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Sempre,
quando si scrive un libro su un solo disco, il risultato è
decisamente tecnico e riservato agli appassionati assoluti.
In questo caso però il disco di cui si parla è
una pietra miliare come "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club
Band", il gruppo sono i Beatles e chi scrive il libro è
George Martin, a lungo definito "il quinto Beatles",
ossia l'intelligenza che è sempre stata presente nelle
fatiche dei quattro di Liverpool in sala di incisione. George
Martin è di un altra generazione rispetto ai Beatles
(nato nel 1926, 20 anni prima degli "scarafaggi")
e quando i quattro sono apparsi all'orizzonte Martin era produttore
discografico per la Parlophone, attivo soprattutto nel settore
dei dischi di commedie.
"La qualità della registrazione era orribile. Non
solo, ma quei Beatles proponevano tutta una serie di ballate
che sembravano ormai datate anche per quell'epoca: cose tipo
Over the rainbow o Besame Mucho. Subito mi resi conto che il
sound dei Beatles era completamente inadatto a quel genere di
materiale. Cominciai a innervosirmi". Questa la cronaca
del primo provino ai Beatles del 1962 fatta da George. "Non
mi avevano fatta una grande impressione". Però Brian
Epstein insisteva dicendo che sarebbero diventati più
grandi di Elvis e George Martin in fondo di registrare commedie
si era stancato e cercava il suo Cliff Richard personale. "I
Beatles sarebbero mai potuti diventare la mia gallina dalle
uova d'oro? Ne dubitavo. C'era però in loro qualcosa
che non riuscivo a mettere ancora a fuoco, qualcosa di interessante;
e, se non altro, sembravano davvero nuovi": E cos' Martin
decise di provarci. Furono otto anni di successi clamorosi.
Ma sorvoliamo sul resto e arriviamo a "Sgt. Pepper".
La prima sorpresa che si coglie dal lungo racconto di George
Martin è che "è impossibile per me parlare
di Sgt. Pepper senza citare due canzoni curciali che lo delimitano
con precisione: "Strawberry fields forever"
e "All you need is love".
Se "All you need is love" la dice lunga su cosa rappresentassero
i Beatles in termini di popolarità, "Strawberry
fields forevere" ci mostra dove erano arrivati musicalmente".
Il fatto è che nessuna di queste due canzoni è
alla fine presente sul disco! Altra canzone che è "saltata"
dal disco è "Penny Lane"
che con "Strawberry fields forever" è finita
a fare il singolo natalizio per la Emi.
Martin racconta nel dettaglio i singoli tempi di registrazione
dei brani e non si astiene affatto dal farci sapere quali tra
le canzoni dell'album gli siano piaciute e quali no, oltre che
quali siano farina del sacco di Paul e quali di John (ma questo
già si sapeva) e a quante abbiano lavorato insieme (poche).
Al 6 dicembre 1966 quindi, tolte le due canzoni di sopra, l'unico
brano pronto per "Sgt. Pepper" è "When
I'm sixty four" (di Paul McCartney). E qui
iniziano i rimpianti di George che avrebbe preferito, col senno
di poi, dare questa canzone per il singolo e tenersi una delle
altre due (ma suppongo soprattutto "Strawberry fields")
per il long playing. Bella la definizione di Martin per "When
I'm sixty-four": un film dell'orrore. "Se si guarda
bene alle parole di questa canzone si può intuire come,
al di là dell'apparente leggerezza in realtà vogliano
dire come è spaventosa la vecchiaia. banalità,
noia, povertà, routine".
Segue "A day in the life",
il 19 gennaio 1967 (John con Paul): l'idea base era di John,
conteneva riferimento alle droghe, ma si basava, come tutte
le canzoni di John sull'osservazione di cose che John vedeva
da vicino. la lettura di un giornale (in questo caso), un manifesto
nella sua stanza (nel caso di "The benefit
of Mr. Kite") e così via. John, tra
l'altro, secondo Martin era ossessionato dalla sua voce che
non gli piaceva (e la voleva sempre "trattata" in
studio di registrazione) e molto meno dotato musicalmente di
Paul, che aveva un talento particolare per gli arrangiamenti.
Paul sapeva come voleva che fosse la canzone finale. John no.
Arrivava con un demo alla chitarra e tanti sogni. La realtà
gli sembrava sempre meno bella dei suoi sogni.
Nell'ordine seguono "Sgt. Pepper's Lonely Hearts
Club band", la canzone, il 1 febbraio 1967
che è di Paul, "Good morning Good morning"
di John, ispirata alla pubblicità televisiva dei Kellog's,
registrata l'8 febbraio 1967. "Fixing a hole"
di Paul, del 9 febbraio 1967; "Being for the
benefit of Mr. Kite" di John del 17 febbraio.
"Lovely Rita" di Paul del
23 febbraio (canzone che George Martin trova "fastidiosa").
Segue "Lucy in the sky with diamonds"
il 28 febbraio che è di John ma con buona partecipazione
di Paul. "Getting better"
nasce il 9 marzo ed è farina del sacco di Paul e il 15
marzo arrivò "Within you, without you"
di George Harrison, altra canzone che a George Martin non piaceva
per niente e infatti la definisce "un prodotto tipicamente
da solista. Quelle canzoni come "Yesterday" o "She's
leaving home" che contenevano i germi della disgregazione
dei Beatles". "She's leaving home",
appunto, è stata incisa il 17 marzo ed è stata
fatta tutta quanta da Paul quasi da solo, con John che scrive
(e canta) le frasi del coro. Canzone stucchevole, secondo Martin
"sarebbe stato meglio avere un po' più di misura".
"With a little help from my friends"
è una delle ultime canzoni a essere stata registrata,
autori John e Paul che scrissero appositamente per Ringo e siamo
al 30 marzo. Il 20 aprile venne registrata la breve "Reprise"
di Sgt Pepper del pre-finale.
Assoluto piacere poi nel leggere come si è arrivati alla
copertina, la scelta della scaletta definitiva e le considerazioni
a posteriori. Il libro è stato scritto da George Martin
nel 1993, ma tradotto in itlaiano solo lo scorso anno. Indispensabile
per chi ama i Beatles.
George
Martin
"Summer of love"
Coniglio editore - 2008
(finito di stampare nel novembre 2008)
187 pagine - € 14,50
Nelle librerie
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