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Se
il libro di Elliot Tiber pè un romanzo, quello di Mkie
Lang è una cronaca. Una cronaca precisa e dettagliata
dei giorni che hanno preceduto il festival e di quelli che l'hanno
seguito. "Chi si è radunato lungo il perimentro
del palco rimane a bocca aperta di frotne alle performance offerta
da Jimi Hendrix e dal gruppo che lo accompagna. Sono stati in
piedi tutta la notte, forse non dormono da parecchio, come molti
di noi. Jimi ha le unghie sporche, ma indossa una camicia di
pelle bianca con le frange che gli dà un espertto regale.
Fradicio di sudore Jerry Velez, percussionista giovanissimo,
suona freneticamente i tumba. John Sultan, derviscio vestito
color porpora agita le maracas e colpisce le percussioni con
una specie di mazzuolo. Al fianco di Jimi i soldali Jerry Lee
alla seconda chitarra e Billy Cox al basso. Mich Mitchell, fenomenale
batterista degli Experience nons i ferma un attimo".
In questo quadro a suo modo epico, Jimi Hendrix inizia a suonare
"The Star spangled banner",
in una versione ricca di distorsioni e feedback. "Galvanizzati
ed esultati applaudiamo la straordinaria esibizione. Non ho
dubbi: l'inno nazionale non sarà mai più lo stesso.
Jimi è riuscito a cogliere l'insieme di esperienze che
ci fa sentire un tutt'uno e a dargli voce: tutta l'inquietudine
e il disorientamento vissuti da noi giovani americani cresciuti
negli anni Sessanta si riversano fuori dalle torri di altoparlanti".
Inizia così il libro e questo è anche il suo succo.
La musica come linguaggio universale per unire quei 500 mila
giovani e farne la Woodstock nation di cui ancora si parla.
Mike Lang ha avuto una visione ed è riuscito a realizzarla.
Certo non era da solo. Anzi forse l'idea del festival non è
uscita né da lui nè dal suo socio, Art Kornfeld,
entrambi ben visibili nel film, ma dai finanziatori ("giovani
con capitali illimitati"), ossia John Roberts (colui che
alla fine si accollò le perdite) e Joel Rosenman. Lang
e Kornfeld volevano semplicemente aprire uno studio di registrazione
a Woodstock e magari fare incidere un disco a chi abitava nella
zona (Dylan compreso). Come poi sia andata lo sappiamo tutti.
Langa parte a raccontare da lontano. Da ragazzino a New York
(un po' precoce, a undici anni aveva già avuto un rapporto
sessuale, guidato la macchina e a suonare uno strumento, la
batteria. A 14 aveva già preso la patente, sfidato la
morte su una moto e prese le prime droghe. Fatti suoi.), fino
agiovane commesso in un negozio di materiali per la droga a
Miami. Proprio a Miami Lang riuscì a organizzare i primi
festival musicali, fino ad arrivare a una manifestazioni da
25 mila persone con Jimi Hendrix sul palco. Da lì nasce
la prima idea di Woodstock.
Il modo che Lang sceglie per raccontarci il tutto è di
basarsi soprattutto su testimonianze di chi c'era. Quindi le
pagine sono continuamente spezzettate da incisi di decine di
persone o di artisti che raccontano la loro verità e
i loro ricordi sull'accaduto. Le interviste sono quasi tutte
dovute a Holly George-Warren che ha scritto il libro assieme
(o per conto di) Lang.
Particolarmente interessante (perché credo fosse questo
che ci si poteva aspettare da un libro simile, è tutta
la parte dedicata ai contatti con gli artisti, la storia di
chi è stato scelto e per quali motivi, la storia di chi
non è venuto (e per quali motivi), tra cui spiccano la
defezione di John Lennon perché l'Fbi gli aveva tolto
nel periodo il visto per entrare negli Stati Uniti e la rinuncia
a malincuore ai Rolling Stones che avrebbero probabilmente messo
in ombra gli altri partecipanti. Infatti se alcuni dei presenti
(come Creedence, Jefferson Airplane, Gratuful Dead, Blood, sweats
and tears) erano già famosi, molti altri dei partecipanti
a Woodstock famosi non lo erano e devono quasi tutta la loro
carriera al festival. E' il caso di Joe Cocker, di Crosby, Stills,
Nash & Young, degli Sha Na Na, dei Santana e anche degli
Who che, pur famosi in Inghilterra, in America erano abbastanza
agli inizi.
Novità sconvolgenti non ce ne sono. Molte curiosità
sì. E soprattutto la sensazione che il Festival sia andato
bene nonostante tutto, nonostante perfino la mancanza di organizzazione
e di capacità previsiva su tantissime cose (dal cibo,
al blocco stradale, dall'impossibilità di far pagare
i biglietti, alle scalette senza capo né coda). Tutto
è andato bene per il lavoro instancabile dei volontari
e per il pubblico, questa immensa Woodstock Nation che
ha voluto a tutti i costi celebrare tre giorni di pace, amore
e musica, impegnandosi in prima persona perché questo
succedesse. E' successo. E' stato un successo!
Michael
Lang
"Woodstock"
Arcana - 2009
(finito di stampare nel maggio 2009)
236 pagine - € 18,50
Nelle librerie
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