello Studio azzurro ha trovato più libero sfogo, con risultati di grande suggestione.

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